Elezioni in Portogallo: maggioranza assoluta ai socialisti ma spunta chi rompe le uova nel paniere


di Giuseppe Brienza

I SOCIALISTI DEL PRIMO MINISTRO SOCIALISTA ANTÓNIO COSTA HANNO OTTENUTO LA MAGGIORANZA ASSOLUTA ALLE ELEZIONI GENERALI CHE SI SONO TENUTE DOMENICA SCORSA IN PORTOGALLO, MA SI SONO “PERSI PER STRADA” I DUE PARTITI DI ESTREMA SINISTRA CON I QUALI GOVERNAVANO. ED ORA IL PS DOVRÀ VEDERSELA IN PARLAMENTO CON I 12 ELETTI DI “CHEGA!”, IL PARTITO SOVRANISTA E ANTI-UE CHE HA CONQUISTATO UNA SOPRENDENTE PERCENTUALE DEL 7,15%

Domenica scorsa si sono tenute in Portogallo le elezioni legislative. La tornata è stata organizzata dopo che il primo ministro, il socialista ed ex sindaco di Lisbona António Costa, si è dovuto dimettere a causa della mancata approvazione da parte dei due partiti di estrema sinistra con i quali era in coalizione dell’ultima legge di bilancio.

A differenza delle due ultime elezioni politiche del 2015 e del 2019, quest’anno il risultato delle urne ha sorpreso non poco i portoghesi. Per quale motivo? Anzitutto perché questa tornata è stata caratterizzata da una grande affluenza, e l’elettorato di centrodestra non si è quindi fatto neutralizzare dalla propaganda circa l’insicurezza delle operazioni di voto e/o l’impossibilità di dare al Paese un nuovo indirizzo, contrario a quello desiderato dal Pensiero Unico.

Quindi la novità che esce dalle legislative sta sia nel netto calo dei partiti di estrema sinistra che erano al Governo sia nell’affermazione dei nuovi equilibri, molto più spostati a destra, nell’Assemblea della Repubblica lusitana.

Fino allo scorso autunno, come accennato, il premier Costa guidava un governo di estrema sinistra, come al solito di minoranza, formato dopo le elezioni del 2019. A Lisbona si era insediata un’anomala coalizione che, ai socialisti “moderati”, vedeva alleati il Blocco di sinistra e il Partito Comunista Portoghese (PCP) guidato dal marxista-leninista Jerónimo de Sousa. Proprio il mancato sostegno delle due formazioni di estrema sinistra alla legge di bilancio per il 2022 ha innescato la crisi che ha condotto alle elezioni del 30 gennaio.

Al momento della votazione in aula, infatti, il Governo ha perso la maggioranza e, si badi, era già il secondo tentativo guidato dall’esperto avvocato e Segretario generale del Partido Socialista portoghese (PS) Costa, che dal canto suo si è dichiarato più volte erede della Rivoluzione dei Garofani del 1974. Costa, che aveva vinto di misura le elezioni del 2015, grazie all’appoggio dei media e dei Poteri Forti ha potuto conquistare in queste elezioni 117 seggi sui 230 del Parlamento, contro i 108 ottenuti nel 2019, ma il futuro non crediamo sia così roseo per lui come ci è stato raccontato.

Oltre al netto calo di entrambi i due partiti di estrema sinistra in coalizione con il PS (entrambi che si fermano a poco più del 4% ciascuno), dalle urne di domenica i consensi dei socialisti non sono aumentati abbastanza per compensare il venir meno del soccorso rosso. Il PS, infatti, passato da una percentuale del 36% al 41,6% e la cui “vittoria” è stata ampiamente celebrata dai grandi media nazionali e internazionali, oltre a dover incassare l’affermazione del partito socialdemocratico di centrodestra, il Psd, che sale al 27,8% con la guida dell’ex sindaco di Oporto Rui Rio, dovrà fare i conti d’ora in poi i conti con la vera sorpresa delle elezioni, ovvero Chega! (“basta” in portoghese), il movimento sovranista guidato dall’avvocato André Ventura.

Con il 7,15% dei voti, Chega! è diventato il terzo partito a livello nazionale e, da un solo deputato che aveva nella precedente legislatura, porta ora in Parlamento 12 eletti. Ventura, connotato da un orientamento di destra patriottico e anti-Ue come quello dell’omologo spagnolo Santiago Abascal, presidente di VOX, prima della campagna elettorale era dato al 6% ma, come visto, il responso delle urne l’ha “consacrato” come polo di attrazione di consensi provenienti anche da quei portoghesi rimasti delusi dalla scarsa incisività della leadership del Psd, la “derechita cobarde” (piccola destra codarda), come la chiamano quelli di Chega!.

Lo scorso anno Ventura si era presentato alle elezioni presidenziali vinte dal socialdemocratico Marcelo Rebelo de Sousa ottenendo un sonante 12% ma, nel contesto dell’attuale grande avanzata del Psd, che è diventato con le elezioni di domenica scorsa il secondo partito a livello nazionale conquistando il 27,8%, la percentuale del 7,15% ottenuta dai “sovranisti portoghesi” va vista come un indubbio successo. Tanto più che il partito di Ventura deve scontare la “maledizione” di tutte le altre formazioni parlamentari che, anche dopo l’ingresso della sua “pattuglia” di 12 in Parlamento, hanno confermato che non hanno nessuna intenzione di allearsi né di chiedere collaborazione agli eletti della «estrema destra».

Anche perché la nuova maggioranza dovrà vedersela i “compiti” che la Commissione europea affiderà al nuovo esecutivo per poter usufruire delle “risorse” (in realtà in gran parte soldi a debito) del Recovery Fund per il 2022. Se per Chega! accadrà quello cui abbiamo assistito negli ultimi due anni in Spagna, con l’analoga demonizzazione della destra sovranista, dovremmo aspettarci almeno un raddoppio dei voti del partito di Ventura nei prossimi 4/6 mesi. Dai sondaggi più recenti, infatti, VOX si è solidamente attestata come la terza forza politica a livello nazionale, con una percentuale, secondo un sondaggio pubblicato proprio ieri, del 17,1% che gli permette di avvicinarsi molto (e pericolosamente per loro) al Partido Popular di Pablo Casado. Staremo a vedere!


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