Crisi umanitaria in Afghanistan: è solo l’inizio!


di Gianmaria Spagnoletti

CIÒ CHE I MEDIA DELLA “BOLLA ITALIA” NON FANNO FILTRARE

Il ritiro delle forze della Coalizione non ha segnato la fine del “disastro Afghanistan”: è in corso una nuova guerra con l’ISIS e fame, freddo e crimine la fanno da padrone.

L’Afghanistan è salito agli onori delle cronache lo scorso 31 agosto, in occasione della precipitosa ritirata delle forze della Coalizione. Dopo aver trasmesso scene a dir poco tragiche, come quelle delle madri che passavano i propri figli al disopra del filo spinato, e degli uomini che si attaccavano agli aerei in decollo per poi sfracellarsi al suolo, i media non si sono più interessati a quel Paese.

L’Afghanistan  è sempre stato una delle nazioni più povere del globo, e questa sua condizione è stata aggravata dalla decennale guerra contro l’Unione Sovietica (1979-89) che ne ha fatto anche uno dei Paesi più minati al mondo, disseminato com’è di ordigni inesplosi, mine terrestri (antiuomo e anticarro) e “submunizioni”, che non di rado vanno a uccidere e mutilare soprattutto bambini.

Secondo questo articolo, il ritiro degli aiuti umanitari forniti dalla comunità internazionale ha reso più acuta la scarsità di cibo, che va a toccare 22,8 milioni di afghani, dei quali 8,7 milioni sono prossimi alla fame. 

Tuttavia il peggioramento delle condizioni di vita è stato pressoché generale a causa della siccità, della pandemia e del crollo delle condizioni igieniche, al punto che, stando alla Croce Rossa Internazionale, 18 milioni di afghani (il 50%) hanno bisogno di assistenza sanitaria.

Molti sfollati non hanno nemmeno una abitazione vera e propria e sono costretti a dormire in tende, all’addiaccio, anche se d’inverno le temperature scendono anche a 25 gradi sotto zero.

Sono cifre che fanno impressione, soprattutto se si guarda allo stridente contrasto con la mole degli armamenti precipitosamente abbandonata in Afghanistan dagli americani e dai loro alleati, del valore di ben 83 miliardi di dollari.

Bisogna sottolineare oltretutto che il ritiro delle truppe occidentali non ha segnato la fine dei combattimenti, poiché oggi i Talebani sono impegnati ad affrontare, con poco successo, i rivali dell’ISIS-K. Si aggiunga a ciò un aumento del crimine, che si finanzia soprattutto attraverso rapimenti, per dare un quadro dell’instabilità del Paese, che non promette di risolversi tanto presto.

  Questo è ciò che i media della “bolla Italia” non fanno filtrare, e che si può leggere prevalentemente sui siti delle organizzazioni non governative internazionali. Certo fa una fortissima impressione che, dopo un impegno ventennale sul campo, costato somme esorbitanti di denaro e diverse migliaia di militari caduti in azione (senza dimenticare il tributo di sangue richiesto anche agli italiani) l’Afghanistan sia precipitato in una situazione peggiore a quella del 2001, aggravata dall’ignominiosa uscita di scena di fine agosto. Si spera che almeno i responsabili di tutto ciò siano costretti a pagare, per aver trasformato in una fuga a gambe levate quella che doveva essere una ritirata in ordine. 

 


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