I misteri della festa dell’Epifania


di Giuliva di Berardino

CURIOSITÀ SULLA FESTA LITURGICA DELL’EPIFANIA

La festa dell’Epifania del Signore, come suggerisce il suo nome (epiphàneia = manifestazione) nacque in Oriente.

Secondo alcuni studiosi potrebbe essere considerata come un suo antecedente la festa celebrata da alcune sette gnostiche, ma già cristiane, nel secolo II, in Egitto. 

Queste celebravano il 6 gennaio la commemorazione del Battesimo di Cristo, dato che sicuramente la festa del Battesimo del Signore è una festa introdotta nel mondo cristiano prima di quella del Natale.

In ogni caso, la prima notizia che abbiamo su una festa che riguardi la Nascita del Signore fissato al 6 gennaio,  risale alla seconda metà del secolo IV e ci è tramandata da sant’Epifanio di Salamina, il quale ci informa come la festa dell’Epifania sostituisse i riti pagani in onore della dea Core, celebrati ad Alessandria d’ Egitto, prima del IV secolo.

Anche questa festa della dea Core in Egitto, come quella del Sol Invictus a Roma, festeggiava la vittoria della luce diurna sull’oscurità della notte. 

Avvenne quindi, che nell’antichità, con questo significato in riferimento alla Nascita del Signore, la festa venne estesa a tutto l’Oriente, e poi all’Occidente, fino ad arrivare in alcune zone, come le Gallie, ancor prima che i decreti della Santa Sede risalenti al IV secolo obbligassero tutte le Chiese a celebrare, insieme con Roma, il mistero della Natività il 25 dicembre.

Nel IV secolo, quindi, troviamo una diffusione dell’Epifania contemporanea a quella della festa del Natale.

Perciò, possiamo parlare di un vero interscambio di feste: là dove l’Epifania arriva più tardi, come nella maggior parte dell’Occidente, compresa la stessa Roma, si verificherà uno spostamento dell’oggetto iniziale della festa verso la manifestazione del Signore ai popoli pagani, con l’inserimento nella liturgia del passo evangelico che riguarda l’adorazione dei Magi, testo che poi rimase specifico di questa festività, nei secoli.

In questo modo resteranno configurate queste due grandi celebrazioni almeno nella liturgia romana: il Natale del Signore il 25 dicembre, in alcune zone dell’Impero, il 6 Gennaio in altre zone, comprese altre realtà cristiane in cui il 6 Gennaio festeggiavano il Battesimo di Cristo.

Fu a Roma che si decise di celebrare il 6 Gennaio come ricordo della manifestazione del Signore ai pagani, se non altro perché il sesto giorno di gennaio, nel ciclo del calendario della Roma pagana, era celebrato il triplice trionfo d’Augusto, autore e pacificatore dell’Impero, cantato come pacifico Re, il cui impero è eterno e senza confini.

Pertanto, quando il 25 dicembre venne fissato come dies Natali Domini, giorno del Natale del Signore, il 6 gennaio doveva essere sostituito comunque con un’altra ricorrenza del Signore che potesse specificarne la gloria, restando comunque nel tempo della sua nascita. 

Così, col tempo, la festa dell’Epifania costituirà la continuazione del mistero di Natale; ma con una sua propria specificità che si qualifica come universalità, che ben spiega la preferenza della Chiesa Romana per il mistero della chiamata dei pagani alla fede, dato che  Roma, fin d’allora, era considerata la capitale della Chiesa cristiana e dell’umanità. 

Il nome della festa

Il nome Epifania significa Manifestazione e dischiude in sé tre misteri che vengono celebrati dalla chiesa d’oriente come Teofania, cioè apparizione, luminosa e gloriosa del Signore e dalla chiesa d’occidente come Manifestazione della gloria del Signore alle genti. 

In tempi antichi, nelle diverse comunità cristiane sparse nel mondo cristiano, questo giorno assumeva diversi significati ai quali seguivano diverse memorie, tutte legate dal tema della gloria della luce divina che rifulge nel Verbo Incarnato.

