Il sano timor di Dio è stato sostituito dal pagano ossequio alla scienza…


QUANDO SI COMINCIA A NON CREDERE PIU’ IN DIO LE CHIESE SI CHIUDONO E L’IGENIZZANTE PRENDE IL POSTO DELL’ACQUA SANTA

Di Pietro Licciardi

Se si mette a confronto il modo col quale la Chiesa contemporanea ha affrontato il virus cinese e come la Chiesa in passato affrontava le epidemie, quelle si devastanti e terribili, capaci com’erano di svuotare le città e dimezzare la popolazione di interi continenti, c’è da rimaner assai turbati.

Una volta quando arrivavano guerre, carestie e appunto epidemie il popolo di Dio, clero in testa, si stringeva attorno all’altare implorando da Dio la grazia di vedersi risparmiata la morte e la sofferenza o quantomeno per prepararsi nel migliore dei modi alla propria dipartita; e per dimostrare la propria buona volontà e pentimento si consumavano in digiuni, penitenze, processioni, Messe riparatrici. Le cronache riportano più di un episodio in cui terribili epidemie si sono improvvisamente e miracolosamente arrestate.

A ricordarcelo ancora oggi a Roma c’è l’enorme angelo in bronzo che rinfodera la spada posto sulla sommità di Castel Sant’Angelo, là dove la folla orante lo vide apparire al termine della grande processione voluta da Papa Gregorio I nel 590 per liberare la città dalla peste. Lo stesso avvenne nel 1522, quando Roma fu colpita ancora una volta dalla peste e per quattro giorni fu portato in processione il crocifisso della chiesa di San Marcellino a Corso. Al termine del quarto giorno la pestilenza cessò.

Con il Covid invece che è accaduto? Che le chiese sono state chiuse per un mese saltando addirittura i riti pasquali, un fatto mai avvenuto neppure in tempo di guerra. E questo quando ancora esercizi pubblici e supermercati erano regolarmente aperti al pubblico. Da quasi due anni inoltre non si svolgono più processioni, quando le piazze delle città – anche a ridosso dei momenti ritenuti più critici dell’epidemia – si sono riempite per festeggiare eventi sportivi, ricorrenze civili o spiattellare le sconcezze dei gay pride. Pure l’acqua santa, che a detta degli esorcisti è una potente protezione dalle insidie del demonio e che in momenti come questi dovrebbe circolare a litri, è sparita dalle acquasantiere per far posto al liquido igienizzante…

Tra l’altro, fateci caso, mente prima intingeva le dita nell’acqua santa un fedele su dieci adesso almeno nove su dieci osservano il rito dell’aspersione del disinfettante. Persino prima di ricevere la Comunione, ovviamente sulla mano come da disposizioni. Certi zelanti – o zeloti? – chierici addirittura impediscono di inginocchiarsi per rispettare il famigerato distanziamento.

A dirla tutta pare proprio il sano timor di Dio sia stato sostituito da un pagano ossequio alla scienza e certi prelati sembra preferiscano prostrarsi di fronte al governo piuttosto che a Domineddio, probabilmente perché confidano più nell’8 per mille che nella Provvidenza avendo loro per primi smarrito la retta via.

Sempre per ricordare come una volta la Chiesa affrontava le calamità, citiamo come don Giovanni Bosco in occasione dell’epidemia di colera che funestò la sua Torino nel 1831, mentre i più fuggivano dalla città, radunò i suoi ragazzi per mandarli ad assistere i malati a casa e nei lazzaretti mentre i più piccoli rimanevano a pregare in chiesa. Oggi abbiamo invece il triste spettacolo di alcuni sacerdoti che chiedono il certificato verde per partecipare alla Messa, o che lanciano scomuniche contro i non vaccinati mentre i “buoni cattolici”, quelli che il vaccino lo hanno fatto subito perché è un “gesto altruistico”, chiedono ai non vaccinati che prendono il Covid di pagarsi le cure di tasca propria. Vogliamo sperare si sia trattato di eccezioni, ma purtroppo è accaduto anche questo.

Sappiamo benissimo che ci sono stati soprattutto al Nord preti e religiosi “eroi” che non hanno abbandonato il proprio gregge neppure nelle corsie dei reparti di isolamento morendo a loro volta. Ma quanti sono coloro che con il loro esempio e le parole difendono ancora le ragioni di Dio e della fede e quanti invece coloro che mostrano di credere più ai Comitati tecnico-scientifici e ai vaccini che al potere della preghiera e della penitenza?

Nelle chiese, è vero, si è pregato diverse volte, su invito di Papa Francesco, per la fine della pandemia. Quasi però come un gesto simbolico e dovuto: si prega per i migranti, per i poveri, gli “ultimi”… preghiamo pure per la fine del contagio. Nessuno, o pochi, dai pulpiti ha richiamato potentemente alla conversione, alla mortificazione, alla recita quotidiana del Santo Rosario, che tanti guai ha evitato all’umanità. Cose d’altri tempi, roba da vecchiette beghine che mal si conciliano con la modernità. Meglio ascoltare le fake news delle tv e dei giornali di regime che gli ammonimenti della Bibbia e del Vangelo.

Ci avviciniamo al Natale, e già i menagrami del regime lanciano allarmi e ragionano di nuove restrizioni. I nostri beneamati vescovi troveranno un po’ del coraggio che il loro ministero richiede o lasceranno ancora una volta che sia il governo ateo e pagano a decidere data e ora in cui Nostro Signore dovrà venire al mondo?

Visti i precedenti ci permettiamo di dubitare.

Così anche il Covid sarà l’ennesima occasione che il Signore ci ha dato per cambiare registro e convertirci ad andare sprecata a causa di un clero che anziché credere che la salute dell’anima viene prima di ogni cosa sembra voler intendere la Chiesa come una associazione benefica stile Medici senza frontiere o Save the children, che non ponendosi alcun problema su cosa ci sia dopo la morte si spendono per conservare un bene fugace e deperibile come la vita terrena.


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