L’Italia rinfaccia alla Russia la violazione del diritto internazionale, ma limita i diritti costituzionali agli italiani!

di Emanuela Maccarrone

DALLA VIOLAZIONE DELL’ART. 1 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA, IN SEGUITO ALL’OBBLIGO VACCINALE INTRODOTTO PER GLI OVER 50, ALLA DISCRIMINAZIONE MEDIATICA E SOCIALE DEI CITTADINI NON VACCINATI, LA “TESSERA VERDE” STA DESTABILIZZANDO LA VITA DI MILIONI DI CITTADINI

A un’Europa che rinfaccia alla Russia la violazione del diritto internazionale in Ucraina, se ne contrappone un’altra che deve fronteggiare il malcontento dei cittadini che protestano contro la violazione dei diritti umani nelle proprie patrie, a causa dei mandati vaccinali.

Tra questi Paesi sembrerebbe che l’Italia sia uno degli Stati più autoritari per via dei controlli imposti con il green pass. Dalla violazione dell’art.1 della Costituzione italiana, in seguito all’obbligo vaccinale introdotto per gli over 50, alla discriminazione (sociale e mediatica) dei cittadini non vaccinati, la ‘tessera verde’ sta destabilizzando la vita di milioni di cittadini.

In svariate occasioni, diversi esperti hanno ribadito che anche i vaccinati possono contrarre il virus e trasmetterlo, e già questo non spiega le restrizioni governative introdotto con l’infame tessera verde, così infame che il magazine britannico The Spectator’, ha intitolato un suo articolo sul green pass italiano L’inutile tirannia del Green Pass italiano.

Ma la tessera verde sta rendendo la vita difficile anche agli esercenti che sono stati costretti a fungere da controllori dei propri clienti, con il rischio di infastidirli, come testimoniano vari commercianti. Da ultimo abbiamo letto la testimonianza della titolare di una cartoleria che ha dichiarato che da quando è costretta a chiedere il Green pass gli affari sono diminuiti di tanto poiché molti clienti rifiutano questo regime di controllo.

Sulla questione, un gruppo di 25 avvocati ha firmato un esposto sulle condizioni di liceità del Green pass, un documento formato da sei pagine, indirizzato al Garante per la protezione dei dati personali.

Tra i firmatari c’è il Presidente dell’Anorc (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Custodia di contenuti digitali), l’avvocato Andrea Lisi, che ha specificato di aver più volte sottolineato “che la strada dell’emergenza, e anche delle emozioni, che comporta lo stato della pandemia non ci deve indurre a forzare troppo la mano su diritti e libertà fondamentali. In questo caso, e parlo da vaccinato e da persona assolutamente favorevole al vaccino, il Green pass non può essere una scorciatoia per imporre il vaccino attraverso strade alternative a ciò che prevede la Costituzione”.

Secondo il Presidente dell’Anorc, l’unico modo per rendere obbligatorio il vaccino è quanto previsto dall’art. 32 della Costituzione. “Questo articolo spiega che la compromissione di un diritto fondamentale come quello della salute può arrivare soltanto attraverso una legge che specifichi le finalità e anche gli indennizzi“. Per l’avvocato Lisi si sta utilizzando il green pass in maniera impropria, non più per garantire la circolazione tra i vari Stati europei, ma per estorcere in maniera ambigua un consenso allo strumento del vaccino, violando i diritti costituzionali.

Abbiamo una Repubblica fondata sul lavoro, diritto che stiamo comprimendo in modo totalmente irragionevole. Ritengo che questa sia una strada davvero antidemocratica, autoritaria e che non ci possiamo permettere“.

Il rischio che si corre, come ha ben evidenziato l’avvocato, è che il Green pass diventi uno strumento continuo di controllo, utilizzato “da uno Stato che comincia ad abituarsi troppo al suo potere, un potere non più autorevole, ma autoritario e di controllo incredibile, perché una volta superato un limite, poi li superiamo tutti“.

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