Inferno, Purgatorio e Paradiso, verità di fede da conoscere


IL TEMA DELLA VITA ETERNA CI APRE UNA NUOVA RIFLESSIONE SUL GIORNO DEL GIUDIZIO E SUL TEMA DEI NOVISSIMI

Di Giuliva Di Berardino

Il tema della vita eterna ci apre una nuova riflessione sul giorno del giudizio e sul tema dei 4 Novissimi (morte, giudizio particolare e universale, Inferno, Paradiso).

In particolare, Inferno, Purgatorio e Paradiso, verità di fede, secondo la maggior parte dei teologi non sono luoghi fisici, ma teologici e, quindi, potremmo dire “relazionali”, perché si tratta di luoghi che qualificano l’ambiente interiore ed esteriore di un’identità in relazione con Dio.

Se la relazione c’è ed è di perfetta comunione, allora saremo in Paradiso, se protrarremo per sempre una relazione con Dio come salvati, ma perennemente in discernimento, senza deciderci e senza essere disposti a lottare per mantenere una relazione con Lui, allora saremo in  Purgatorio, se invece romperemo la relazione la dichiariamo persa per sempre ostinandoci a non tornare a Lui, allora saremo all’inferno, cioè nel tormento e nella disperazione.

La Chiesa confessa che qualsiasi macchia è d’impedimento all’incontro intimo con Dio e con Cristo, perciò nella vita terrena bisogna sempre vigilare, in quanto esistono “peccati quotidiani” o veniali, che possono pure rimanere nell’uomo giustificato dopo la remissione della colpa, per la quale si esclude la pena eterna, ma ci sono anche peccati che sono detti mortali che rendono l’incontro con Dio definitivamente impossibile e ci portano a rimanere nella morte.

Il sacramento dell’unzione degli infermi, per esempio, ha come scopo la purificazione delle reliquie dei peccati veniali, prima della morte. In ogni caso tutti, su questa terra, siamo invitati alla purificazione.

La Chiesa, tuttavia, crede che esista uno stato di purificazione anche dopo la morte, cioè “una purificazione precedente alla visione di Dio” che appartiene allo stadio escatologico che in termini teologici viene definito “stadio escatologico intermedio”.

La fede della Chiesa circa questo stato implicitamente si esprimeva già nelle preghiere per i defunti, delle quali esistono numerose testimonianze molto antiche nelle catacombe e che, alla fine, si fondano sulla testimonianza di 2Mac 12,46.

In queste preghiere si presuppone che i defunti possano essere aiutati a conseguire la loro purificazione dalle orazioni dei fedeli. La teologia relativa a questo stato cominciò a svilupparsi nel III secolo a proposito di coloro che furono riammessi nella pace con la Chiesa senza aver compiuto la penitenza completa prima della loro morte.

Il Purgatorio, quindi, è uno stato intermedio di purificazione dopo la morte che è del tutto diversa dal castigo dei condannati, perché al centro del cuore di un’anima che vive nella purificazione c’è l’amore verso Dio, mentre al centro del cuore di un’anima che vive nella condanna verso Dio c’è l’odio. L’amore che viene ritardato dal possedere la persona amata soffre e col dolore si purifica.

San Giovanni della Croce spiega che lo Spirito Santo, come «fiamma viva d’amore», purifica l’anima perché giunga all’amore perfetto di Dio, tanto qui sulla terra come dopo la morte, se fosse necessario; in questo senso stabilisce un certo parallelismo tra la purificazione che avviene nel fenomeno mistico della  “notte spirituale” e la purificazione passiva del purgatorio.

Una cosa è certa: il giorno escatologico, quello che ci introdurrà nella vita eterna, quando il tempo non esisterà più perché saremo nella piena comunione di pace e di gioia con Dio, quel giorno, ci insegna la Chiesa, è già deciso in questa nostra vita: lo decidiamo noi con l’atteggiamento che assumiamo ora e qui. Decidiamo oggi, con le azioni e non con le parole, col cuore e non con i discorsi se saremo nell’amore della comunione con Dio o fuori di quella comunione, cioè in una situazione di morte. Ogni giorno, è il nostro giorno, in cui Dio dice a ciascuno di noi: “Oggi io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male … Scegli dunque la vita!” (Dt 30,15.19).

 


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