Stato d’emergenza, in Spagna i giudici costituzionali danno segnali di vita. In Italia dormono!

Stato d’emergenza, in Spagna i giudici costituzionali danno segnali di vita. In Italia dormono!

IL PRESIDENTE DI VOX, LA FORMAZIONE CHE HA PRESENTATO IL RICORSO DI INCOSTITUZIONALITÀ, SANTIAGO ABASCAL, SI È CONGRATULATO SU TWITTER PER LA SENTENZA. “È UN ONORE DIFENDERE IL NOSTRO POPOLO DAGLI ABUSI DEI SOCIALISTI, DEI COMUNISTI E DEI POPOLARI”

Di Angelica La Rosa

La Corte Costituzionale di Spagna ha recentemente dichiarato incostituzionale il decreto con cui è stato concordato il secondo stato di allarme, in vigore dal 9 novembre 2020 al 9 maggio 2021. La sentenza è stata approvata con sei voti contro quattro. Questa è la terza sentenza contro la strategia legale messa in atto dal Governo socialista guidato da Pedro Sanchez, per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Le precedenti si riferivano al primo stato di allarme e allo stop del Congresso all’inizio della pandemia.

L’appello del partito di destra Vox ha ottenuto, così, un’importantissima presa di posizione dei giudici costituzionali spagnoli, mentre quelli italiani, sia sullo stato d’emergenza (che adesso si vorrebbe prolungare oltre il 31 dicembre 2021) e sul cosiddetto Green Pass (il certificato verde da moltissimi ritenuto incostituzionale e liberticida) sembrano ancora dormire…

I giudici costituzionali spagnoli, da parte loro, hanno ritenuto che le misure previste dal decreto suppongono una riduzione ingiustificata del controllo parlamentare del Governo, nonché una delega alle comunità autonome di competenze che non hanno (in particolare per adottare misure di limitazione dei diritti fondamentali senza che le Camere ne abbiano avuto conoscenza preventiva della natura e della durata).

La linea che segue l’ultima sentenza è analoga a quella della precedente pronuncia della Corte Costituzionale sugli strumenti giuridici utilizzati per fronteggiare l’emergenza sanitaria, nel senso di ritenere che il Governo abbia cercato di eludere un effettivo controllo del Parlamento. Nel caso della precedente sentenza, il tribunale costituzionale spagnolo, infatti, aveva ritenuto contraria alla Costituzione iberica la riduzione dell’attività delle Camere nei primi giorni della pandemia, misura che era stata giustificata dalla maggioranza di sinistra al governo come necessaria per cercare di evitare contagi, mentre l’ultima sentenza costituzionale ritiene che il controllo del Parlamento sull’operato dell’Esecutivo “è ancora più necessario in situazioni critiche o difficili, come l’allerta sanitaria”.

Per i giudici costituzionali spagnoli, quindi, il governo ha cercato di eludere l’effettivo controllo del Parlamento. La sentenza ha posto l’accento anche sulla lunga durata del secondo stato di emergenza, in contrasto con l’esigenza di legge che prevede che tali tipi di dichiarazioni non siano prorogate oltre lo stretto necessario.

Il ministro della Giustizia, Pilar Llop, ha assicurato che il governo “rispetta” ma “non condivide” la sentenza della Corte costituzionale con la quale sono state dichiarate incostituzionali alcune disposizioni del decreto del secondo stato di allarme. La portavoce del Partito Popolare al Congresso, Cuca Gamarra, ha invece descritto la sentenza come un “nuovo colpo” per l’Esecutivo, che ha definito “esattore di sentenze della Corte costituzionale durante la lotta alla pandemia”. “È stato dimostrato che abbiamo un Primo Ministro che non ha alcun tipo di imbarazzo nell’adottare misure incostituzionali”, ha affermato Gamarra, che ha annunciato che la sua formazione richiederà la comparsa urgente di Pedro Sánchez al Congresso.

Il presidente di Vox, la formazione che ha presentato il ricorso di incostituzionalità, Santiago Abascal (nella foto), si è congratulato su Twitter per la sentenza. “È un onore difendere il nostro popolo dagli abusi dei socialisti, dei comunisti e dei popolari”, ha detto.

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