Una partita geopolitica, tra opposte superpotenze, sulla pelle del popolo ucraino


di Dalila di Dio

SI FACCIA QUELLO CHE ORDINANO GLI STATI UNITI D’AMERICA: “THE PRICE IS WORTH IT”… TANTO A PAGARLO SIAMO NOI!

Quanto è facile, nel mondo moderno, saltare da una parte giusta della storia a un’altra senza soluzione di continuità? Quanto è semplice collocarsi costantemente dalla parte dei buoni, degli inclusivi, dei solidali, demonizzando sistematicamente ogni posizione dissenziente? 

Dal banner “io mi vaccino” alla bandierina dell’Ucraina sulla foto profilo, dalle accuse agli untori no-vax alla solidarietà pelosa per il Popolo ucraino, dalla battaglia per l’obbligo vaccinale indiscriminato alla strenua richiesta di più sanzioni alla Russia, d’altronde, il passo è stato breve.

È sufficiente predicare acriticamente ciò che viene impartito, ammantati nella calda coltre della verità ufficiale, quella precostituita, calata dall’alto, indiscutibile, insindacabile, per porsi al sicuro da ogni rischio ed appuntarsi sul bavero la spilletta di tutori dei diritti, della salute pubblica e, oggi, della pace.

Basta evitare di porsi domande, di sollevare dubbi o interrogativi sull’origine dei problemi e sulle conseguenze delle soluzioni proposte dal mainstream

No alla guerra, no alla violenza, no all’uccisione dei bambini, solidarietà al popolo ucraino, sanzioni alla Russia: è, pressappoco, questo il catalogo delle posizioni su cui l’intero arco parlamentare è attestato ormai da settimane. Le più ardite analisi politiche si sono spinte fino a “Putin macellaio, Zelensky eroe”. 

Il festival delle banalità. Banalità, sì: perché nessuno sano di mente potrebbe mai gioire nel vedere un Paese in guerra, un popolo in fuga, degli innocenti uccisi. 

Eppure, è proprio questo il tipo di argomenti che viene opposto a chiunque provi ad andare oltre, a porsi domande, proporre riflessioni, investigare sulle cause e sulle possibili soluzioni di quanto sta accadendo in Ucraina.

Se non abbracci la verità ufficiale come un panda col suo eucalipto, sei irrimediabilmente un mostro che gode nel vedere corpicini straziati sull’asfalto. 

I buoni, d’altronde, non dubitano. I buoni hanno sempre la soluzione giusta.

Poco importa che le conseguenze delle loro brillanti soluzioni ricadano sulle centinaia di bambini greci morti per mano della troika eurocratica o sul mezzo milione di bambini uccisi dalle sanzioni all’Iraq.

The price is worth it” sentenziò il Segretario di Stato Madeline Albright: lo scopo da raggiungere val bene una strage di bambini.

Che si tratti di mettere a posto i conti, di esportare la democrazia o di sbarazzarsi di Putin, poco importa: il prezzo da pagare per il raggiungimento degli obiettivi di lor signori è sempre congruo e nel nome di quegli obiettivi può – deve – essere versato tutto il sangue necessario. 

Per questo, oggi più che mai, occorre domandarsi quale sia lo scopo di quanto si sta consumando a qualche migliaio di chilometri da noi: perché è sotto gli occhi di tutti il fatto che in Ucraina si stia combattendo una guerra che va oltre il controllo della Crimea e del Donbass.

Quella in atto è una partita geopolitica tra opposte superpotenze che stanno regolando i loro conti sulla pelle del popolo ucraino, di cui pare importare ben poco a tutti coloro che da settimane fanno passerella con le loro espressioni contrite e con gli slogan sulla libertà dei popoli, la tutela della democrazia e dei valori dell’Occidente.

Ora, è evidente come ci sia una sola nazione al mondo a cui giovano le sanzioni alla Russia, una sola nazione al mondo interessata a prolungare il più possibile il conflitto, una sola nazione al mondo che si avvantaggerebbe di una guerra di logoramento, una sola nazione al mondo che ha pubblicamente dichiarato, per bocca del suo presidente (salvo, poi, rimangiarselo perché era troppo persino per loro), di avere come obiettivo la destituzione di Vladimir Putin.

C’è una sola nazione al mondo che sta combattendo, per interposto popolo, il proprio nemico storico, senza mettere uno scarpone sul teatro di guerra. 

E a questa nazione l’Europa intera pare asservita, incapace com’è di domandarsi quale sia il proprio interesse, l’interesse dei popoli europei, l’interesse della stessa Ucraina.

Una Europa incapace di essere potenza. Asservita, autolesionista, mera esecutrice dell’altrui agenda politica.

Si faccia quello che ordinano gli Stati Uniti d’America: “The price is worth it”. Tanto a pagarlo siamo noi…


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