Uso e abuso dell’istituto giuridico della questione di fiducia


LA PROGRESSIVA DEGENERAZIONE DI QUEST’ISTITUTO SI INSERISCE IN QUEL PROCESSO DI MUTAMENTO “TACITO” DELLA NOSTRA FORMA DI GOVERNO CHE HA VISTO IL RAFFORZARSI DEL RUOLO DELL’ESECUTIVO NEI LAVORI DELLE CAMERE E LA CONTEMPORANEA PERDITA DI CENTRALITÀ DEI DIBATTITI PARLAMENTARI NELLA DEFINIZIONE DELL’INDIRIZZO POLITICO

Di Daniele Trabucco*

La questione di fiducia (da non confondere con la mozione di fiducia) è un istituto giuridico non previsto dalla Costituzione italiana vigente del 1948, ma dai regolamenti parlamentari e dalla legge ordinaria dello Stato n. 400/1988 inerente alla disciplina dell’attività del Governo.

In linea generale, l’Esecutivo pone la questione di fiducia su una legge (o più comunemente su un emendamento ad una legge), qualificando tale atto come fondamentale della propria azione politica e facendo dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica. Ora, come peraltro è stato autorevolmente espresso in dottrina (Ferrajoli), la progressiva degenerazione di quest’istituto si inserisce in quel processo di mutamento “tacito” della nostra forma di Governo la quale, nel corso degli ultimi trent’anni, ha visto il rafforzarsi del ruolo dell’Esecutivo nei lavori delle Camere e la contemporanea perdita di centralità dei dibattiti parlamentari nella definizione dell’indirizzo politico.

L’uso invalso di chiedere la fiducia sui cosiddetti “maxi-emendamenti”, avvenuto anche recentemente in occasione della conversione in legge formale del decreto-legge n. 127/2021 sul c.d. “super green pass”, costituisce il punto più basso di tale involuzione. Una simile prassi si risolve, infatti, nel progressivo svuotamento dei principi costituzionali che caratterizzano il procedimento legislativo, nell’azzeramento del potere di emendamento delle Camere sulle più importanti iniziative legislative del Governo, soprattutto in occasione della gestione dell’emergenza sanitaria che sta “conformando” e rimodellando i diritti costituzionali.

Per la stampa “mainstream”, la cui credibilità è direttamente proporzionale alla perdita di un terzo del mercato e alle chiusure di certi programmi per basso tasso di ascolti, va “tutto bene”. Il problema, invece, è che sta andando tutto male….

 

* Giurista, collaboratore del quotidiano La Verità


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