Tutto è accoglienza della vita, anche combattere le “stragi del sabato sera” che sulle strade italiane mietono vittime minorenni


di Simona Trecca

I DATI SULLE STRAGI IN AUTOMOBILE “DEL SABATO SERA” CONTINUANO AD ESSERE AGGHIACCIANTI NEL NOSTRO PAESE, COINVOLGENDO SOPRATTUTTO RAGAZZI DI ETÀ COMPRESA TRA I 15 ED I 29 ANNI. PER COMBATTERE QUESTO FENOMENO, OLTRE ALLA NECESSARIA EDUCAZIONE NELLE FAMIGLIE E NELLE SCUOLE, OCCORREREBBE STRONCARE L’USO DI STUPEFACENTI FRA I GIOVANI REGOLAMENTANDO ANCHE LA SOMMINISTRAZIONE DI ALCOL DA UNA CERTA ORA DELLA NOTTE IN POI

Il fine settimana è il momento che i giovani prediligono, perché dopo una settimana di studio e lavoro, possono svagarsi e divertirsi. Salvo poi leggere il lunedì seguente di notizie relative a stragi del sabato sera con vittime ragazzi non di rado minorenni. La maggior parte di questi incidenti avvengono a notte fonda, al rientro da discoteche o da serate passate insieme, alla guida di automobili non adatte alla loro età o addirittura senza patente, in condizioni psicofisiche alterate.

È di domenica scorsa la notizia di un 17 enne morto nel padovano, Pietro Benfatto, alla guida della Opel dei genitori, schiantatasi contro il muro di una casa alle quattro del mattino.

Il codice della strada è chiaro, sebbene molti genitori ignorino questa normativa: «per i primi tre anni dal conseguimento della patente di categoria A2, A, B1 e B non è consentito il superamento della velocità di 100 km/h per le autostrade e di 90 km/h per le strade extraurbane principali». Inoltre, «ai titolari di patente di guida di categoria B, per il primo anno dal rilascio non è consentita la guida di autoveicoli aventi una potenza specifica, riferita alla tara, superiore a 55 kW/t. [in pratica utilitarie tipo la Fiat 500, la Wolkswagen Polo e l’Opel Meriva solo per fare alcuni esempi]». Ma non si tratta solo di ignoranza o violazione di norme. Le componenti aggiuntive di fronte alle tragedie del sabato sera sono da ricercare in più ambiti.

Anzitutto dietro ad ogni numero sulle vittime c’è una giovane vita, un futuro spezzato. Realtà specializzate come l’ASAPSAssociazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale hanno rilevato a tal proposito che nel primo semestre del 2020 i numeri delle vittime sono contenuti a causa del lungo lockdown ma, nonostante ciò, rimangono drammaticamente significativi: 135 incidenti gravi con 79 morti (molti giovanissimi) e 249 feriti.

Nel 2021-2022 ciò che colpisce non è solo l’età giovanissima dei morti e dei feriti, ma anche la dinamica degli incidenti e le “aggravanti” derivanti da negligenza e superficialità.

Facciamo solo alcuni esempi recenti. Il 17 gennaio 2022 a Torrechiara di Parma tre giovani fra i 17 ed i 21 anni su una Mercedes di grande cilindrata sono tutti morti a seguito delle ferite riportate nello scontro con un’altra automobile. La mancanza di una precedenza è l’ipotesi più plausibile dell’incidente, ma quanto incide l’alta velocità e la distrazione in queste morti tragiche e inutili?

Ancora. Il 24 gennaio scorso a Brescia cinque giovani, questa volta tra i 17 e i 22 anni, sono morti a seguito dello scontro con un pullman. Uno schianto violentissimo, che ne ha causato la morte di tutti sul colpo. L’autista del pullman, in stato di shock, ha dichiarato di essersi trovato improvvisamente davanti alla vettura e di non aver potuto assolutamente fare nulla per evitare l’impatto. I testimoni hanno parlato una «scena apocalittica»…

A fine 2021 a Roma, invece, abbiamo dovuto sentire di due sorelle, Antonella e Lorena Flores Chevez rispettivamente di 23 e 19 anni, che con la loro macchina si sono schiantate contro un albero in via Cilicia, nel quartiere San Giovanni, mentre tornavano a casa dopo una festa di laurea. In questo caso un incidente autonomo, senza coinvolgimento di altre autovetture.

Il fenomeno di queste vere e proprie stragi è anche e soprattutto sociologico. Interessante l’analisi riportata in merito dal sito Medicalive.it, il quale attribuisce ai ragazzi l’errata percezione di invincibilità e visibilità che si ottengono con comportamenti sbagliati. Comportamenti dei quali non si considerano, evidentemente, le conseguenze, poiché «la macchina potente e veloce è sinonimo di affermazione, integrazione, conquista sessuale».

Ed allora cosa fare per arginare questo problema?

Prevenire il fenomeno già dalle scuole o addirittura nelle scuole guida. Con filmati di soccorsi di incidenti, di testimonianze forti di chi è sopravvissuto ma porta i segni permanenti di quella “superficialità”. Perché i giovani non hanno la percezione della morte e delle conseguenze definitive dei loro atteggiamenti.

Come rilevava il filosofo del pessimismo cosmico Arthur Schopenhauer (1788-1860), «la serenità e la vitalità della nostra giovinezza derivano in parte dal fatto che procedendo in salita non vediamo la morte, perché questa è ai piedi dell’altro versante». Serenità e vitalità però troppo spesso si scontrano con un muro alle quattro del mattino!


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