Le tre vie di Papa Francesco per mantenere la pace

di Enzo Vitale

LA VOLONTÀ DI AVERE E CUSTODIRE LA PACE

Mi ha sempre colpito la coincidenza, evidentemente voluta, di porre la ricorrenza della Giornata Mondiale per la Pace, in occasione del primo giorno dell’anno. Giorno, questo, anche dedicato alla Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Sembra quasi, implicitamente, che si richieda l’intercessione della Vergine Santa per l’ottenimento di quanto il Divin Bambino, pochi giorni or sono, ha donato al mondo intero: la Pace.

Oramai siamo arrivati alla cinquantacinquesima giornata e il tema scelto da Papa Francesco, per quest’anno 2022, è Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura.

Da un lato, come di diceva, la pace è un dono che riceviamo dal Bambinello di Betlemme. D’altro canto, però, non si potrà mai avere pace se non c’è da parte nostra, da parte di ogni uomo, una volontà salda nell’ottenere e poi custodire la pace.

I romani erano soliti ripetersi, nella loro sapienza, seppur solo terrena, “si vis pacem para bellum” (se vuoi la pace preparati alla guerra). Un dono talmente prezioso che richiede, necessariamente, tutta la forza in nostro possesso per difenderlo, una volta ottenuto, e mantenerlo nel tempo.

Nel messaggio di quest’anno, il Papa propone tre vie per mantenere la pace: «il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana». 

Quindi dialogo, educazione e lavoro.

Nel messaggio, Papa Francesco, espone e spiega il senso delle tre strade e, con la chiarezza che gli è propria, espone il disegno pedagogico, esistenziale e umano che traccia attraverso i tre elementi posti alla nostra attenzione. 

Senza dialogo non solo non c’è crescita, ma neanche storia: una storia che si tramanda tra le generazioni a generazioni contribuendo a tenerle legate all’unica Storia di cui tutti siamo parte. 

Per poter comprendere il senso dell’educazione, invece, sarà fondamentale investire risorse e favorire lo sviluppo della cultura ad ogni livello: «Investire sull’istruzione e sull’educazione delle giovani generazioni è la strada maestra che le conduce, attraverso una specifica preparazione, a occupare con profitto un giusto posto nel mondo del lavoro».

Con il lavoro, infine, ogni uomo potrà realizzarsi e contribuire a rendere bello il mondo in cui tutti viviamo e che ci è stato donato come un giardino di cui abbiamo la responsabilità di prenderci costantemente cura per noi stessi e per le generazioni future. Il lavoro assicura – è bene dirlo! – la pace soprattutto in contesti fortemente affaticati dalla situazione pandemica mondiale che ci attanaglia oramai da due anni. «Il lavoro è la base su cui costruire la giustizia e la solidarietà in ogni comunità» e, per tale ragione, siamo invitati a porre attenzione alle nuove tecnologie che se non correttamente intese oppure, peggio ancora, usate per sostituire il lavoro umano, minerebbero lo sviluppo integrale dell’uomo.

Essere alle porte di un nuovo anno, per noi, è occasione per irrobustire la consapevolezza che ogni alba è promessa di speranza. Speranza che si rinnova, rinsalda e permette di andare avanti nonostante lo spettro del blocco totale di ogni attività e contatto umano che sembra toglierci ogni via di scampo e, quasi stringendoci alla gola, vuol toglierci respiro e vita.

Guardiamo a questo nuovo anno con sentimenti carichi di speranza. Accompagniamo questi sentimenti con la forza che il Bambinello di Betlemme ha mostrato nel disgregare ogni piano di salvezza imponendo il Suo carico di dolcezza. E, consapevoli che siamo chiamati a custodire la pace, non manchiamo del necessario coraggio di cui solo i figli di Dio sono capaci.

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