Siamo morti quando siamo incapaci di ricevere la vera vita a causa dei nostri peccati

Siamo morti quando siamo incapaci di ricevere la vera vita a causa dei nostri peccati

di don Ruggero Gorletti

COMMENTO AL VANGELO DI MERCOLEDÌ 30 MARZO 2022

Dal vangelo secondo san Gv 5, 17-30

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

COMMENTO

Gesù ci parla di un’ora, e specifica che è proprio questa, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata vivranno. Evidentemente Gesù non può riferirsi, con questa frase, alla morte fisica; i morti che odono la sua voce sono coloro che ascoltano la sua parola, i suoi ascoltatori di quel tempo, e noi, che la udiamo oggi. Noi, come loro, quando non viviamo in grazia di Dio, siamo morti nel senso che siamo incapaci di ricevere la vera vita a causa dei nostri peccati. Nel brano di Vangelo abbiamo una prima risposta alla domanda su cosa fare per avere la vita: ascoltare la parola di Dio. Certamente non limitarci ad ascoltarla con le orecchie, ma accoglierla con fede e farla diventare agire concreto nella nostra vita, perché, ci ricorda ancora Gesù, «non chi dice “Signore, Signore” erediterà la vita eterna, ma chi fa la volontà del Padre» (Mt 7,21). Questo brano del Vangelo ci da un‘altra indicazione preziosa sul modo in cui possiamo ricevere da Dio il dono della vita eterna: chi avrà operato il bene uscirà dal sepolcro per una risurrezione di vita, chi invece avrà operato il male ne uscirà per una risurrezione di condanna. Le parole di Gesù, anche se possono apparire dure, sono chiare, non possiamo fingere di non averle ascoltate, ma non ci devono spaventare: noi abbiamo la grande, immensa opportunità, in questa vita, di ricevere il dono preziosissimo, completo, definitivo dell’esistenza nella pace e nella gioia con Dio. Dio ci invita dunque a fare il bene  e ad evitare il male, per poter ricevere la vita eterna.

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