Forse nulla meglio del sacrificio esprime il culto vero a Dio

Forse nulla meglio del sacrificio esprime il culto vero a Dio

di Padre Giuseppe Tagliareni*

LA BIBBIA MOSTRA MOLTI SACRIFICI E TUTTE LE RAGIONI PER FARLI: ECCO QUANDO SONO VERI E GRADITI A DIO E QUANDO NON SONO GLI SONO GRADITI

Offri a Dio un sacrificio di lode e sciogli all’Altissimo i tuoi voti. Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora, a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio” (Sal 50,14-23).

Forse nulla meglio del sacrificio esprime il culto vero a Dio. L’uomo che si riconosce debitore di Dio per i doni della vita, della salute, del benessere e della salvezza dai mali che da sempre  lo minacciano (nemici, povertà, fame, malattie, morte), esprime al meglio la sua gratitudine alla Divinità con l’offerta di un oggetto caro o di un animale, che simboleggia il dono di sé, della propria vita a Dio, riconosciuto come supremo Benefattore e unico Signore. Questo gesto rende l’uomo “santo”, cioè interamente sotto il dominio di Dio. Se questa “santità” viene mantenuta nella condotta di vita onesta e pura, merita la salvezza di Dio.

La Bibbia mostra molti sacrifici e tutte le ragioni per farli; mostra quando sono veri e graditi a Dio e quando sono a lui invisi; enumera le varie specie: di lode, di espiazione, di comunione e di ringraziamento, di olocausto, di propiziazione e riparazione, d’impetrazione, etc.; ne indica i ministri, i tempi e i luoghi; ma soprattutto mostra nel Messia venturo che offre la sua vita (cfr. Is 53,1-12) o nel Cristo già venuto e crocifisso (cfr. Eb 10,1-10) il Sacrificio santo, perfetto e gradito a Dio, che invera e avvalora tutti gli altri sacrifici. Questo santo Sacrificio offerto da Gesù già la sera del Giovedì Santo nel pane e vino consacrati costituisce il Sacrificio della Nuova ed Eterna Alleanza, che sostituisce tutti gli antichi e costituisce l’Eucaristia, il Sacrificio di lode e di ringraziamento, di comunione, di espiazione e propiziazione degno di Dio.

Caino e Abele certamente istruiti dai progenitori, offrirono sacrifici a Dio: frutti del suolo e agnelli. Però “il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta” (Gen 4,4-5).

E ciò non per la diversità degli oggetti offerti ma per l’atteggiamento del cuore, l’intenzione, che non fu pura ugualmente agli occhi di Dio, avendo Caino covato nel cuore sentimenti cattivi nei confronti del fratello (odio e invidia), che lo porteranno ad ucciderlo e ricevere la maledizione divina (cfr. Gen 4,10-12). Come si chiarirà in Isaia, tutti i sacrifici fatti a Dio sono inutili se le mani grondano sangue, se non si toglie l’oppressione del debole, se non si fa giustizia vera, se non si mostra pietà e carità verso i miseri (cfr. Is 1,11-20). Questo fa vedere bene che ciò che più importa a Dio non è l’atto di culto in se stesso, ma l’orientamento del cuore e della volontà da parte degli offerenti: cuore e volontà aperti all’amore.

Altro emblematico sacrificio antico fu quello di Noè scampato al diluvio. Appena uscito dall’arca, egli eresse un altare e immolò degli animali in ringraziamento a Dio per avergli salvato la vita insieme ai suoi familiari. “Il Signore ne odorò la soave fragranza” (Gen 8,21) e rispose concedendo una larga benedizione e stipulando l’alleanza primordiale col genere umano segnata dall’arcobaleno, con la promessa che non vi sarebbe stato più diluvio sulla terra per distruggere la vita. Egli chiese all’uomo di rispettare il sangue, cioè la vita e se ne fece vindice immortale. Il sacrificio di Noè così fu da una parte l’espressione cultuale della sua gratitudine verso l’Onnipotente da Lui gradita e dall’altra parte fu la propiziazione di una larga benedizione e della stipula di una grande alleanza con tutta l’umanità. Il sacrificio così rende benevolo Dio e Lo dispone a concedere altre grazie.

