Cosa rappresenta l’altare cristiano? Almeno tre cose


di Padre Giuseppe Tagliareni*

LA FEDE E LA LITURGIA ALL’ALTARE DI DIO

“Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. Verrò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo” (Sal 43,3-4). Il centro del culto ebraico era il tempio di Gerusalemme, situato nella parte più alta della città, la quale a sua volta si erge sull’altura di Sion, la cui rocca fu presa da Davide. Fu Salomone suo figlio a costruire il tempio sul punto che corrisponde al monte Moria, dove Abramo, secondo il comando divino, tanti secoli prima aveva tentato d’immolare suo figlio Isacco. Gesù più volte si recò al tempio, la prima volta a dodici anni con Maria e Giuseppe per la Pasqua; egli da buon israelita celebrò tutte le feste comandate, specialmente la Pasqua, quando s’immolava l’agnello proprio al tempio e lo si consumava nella stessa città di Gerusalemme, nel banchetto sacrificale prescritto da Mosè. Ogni pio israelita anelava salire al tempio e offrire il culto a Dio. Anche gli Apostoli e i primi cristiani continuarono la tradizione, finché non furono proscritti e perseguitati. Quando poi, dopo l’editto di Costantino (313 d.C.) i cristiani ebbero libertà di culto, si cominciarono a costruire chiese e basiliche. In esse, la cosa più importante è stata sempre l’altare sormontato da una croce. Cosa rappresenta l’altare cristiano? Almeno tre cose.

L’altare è la parte principale del tempio, il luogo su cui convergono gli sguardi dei fedeli e accessibile solo ai sacerdoti. È il luogo della dimora di Dio tra gli uomini, dove essi lo possono incontrare benevolo e misericordioso, dove possono offrirgli il tributo della riconoscenza e dell’amore, presentare le loro offerte e preghiere e ricevere le Sue benedizioni. L’altare rappresenta il Monte santo di Dio come il Sinai su cui Mosè ricevette la Legge e su cui tornò Elia profeta del monoteismo. Prima ancora è il monte del sacrificio d’Isacco. Ma più di tutti rappresenta il Calvario, il monte su cui fu issata la croce e immolato Gesù, l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Quando il sacerdote sale all’altare, esprime il movimento dei pellegrini che salivano alla città santa (Gerusalemme) per il culto e più ancora quello del divino pontefice (Gesù) che sale al Calvario e alla croce per offrire il sacrificio della sua stessa vita.

L’altare cristiano dunque, rappresenta il Monte santo di Dio, il luogo dell’offerta e del sacrificio della nuova ed eterna Alleanza, siglata col Sangue divino dell’Agnello. In antico si offrivano varie cose: pane, incenso e animali che venivano sacrificati e poi almeno in parte bruciati o consumati nel pasto sacro. Nella festa più importante, che era la Pasqua, si immolava l’agnello per celebrare l’uscita dall’Egitto, la redenzione d’Israele dalla schiavitù del faraone e dallo sterminio mediante il sangue dell’Alleanza. All’Ultima Cena, Gesù, dopo aver celebrato il vecchio rito con l’agnello pasquale, prese il pane e il vino e li mutò nel suo Corpo e Sangue offerti in sacrificio per noi sulla croce. Egli ordinò ai suoi di rinnovare il suo “Memoriale”, che così venne a sostituire il vecchio rito. Questo era stato solo una preparazione e un simbolo. La nuova ed eterna Alleanza stipulata nel Sangue di Cristo sostituisce l’antica e il pane e vino consacrati vengono consumati a posto dell’agnello pasquale. Tutto ciò avviene sull’altare, che così diventa luogo dell’offerta santa e gradita a Dio, luogo del divino sacrificio della croce e della mensa eucaristica imbandita da Dio per i Suoi eletti. Questo complesso di realtà sacre fa capire perché la tradizione architettonica cristiana ha dato tanto rilievo e cura all’altare, da farne il posto privilegiato dell’intero edificio sacro, il più nobile e santo.