“The Nativity” by French painter Noel Coypel features Mary, Joseph and angels in adoration of the Christ Child. The Christmas season begins with the Dec. 24 evening vigil commemorating the birth of Christ and ends with the feast of the Baptism of the Lord Jan. 9. (CNS/courtesy of Art Resource) (Nov. 21, 2011) EDITORS: For one-time editorial use only in print and online until Jan. 31, 2012. No use is permitted after Jan. 31, 2012.

In alcune comunità cristiane dell’oriente, il 6 gennaio poteva essere celebrato il Battesimo del Signore, e la solennità di questo giorno viene chiamata festa dei i santi Lumi, a motivo del Battesimo che si conferiva in questo giorno, in memoria del Battesimo di Gesù Cristo nel Giordano. È noto, infatti, come il Battesimo sia chiamato dai Padri illuminazione, e quelli che l’hanno ricevuto illuminati.

Nella Chiesa Greca, invece, questa festa prende il nome di Teofania, termine che nell’antichità era utilizzato per significare un’Apparizione divina. Ne parlano Eusebio, san Gregorio Nazianzeno, sant’Isidoro di Pelusio. 

In Francia, e nelle chiese del nord Europa, invece, questa festa è chiamata anche la Festa dei Re, in ricordo dei Magi che vennero a Betlemme per adorare il Bambino divino. 

Nella Chiesa di Roma, fin dall’antichità, l’Epifania condivide con le Feste di Natale, di Pasqua, dell’Ascensione e di Pentecoste, l’onore di essere qualificata con il titolo di giorno santissimo, nel Canone della Messa e viene anche elencata fra le feste cardinali, cioè fra le solennità sulle quali si basa l’economia dell’Anno liturgico. Nella liturgia ambrosiana troviamo una serie di sei domeniche che prende nome dall’Epifania, come altre serie di domeniche si presentano sotto il titolo di Domeniche dopo PasquaDomeniche dopo la Pentecoste. 

Il giorno dell’Epifania del Signore ci mostra quindi, attraverso la sua complessa e antica origine, la chiamata a riconoscere il VERBO FATTO CARNE, chiamata che appartiene non più soltanto ai pastori, chiamati dagli Angeli, ma a tutto il genere umano, che la voce di Dio stesso chiama ad adorarlo come hanno fatto i Magi e ad ascoltarlo, come la stessa voce del Padre afferma nel racconto evangelico del Battesimo del Signore. 

I misteri della festa

Questa varietà e complessità di origini che riguardano questa festa, la sua antichità e la sua articolazione, si riscontra nella liturgia. 

Così nella liturgia furono tre le manifestazioni della gloria di Cristo che vennero a radunarsi in una stessa festa liturgica, quella dell’Epifania: 

– il mistero dei Magi venuti dall’Oriente sotto la guida della Stella per onorare la divina Regalità del Bambino di Betlemme;

– il mistero del Battesimo di Cristo proclamato Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla voce stessa del Padre celeste;

– il mistero della potenza divina di quello stesso Cristo che trasforma l’acqua in vino al simbolico banchetto delle Nozze di Cana.

I due grandi Dottori della Sede Apostolica, san Leone e san Gregorio, sembra che abbiano voluto insistervi quasi unicamente, nelle loro Omelie sulla festa, benché confessino con sant’Agostino, san Paolino di Noia, san Massimo di Torino, san Pier Crisologo, sant’Ilario di Arles e sant’Isidoro di Siviglia, la triplicità del mistero dell’Epifania. 

La Chiesa Greca non fa oggi menzione speciale dell’adorazione dei Magi, perché ha preferito unire questo mistero a quello della Nascita del Salvatore e lo inserisce quindi negli Uffici per il giorno di Natale. Tutte le sue lodi, nella solennità odierna, hanno per unico oggetto il Battesimo di Gesù Cristo. Dalla Chiesa d’Occidente, invece, è stata scelta l’Ottava dell’Epifania per onorare in modo particolare il Battesimo del Salvatore, terzo mistero dell’Epifania, la cui speciale celebrazione è stata ugualmente rimessa alla seconda Domenica dopo l’Epifania.

