Perché diciamo “SÌ” alla vita e “NO” all’eutanasia: gli amici dei sofferenti combatteranno sempre contro la legalizzazione


ORMAI CHE UN MILIONE E 200MILA FIRME SONO STATE DEPOSITATE IN CASSAZIONE PER CHIEDERE IL REFERENDUM SULLA “EUTANASIA LEGALE”, BISOGNA DARSI DA FARE. ANZITUTTO AVENDO BEN CHIARO CHE QUESTA NUOVA SFIDA NASCE, COME SPIEGA IL BIOETICISTA DON GIAN MARIA COMOLLI NEL SUO ULTIMO LIBRO “EUTANASIA. SE LA CONOSCI LA COMBATTI”, DAL SUICIDIO ASSISTITO DI FABIANO ANTONIONI (DJ FABO), EFFETTUATO IN SVIZZERA CON L’AIUTO DI MARCO CAPPATO IL 27 FEBBRAIO 2017, SUCCESSIVAMENTE LEGALIZZATO CON UNA MOLTO DISCUTIBILE GIURISPRUDENZA ITALIANA CHE HA ASSOLTO “PER NON AVER COMMESSO IL FATTO” L’EX PARLAMENTARE ED ESPONENTE DEI RADICALI ITALIANI

Di Giuseppe Brienza

L’8 ottobre 2021 sono state depositate in Cassazione dal Comitato promotore guidato da Marco Cappato e Filomena Gallo le firme per richiedere il referendum sulla “eutanasia legale”. Il giornalista e bioeticista Don Gian Maria Comolli (qui sotto in una foto con Papa Francesco), ha fatto recentemente uscire un saggio, dal titolo “Eutanasia. Se la conosci la combatti. Dall’ideologia al reale” (Youcanprint, 2021, pp. 110, € 12), i cui proventi saranno devoluti alle Associazioni che operano in difesa del diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale.

L’ha presentato in un video che abbiamo pubblicato sul canale YouTube di inFormazione Cattolica, che invitiamo a divulgare perché utile contributo alla battaglia culturale contro l’introduzione dell’eutanasia in Italia. Qui di seguito pubblichiamo un estratto della sua presentazione.

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Don Gian Maria Comolli

Perché diciamo “SÌ” alla vita e “NO” all’eutanasia

Oggi vi voglio brevemente presentare il mio ultimo libro perché vi sarete tutti accorti che l’eutanasia è diventata purtroppo un tema di attualità. E lo sarà maggiormente nei prossimi mesi perché l’associazione Luca Coscioni ha presentato alla Corte di Cassazione oltre un milione di firme per indire una consultazione popolare, cioè un referendum abrogativo, affinché l’atto eutanasico divenga “legale” anche in Italia. E allora che cosa vi racconto nel mio libro? Vi racconto quello che l’associazione Coscioni e i vari tifosi della morte non vi diranno mai. Vi descrivo il processo attraverso cui tutti noi cittadini, con il trascorrere del tempo, cioè in pochi anni, saremo candidati, anche se ci opponessimo a questa barbara pratica, all’eutanasia.

Avete capito bene, io che ho appena compiuto 60 anni, ma anche tu, che magari ne hai 50, ma pure tu ventenne, trentenne o quarantenne che, per vivere a lungo, sei anche disposto a qualsiasi sacrificio compresa la rinuncia a tante libertà (come avvenuto nel periodo della pandemia), anche tu corri il rischio di essere fatto fuori con la “dolce morte”. Essendo magari divenuto una “zavorra” per la tua famiglia o per chi bada a te e un peso economico ingente per la società.Ricordati bene di una cosa quando la furia eutanasica conquisterà i centri del Potere: la vita di ognuno di noi è a rischio indipendentemente dall’età e indipendentemente dalla patologia che possiamo avere!

Qualcuno potrebbe pensare che queste siano parole di un pazzoide o di un paranoico ma, purtroppo no, sono parole di uno che ha seriamente e scrupolosamente esaminato quello che è avvenuto e quello che sta avvenendo nelle tre nazioni nelle quali l’eutanasia è legale da anni. Mi riferisco cioè all’Olanda e al Belgio, Stati nei quali l’eutanasia è legale da vent’anni, e al Canada, nel quale si pratica la “dolce morte” da cinque anni.

Nel libro come pure nel mio blog si potrà trovare la storia di questi tre Paesi e soprattutto una serie di casi, tutti documentati, che hanno visto tanti uomini e tante donne costretti a scegliere la morte o addirittura uccisi contro la loro volontà perché, ricordiamoci sempre, che l’eutanasia è una formidabile arma di pressione sulle persone vulnerabili! Questo perché il malato e il disabile sono liberi solo formalmente, in quanto vivono una condizione di totale fragilità esistenziale psicologica ed emotiva. Quante sollecitazioni si fanno in questi tre Paesi ai malati, ai depressi, agli anziani ed ai disabili, colpevolizzandoli per il loro “costo sociale”. Nel libro si descrive come il procedimento seguito per giungere a questi omicidi di massa è lo stesso che vorrebbe seguire l’Italia. Prima la legalizzazione del suicidio assistito per i vari Welby, DJ Fabo, Tarantini, poi l’eutanasia per i casi più gravi e, infine, con il trascorrere del tempo (in Canada sono passati solo cinque anni!) le maglie si sono allargate e tutti i paletti sono saltati, e ora in molti la esigono per ogni tipologia di malattia grave e di disabilità e anche per i minori.

Ma peggio ancora, tanti sono vittime di questa barbarie e, il loro ultimo grido, straziante prima di morire e di essere assoggettati alla “dolce morte”, è: «non voglio l’eutanasia!». Ma ormai è troppo tardi…

Ma ora vorrei soffermarmi ulteriormente sul “problema dei problemi” della nostra nazione, che potrebbe appunto essere risolto appunto attraverso la legalizzazione della eutanasia. Sapete qual è il “problema dei problemi” dell’Italia? Anche se pochi ne parlano e, soprattutto, non si sta facendo nulla per risolverlo, è il quello dell’inverno demografico! Il nostro Paese è al minimo storico di nascite dal termine della Prima Guerra Mondiale.

Dunque poche nascite, una popolazione che invecchia e ciò comporterà a breve che la maggioranza delle famiglie non sarà più in grado di rispondere alle esigenze che nascono al suo interno. Così l’attuale sistema universalistico sanitario salterà e il sistema pensionistico collasserà. Pertanto, di fronte a una situazione di questo genere, quale soluzione “migliore” di avviare i vulnerabili alla “dolce morte”? […]


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