Quando il patriarca Abramo tornò dalla vittoriosa lotta contro i quattro re  per liberare Lot suo nipote (cfr. Gen 14,17-20), incontrò Melchisedek, re di Salem e sacerdote di Dio altissimo, che offrì pane e vino e benedisse Abramo a nome di Dio. Il patriarca gli offrì la decima parte del bottino, in ringraziamento a Dio per la vittoria. Riconoscente per l’aiuto decisivo ricevuto dall’alto, accettò l’intermediazione del sacerdote Melchisedek che offrì un sacrificio di lode a Dio e lo ricompensò lautamente dell’officio sacerdotale espletato in suo nome davanti all’Altissimo.

Si riconosce qui la mediazione sacerdotale, che con Mosè passerà ai figli di Levi, e la necessità del culto a Dio e delle relative offerte per i sacerdoti. L’offerta poi del pane e del vino richiama direttamente la consacrazione eucaristica dell’Ultima Cena.

Il vertice della vita religiosa di Abramo fu il sacrificio d’Isacco suo figlio, che egli si dispose a fare sul Moria e che fu interrotto dall’Angelo del Signore. Esprime ciò che più l’uomo deve a Dio: l’adorazione come unico Signore, l’obbedienza assoluta, il sacrificio di ciò che si ha di più caro. È il vertice della fede e dell’amore. Esso preannunzia singolarmente l’immolazione del Figlio di Dio Gesù, l’Agnello che toglie i peccati del mondo perché li ripara con la sua perfetta espiazione. In Abramo è adombrata la figura dell’eterno Padre e anche della Vergine Madre Maria, che per amore dell’umanità sacrificano il Figlio sull’altare della croce. Qui è il vertice della santa religione, dove s’incontrano Giustizia e Misericordia, benevolenza eterna di Dio e amore massimo dell’uomo a Dio fino a sacrificare interamente la propria vita. È questo il Sacrificio della Nuova ed Eterna Alleanza, il vero sacrificio di lode accetto a Dio.

Ai piedi del Sinai, anche Mosè per ordine divino offrì il sacrificio di animali e asperse il sangue delle vittime sopra il popolo, il “sangue dell’alleanza” (Es 24,8), che da una parte richiama il sangue dell’agnello sparso sugli stipiti delle porte in Egitto la notte dello sterminio dei primogeniti, dall’altra preannunzia l’effusione del sangue di Gesù, vero Agnello di Dio, che non solo ci libera dal peso dei peccati ma annunzia la Pasqua di Risurrezione e perciò la vita eterna donata da Dio al nuovo Popolo dell’Alleanza stipulata nel nome di Cristo. È Gesù la Vittima gradita a Dio: non è possibile infatti, rimettere i peccati col “sangue di tori o di capri” (Eb 10,4), ma per la riparazione ed espiazione operate da Cristo sulla croce. Ecco perché Gesù ordinò ai suoi discepoli di rinnovare il suo Memoriale. E quindi di offrire continuamente a Dio il sacrificio della nuova Alleanza, fonte di tutte le Benedizioni del Cielo.

I cristiani, in particolare i cattolici, devono prendere coscienza che abbiamo il dovere e la necessità di offrire a Dio un “sacrificio di lode” adeguato alla Sua santità, da ripetere con incessante continuità, visto l’immenso bisogno della grazia e della misericordia di Dio. Infatti, il gran numero di peccati sfida la Giustizia di Dio e attira i Suoi castighi a livello planetario. C’è solo da stringersi sempre più all’altare dove si offre il sacrificio eucaristico, il Memoriale del Signore morto e risorto per la nostra salvezza ed entrare in comunione con Cristo, che annulla il nostro debito e ci ottiene lo Spirito Santo, che dà la vita nuova del Risorto anche a noi suoi fedeli. E questo avviene nella Santa Messa, specialmente la Domenica, giorno del Signore, quando tutta la comunità dei redenti fa festa e si reca al tempio (la chiesa) per offrire il Sacrificio gradito a Dio. Da qui sgorgano tutte le grazie e provvidenze per gli uomini vivi e defunti; qui ricevono pienezza tutti i sacrifici degli uomini; qui vengono accolte e nobilitate tutte le offerte fatte a Dio; qui si mangia il “Pane degli Angeli” e si beve il “Vino” che la Sapienza ha preparato per i suoi figli (cfr. Pro 9,5). Qui si tocca il vertice della fede e dell’amore che dà lode a Dio e trasforma il mondo.

 

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione

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