Medici e infermieri scrivono una lettera contro la legalizzazione del suicidio assistito


“IL PASSAGGIO DAL PRESERVARE UNA VITA AL TOGLIERLA È ENORME E NON DOVREBBE ESSERE MINIMIZZATO”

Di Angelica La Rosa

Millesettecento medici e infermieri britannici hanno scritto una lettera aperta al Segretario di Stato per la salute e il benessere, Sajid David, esprimendo la loro veemente opposizione al suicidio assistito. Il loro appello è rivolto, in primis, ai parlamentari britannici che presto voteranno su una legge che vuole legalizzerà tale pratica.

“Il passaggio dal preservare una vita al toglierla è enorme e non dovrebbe essere minimizzato”, hanno avvertito i medici. Inoltre hanno notato che le garanzie di accompagnamento al suicidio, utilizzate come contro-argomentazione, potrebbero erodersi di nuovo in pochi anni, come ha dimostrato l’esempio del Canada.

“Il divieto di uccidere è presente in quasi tutte le società civilizzate”, hanno scritto i sanitari. “Si basa sul valore incommensurabile di tutta la vita umana. Qualsiasi cambiamento manderebbe un messaggio chiaro ai nostri pazienti fragili, anziani e disabili sul valore che le società attribuiscono loro”.

“Alcuni pazienti non prenderebbero mai in considerazione l’eutanasia a meno che non venga loro suggerita”, hanno concluso i medici e gli infermieri. Inoltre, come dimostra il caso del Belgio, un suicidio assistito su 60 viene effettuato senza il consenso del paziente, che può essere, per esempio, in coma o confuso.


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