Ma la cosa che rende ancora più prezioso l’altare è il santo Tabernacolo, incastonato nel punto centrale dell’altare, dove si custodisce il SS. Sacramento, l’Eucaristia, il Pane consacrato, quell’Ostia che, secondo la fede cattolica, è Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo presente nel suo stato d’immolazione perenne e fatto cibo per noi, per darci la vita divina in pienezza, fin dal tempo del nostro soggiorno terreno e come “Viatico” per il Cielo, al quale siamo diretti. Qui è il centro della nostra fede e del nostro culto esclusivo: solo noi cristiani possediamo questo inestimabile tesoro, che è Dio con noi, offerto per noi mediante l’ufficio sacerdotale e che si offre a noi come cibo per darci la Vita che non muore. Egli è lì, sempre vivo e presente: accoglie tutti coloro che vengono a visitarlo o a partecipare alla Santa Messa, dove i fedeli offrono a Dio il culto perfetto, proprio perché c’è Lui, Gesù, il Figlio di Dio, che offre a Dio Padre non un animale ma se stesso, la sua obbedienza fino a morire, il suo reale sacrificio della croce, la sua morte che espia e paga per tutti i peccati degli uomini.

Il Tabernacolo richiama la tenda del convegno descritta nel libro dell’Esodo, dove Mosè aveva eretto l’altare dei sacrifici e introdotto l’Arca santa dell’Alleanza, che conteneva le Tavole della Legge, un campione della manna e la verga di Aronne, sommo sacerdote: tutti simboli eucaristici. Nel tabernacolo cristiano non vi sono simboli ma la realtà in persona dell’Emanuele in stato vittimale: l’Agnello di Dio immolato per noi. Per questo si onora con fiori e incenso, con la lampada sempre accesa, con l’esposizione solenne nell’ostensorio, con atti di culto particolare come le Ore Sante e i canti eucaristici. Si prolunga così il contatto vitale dei fedeli con Cristo sommo Sacerdote, il quale continua la sua offerta al Padre e distribuisce doni di grazia agli uomini suoi fratelli, li unisce a Sé in modo sempre più perfetto e comunica loro il suo Spirito Santo, per renderli più conformi a Lui e più docili alla volontà del Padre.

La grandezza e la bellezza dell’altare cristiano risplende nella Santa Messa, durante la quale si celebrano i divini Misteri. Dio scende sul monte mentre il Suo popolo vi si raduna ai piedi in preghiera e devoto ascolto; il sacerdote offre, in persona Christi, il divino Sacrificio dell’Agnello di Dio per la salvezza del mondo e ne riceve il Pane e Vino consacrati che sono il Cibo e la Bevanda di Salvezza, che egli poi distribuisce ai fedeli quale nuova manna celeste, “che porta in sé ogni dolcezza”. È il massimo atto di culto. È Sacrificio di lode, di ringraziamento, di espiazione e riparazione per i peccati del mondo; è la propiziazione di tutte le grazie e il luogo dove si attinge a piene mani alla Misericordia divina che dà vita e salvezza ai poveri viatori. Dio imbandisce il banchetto del Regno, che preannunzia le nozze eterne dell’Agnello. «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!»  (Ap 19,9), dice l’angelo a San Giovanni nell’Apocalisse e ripete in qualche modo il sacerdote ai fedeli prima della Santa Comunione mostrando l’Ostia consacrata.

L’altare cristiano ripresenta realmente l’Uomo-Dio e il luogo della sua immolazione, del suo offrirsi alla divina Giustizia come Ostia santissima e del suo darsi agli uomini come manna celeste, il luogo della dimora del Dio con noi (l’Emmanuele) e la santa Montagna dove i fulmini della divina Giustizia si tramutano nei raggi benefici del Cristo trasfigurato e dove gli uomini salgono fino a Dio senza paura. Il Tabernacolo ripresenta la Vergine Maria, nel cui santissimo grembo il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele” (Sir 24,8), comandò l’Altissimo al Suo Verbo e il “fiat” della Vergine annunziata mise il suo sigillo all’incarnazione. Per tutte queste ragioni e misteri, l’altare è veramente il centro più sublime del culto cristiano.

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione


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