La reincarnazione è una credenza erronea e cosa indegna dell’uomo


di Padre Giuseppe Tagliareni*

COME FARE A SUPERARE LA PAURA DELLA MORTE E DEL DIVINO GIUDIZIO?

La morte è un passaggio obbligato: tutti prima o poi passiamo di scena e ci dileguiamo lasciando tutto compreso il corpo, che diviene polvere; ma non tutti muoiono bene, in pace con Dio e col prossimo. “Possa io morire della morte dei giusti!” (Num 23,10), cioè avendo espiato pienamente i peccati e riparato ogni debito verso la divina giustizia, coronato di meriti e di opere buone davanti a Dio e davanti agli uomini. La morte fa a tutti paura, perché comporta la lacerazione dell’essere umano e l’entrata nell’aldilà, fino ad allora ignoto e così il giudizio che ci attende con una sentenza che fisserà in eterno la nostra condizione di eletti o di maledetti.

Come fare a superare la paura della morte e del divino giudizio? Solo unendosi a Gesù. Egli è il Figlio di Dio fatto uomo per salvare l’uomo. Chi lo accoglie e mette in pratica la sua parola non vedrà la morte in eterno. Chi si unisce a lui nell’Eucaristia, vi trova il Viatico sicuro per l’eternità, dove egli ci aspetta per introdurci nel Regno di Dio. Gesù ci fa vincere la paura della morte presentandoci la verità della risurrezione, di cui egli risorto a Pasqua è la primizia; ci fa vincere la paura del giudizio immergendoci nel suo Sangue redentore, con cui ha pagato per le nostre colpe e ci riveste della sua giustizia (cfr. Ap 7,14).

Gesù è il salvacondotto che ci fa passare indenni da questo mondo al Padre e ci introduce nella gloria. Egli ci fa accettare pienamente la volontà di Dio che decreta la nostra uscita di scena e la chiamata all’eternità; ci fa sopportare l’abbandono e il distacco da tutte le cose e persone della terra e le lotte dell’agonia; ci infonde la fiducia nell’amore del Padre e ci avvolge con la Sua Misericordia. Egli allontana i demoni che vorrebbero strapparci a lui e farci piombare nella disperazione.

Ci dà l’assistenza decisiva della Madre sua e nostra Maria, che invocata col santo Rosario non ci abbandona ma ci mette sotto il suo manto e ci presenta a Cristo.

I morti vivono? Sì, sia i viventi sulla terra che i defunti, “tutti vivono per lui (Dio)” (Lc 20,38). Perciò non tutto finisce con la morte; oltre la soglia funerea c’è vita e vita eterna, per l’anima prima e, dopo la risurrezione, anche per il corpo. I morti, infatti, risorgeranno come Cristo ha annunziato. All’ultimo giorno coloro che sono nei sepolcri ne usciranno per una risurrezione di vita o di condanna, a seconda delle loro opere quando erano nel mondo (cfr. Gv 5, 29). E il loro nuovo corpo sarà immortale e si unirà all’anima, seguendone il destino.

Cosa fanno i morti? O godono Dio nel Paradiso se sono santi, o espiano le colpe e si purificano nel Purgatorio, da cui alla fine usciranno; o subiscono le pene dell’Inferno, se sono vissuti e morti in odio a Dio e al prossimo. Gesù ci rivela che i morti non si sposano tra loro, neanche dopo la risurrezione, perché il matrimonio, che serve principalmente a generare figli, è una realtà transitoria: nell’aldilà non ve ne sarà alcuna necessità, non dovendosi più generare altre creature ed essendo il numero degli eletti completo. Essi sono come gli Angeli di Dio.

Come sarà la risurrezione? Come quella di Cristo, che riprese il suo proprio corpo crocifisso, con le sue piaghe ancora vive, ma fu animato da vita divina e gloriosa. È un corpo che non può più morire né subire insulti e ferite; passa i muri e le porte chiuse, non sottostà alle leggi di questo mondo; compare o scompare a volontà; è epifania dell’anima, luminoso e bello, pieno di grazia e veramente somigliante a quello di Cristo.

Per i dannati invece, il corpo sarà brutto e deforme, oscuro e tenebroso, senza nessuna bellezza, conforme allo stato negativo dell’anima, priva della grazia di Dio e maledetta.

Che pensare della “reincarnazione”? È una credenza erronea e cosa indegna dell’uomo. Gesù risorto ci rivela il futuro meraviglioso che ci aspetta: con la risurrezione corporale l’essere umano viene ricomposto nella sua unità originaria e condotto alla perfezione voluta dal Creatore, partecipazione della vita divina ed eterna. Credere che l’anima dopo la separazione dal suo corpo si reincarni in un altro corpo magari di bestia o di pianta o addirittura in una pietra per tante amare nuove esistenze sulla terra, è fuorviante. A questa falsa credenza aderiscono molti orientali (buddisti, etc.) e tanti ex-cristiani che hanno perduto la fede in Cristo luce del mondo: essi seguono i barlumi d’oriente, che invocano eternità e purificazione, ma non conoscono lo splendore di Cristo risorto.

Come non perdere la fede, oggi? Dobbiamo saper resistere al bombardamento mediatico a favore dell’evoluzionismo che ci classifica come bestie evolute e ci riduce a materia vivente; resistere al pensiero “debole” e al relativismo, che dicono non esserci verità assolute e non potersi riconoscere in una fede e verità rivelata da Dio; resistere all’idolatria del corpo e dei beni della terra, come cosa assolutamente necessaria per essere felici, senza alcuna speranza nel Cielo; opporci alla banalizzazione della morte, all’eutanasia, alla morte-spettacolo, al disprezzo del corpo (tatuaggi, mutilazioni, piercing, magrezze anoressiche, prostituzione). Tutto vinceremo rimanendo fedeli a Cristo risorto nella sua santa Chiesa cattolica: “Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3,15).

Quale culto dare ai defunti? Soprattutto le preghiere di suffragio (Sante Messe, Rosari, indulgenze plenarie, adorazione al SS. Sacramento, etc.). La Bibbia ce ne dà testimonianza nel secondo libro dei Maccabei: il nobile Giuda, avendo visto che i caduti in battaglia avevano peccato d’idolatria per gli amuleti che portavano sotto la tunica, decise di fare una colletta e di offrire un sacrificio espiatorio per i morti “agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione” (2 Mac 12,43).

Le preghiere e le offerte sacrificali dei vivi possono dunque cancellare i peccati dei defunti per i quali si prega, secondo le disposizioni del Signore, che fa valere la carità fraterna e l’espiazione vicaria. Così la Chiesa ci insegna. Con le nostre preghiere e sacrifici possiamo contribuire a pagare i debiti verso la divina giustizia e affrettare l’ora dell’entrata in Paradiso per coloro per i quali preghiamo.

Protestanti e Testimoni di Geova negano il Purgatorio e il valore dei suffragi, perché sono fuori della santa Chiesa cattolica e non hanno una fede piena. Così essi non pregano per i loro cari defunti, mancando di fare una grande opera di carità e di applicare a loro i meriti di Cristo e dei Santi mediante le indulgenze. Essi rigettano come non ispirati i libri dei Maccabei e gli altri detti Deutero-canonici, che invece sono autentici, come la santa Tradizione cattolica da sempre riconosce. Il rifiuto di Lutero li contagia fino al punto da rifiutare la Messa e l’Eucaristia. Perdono così il Viatico della Salvezza e la “consolazione eterna” (2 Tes 2,16), che Dio ha invece dato ai Suoi eletti, rimasti fedeli a Cristo nella sua Chiesa apostolica.

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione


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