Alcune Chiese hanno associato al mistero del cambiamento dell’acqua in vino quello della moltiplicazione dei pani, che ha infatti parecchie analogie con il primo, e nel quale il Salvatore manifestò ugualmente la sua potenza divina. La Chiesa Cattolica Romana invece, accoglie tale usanza limitatamente ai riti Ambrosiano e Mozarabico, per non venir meno al numero di tre che deve segnare nel Ciclo i trionfi di Cristo il 6 gennaio, e anche perché san Giovanni conferma nel suo Vangelo che il miracolo della moltiplicazione dei pani ebbe luogo nella prossimità della Festa di Pasqua, il che non potrebbe attribuirsi in alcun modo al periodo dell’anno nel quale si celebra l’Epifania. 

Quello che possiamo cogliere dunque da queste questioni storiche e liturgiche insieme, è che l’Epifania è una festa che ci permette di contemplare, in modi diversi e con nomi e tradizioni diverse (Festa della Teofania, dei santi Lumi, dei Re Magi), la luce abbagliante della gloria splendente di Dio rivelata in Cristo Gesù. . 

Curiosità su un’usanza legata a questa festa 

Nel medioevo, la rappresentazione dei tre mistici doni dei Magi non era in uso solo nella corte dei re. La pietà dei fedeli presentava al Sacerdote, perché lo benedicesse, nella festa dell’Epifania, oro, incenso e mirra; Tale usanza è rimasta ancora in alcune diocesi della Germania.

Più a lungo è durata un’altra usanza. Per onorare la regalità dei Magi venuti dall’Oriente verso il Bambino di Betlemme, si eleggeva a sorte, in ogni famiglia, un Re per la festa dell’Epifania. Durante un banchetto di festa, che ricordava quello delle nozze di Galilea, si rompeva una focaccia di cui una parte serviva a designare l’invitato al quale era attribuita quella momentanea regalità, due porzioni della focaccia erano prese per essere offerte al Bambino Gesù e a Maria, nella persona dei poveri, che potevano godere anch’essi di una fetta di torta in quel giorno del trionfo del Re umile e povero. Come in tutte le feste di tradizione cristiana, anche nella festa dell’Epifania le gioie della famiglia si confondevano con quelle della religione e i legami dell’amicizia, della fratellanza e della vicinanza si rinforzavano attorno alla tavola del Re dei Re, che viene a stare in mezzo a noi, con la Sua umile gloria e la Sua tenera Luce. 

Cristo luce delle genti

La liturgia postconciliare è stata fedelissima alla tradizione romana e occidentale della festa della manifestazione del Signore. Perciò contempla lo stesso mistero del Natale, ma lo fa mettendo in rilievo due aspetti molto concreti: la rivelazione della gloria infinita del Figlio unigenito del Padre, e la chiamata universale di tutti i popoli alla salvezza in Cristo. 

La liturgia ci dice dove possiamo cercare e trovare il Cristo che i magi adorarono. Ma questa manifestazione della divinità del Re-Messia è anche rivelazione della salvezza destinata a tutti gli uomini. 

E’ tradizione della liturgia, celebrata nelle cattedrali e nelle altre chiese insigni, dopo il canto del Vangelo, o al termine della celebrazione, proclamare il solenne annuncio della prossima festa di Pasqua. 

L’usanza, che risale ai primi secoli della Chiesa, ricorda il misterioso legame che unisce le grandi solennità dell’Anno liturgico, come pure l’importanza che i fedeli devono attribuire alla celebrazione della Pasqua che è la più importante di tutte, e il centro di tutta la fede cristiana. I testi della liturgia ci invitano a entrare nella contemplazione del mistero di Cristo Luce delle genti, nell’ “oggi” del tempo eterno che si rinnova, in questo giorno e ogni giorno. 

A conclusione di questo piccolo studio sulla festa dell’Epifania, che ci dischiude ai misteri della luce gloriosa di Cristo rivelata a tutte le genti, preghiamo insieme alla Chiesa con l’antifona al Magnificat, nella celebrazione dei Vespri del solenne giorno dell’Epifania del Signore: “Oggi la Chiesa si unisce al celeste Sposo: i suoi peccati sono lavati da Cristo nel Giordano; i Magi accorrono alle regali Nozze portando doni; l’acqua è mutata in vino e gli invitati del banchetto sono nella gioia. Alleluia.” Affidiamoci allora oggi al Signore e camminiamo nella Sua luce, ogni giorno della nostra vita.  


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