In molti auguri c’è la speranza, ma manca la fede


di don Giuseppe Agnello

MANCANDO LA FEDE LA SPERANZA RESTA DELUSA PERCHÉ NON È SPERANZA CRISTIANA

Oggi, secondo la consuetudine civile, ci si scambia gli auguri di buon anno, con diverse formule e desideri, per lo piú frutto delle speranze umane. Si sente dire ad esempio: “Buon anno di pace e di serenità” (cosa buona e giusta, se la nostra Pace fosse realmente il Signore).

Si sente anche dire: “Che sia un anno migliore di quello che è passato”! (Qui entriamo un po’ nella fantasia, perché il meglio può solo venire da una società che prende a cuore la sua vita spirituale e rifiuta il decadimento morale).

Qualcuno simpaticamente, di questi tempi, potrà dire: “Che il 2022 non sia ‘la variante’ del 2021”; oppure esplicitamente augurare la fine di tutto questo stato di emergenza.

In ogni caso, in questi augurî e in molti altri, c’è la speranza, ma manca la fede. E mancando la fede, la speranza resta delusa perché non è speranza cristiana. Inoltre, per un cristiano, oggi è la solennità della Madre di Dio, sicché non ricordarci di lei fra bríndisi e panettoni, è un vero è proprio peccato.

Un augurio di fede che oggi le letture ci suggeríscono, potrebbe essere: “Buon anno. Che il Signore benedica e custodisca chi gli appartiene e la Madre di Dio recuperi chi non vuole essere figlio”. 

Capisco che è un po’ lunghetto e diffícile da ricordare come augúrio, ma se vogliamo sintetizzarlo e semplificarlo possiamo dire: “Il Signore ci benedica e ci custodisca attraverso la sua benedetta Madre”. Oppure: “Con Gesú nostro Signore, un buon anno tutto amore. Con sua Madre benedetta, ogni cosa vinta o accetta”, cioè tutto superabile e vivibile, in questo nuovo anno, nell’amore di Dio e con il cuore di Maria.

In queste parole, o in altre símili che lo Spírito Santo saprà suscitarvi, non avremo piú formule senza fede vissuta o senza realismo, ma ci sarà tutto il necessario per questo nuovo anno e per sempre: DIO dalla nostra parte; noi dòcili a lui; e la Madonna come nostra mamma amata, cercata, pregata, voluta come nostra guida e maestra.

Questa è la benedizione che noi cerchiamo!, perché un augurio, se è vuoto di fede, è una parola che il vento si porta e che accarezza solo la superfície. Vale quanto il solletico che ci fa rídere un po’, ma che non vogliamo a lungo perché diventa fastidio. Un augurio deve essere e deve chiedere anche benedizione, sennò non serve o delude.

La prima lettura della Liturgia di oggi, dal libro dei Númeri, ci fa conoscere allora un’antica benedizione, che può diventare augurio (in senso cristiano chiaramente):

«Ti benedica il Signore e ti custodisca.

Il Signore fàccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.

Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».

Come vedete, anche in questo augurio si domanda la pace, ma questa pace viene da Dio: «Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».

Ecco allora il senso del primo Gennaio come giornata della Pace: «Il príncipe della Pace» è Colui che vediamo «adagiato nella mangiatoia» (Lc 1, v.16) di Betlemme; circonciso al compimento degli otto giorni prescritti per la circoncisione (Cfr Lc 2, v.21); all’opera con tutta la sua vita per insegnarci la via della pace e darci la sua pace.

Di lui diceva san Psolo ai Gàlati: «Dio mandò il suo Fíglio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figlî». 

Gesú, che è la nostra Pace e può diventare la Pace di tutto il Mondo, essendo il Salvatore di tutti. Egli è “nato da donna”, e questa donna è Maria, che noi giustamente chiamiamo “Regina della Pace”. Oggi però la festeggiamo come madre che porta insieme a san Giuseppe Gesú a farlo circoncidere.

Questo atto cultuale, che ci dice che Gesú appartiene davvero al pòpolo ebraico e alla nazione santa con cui Dio ha fatto diverse alleanze, fa versare al piccolo Gesú il suo primo sangue, cioè glielo fa versare per la prima volta dal prepuzio tagliato. Questo aggiunge alla festa di oggi il significato unico e grande che ha la maternità naturale di Maria nella vita di Gesú e del mondo. 

È lei soltanto ad avere dato un corpo e il sangue santíssimo che ha riconciliato l’uomo con Dio. Il Sangue di Gesú e il Corpo di Gesú sono interamente di Maria e Maria è interamente Madre del Salvatore e suo Capolavoro di creazione, Redenzione e santificazione.

Questa madre naturale Gesú ha voluto che non fosse solo sua, ma anche nostra, e dalla Croce ce l’ha lasciata come sua eredità.

A Lei Lui sa che non manca nulla di ciò che Dio chiede a ogni uomo e ad ogni figlio. Lei è una porta sempre aperta alle benedizioni del Signore sul mondo intero e su ogni peccatore che vuole ritornare a vívere in pace con tutti. Lei è la Madre che non si dimentica mai di nessuno e veglia sempre su tutti con immenso amore. 

Ritorniamo dunque ad amare e a pregare questa Madre e Regina della Pace, e l’anno che oggi comíncia, sarà fonte di benedizioni divine, qualunque cosa dovremo affrontare o sopportare.


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