Delega fiscale: oggi vertice del centrodestra, Governo Draghi a rischio?


di Pietro Licciardi

TASSE: OGGI VERTICE DEL CENTRODESTRA, A RISCHIO LA TENUTA DEL GOVERNO. SALVINI DEFINISCE LA DELEGA PER LA RIFORMA DEL CATASTO IL PRELUDIO AD «UNA STANGATA» E, CON BERLUSCONI E MELONI, FA BENE A NON FIDARSI DELLA SINISTRA AL POTERE, CHE HA SEMPRE CONSIDERATO IMPRESE E CITTADINI COME LIMONI DA SPREMERE. ORA PIÙ CHE MAI C’E’ BISOGNO DI SUSSIDIARIETÀ

In questi giorni all’ordine del giorno del dibattito politico vi è il no del centrodestra ad ulteriori aumenti di tasse su casa, affitti e risparmi nonostante le assicurazioni di Mario Draghi e della sinistra.

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi fanno benissimo a non fidarsi perché ormai sappiamo tutti a menadito che la sinistra, laica e cattocomunista (ex e post), è assolutamente incapace di concepire politiche diverse dal continuo drenaggio di risorse dalle tasche degli italiani mediante nuove tasse, palesi e occulte, che poi vengono riallocate mediante politiche assistenzialiste che rilanciano un bel nulla e anzi concorrono all’ulteriore impoverimento della società.

Ormai la pressione fiscale in Italia è ben oltre la soglia di sopportabilità, avendo superato il 70%. Non ci credete? Prendete una busta paga e dopo aver detratto circa il 35% del vostro stipendio, trattenuto alla fonte, su quel che rimane cominciate a togliere l’Iva su tutto quello che acquistate, oltre la metà della spesa mensile per il pieno dell’auto, che è costituita da accise e tasse, l’iva sulle bollette di acqua, luce e gas, il canone Rai, le tasse sul conto in banca o in Posta, i ticket sanitari, e via elencando, fino ai centesimi che lasciate allo Stato quando al supermercato vi fornite di busta di plastica.

Eppure la voracità statale non sembra aver limiti e pur di spremere il povero cittadino si è inventata pure la tassa “etica” che colpisce con balzelli i comportamenti apparentemente più innocui, come fumare, comprare bottigliette di plastica, bere bevande gassate e zuccherate, giocare al gratta e vinci, farsi un grappino con gli amici…

Nonostante l’evidenza ci sono ancora fessi convinti che se si pagano così tante tasse è colpa degli evasori. Ma il problema non è affatto l’evasione, la quale ormai ha il merito di sottrarre risorse allo spreco, al clientelismo e all’inefficienza dello Stato per destinarle a impieghi più produttivi, come comprare un bel vestito di sartoria, che alimenta un fiorente indotto: dalla sarta alla commessa della boutique. Bensì la questione è che lo Stato si è appropriato illecitamente di tutto quello che poteva, facendo invece sempre peggio quello che doveva fare. Ha monopolizzato la scuola, l’assistenza, la cultura, la ricerca, i trasporti, i mezzi di comunicazione di massa e molto altro ancora. E ha trascurato la sicurezza (polizia e carabinieri), la difesa, e in generale quei compiti che soltanto lo Stato può assolvere. Così ha creato una burocrazia elefantiaca che costa troppo, è inefficiente e nella quale prosperano clientele e corruzione, bruciando fiumi delle nostre tasse.

Le origini di questo andazzo sono nella Rivoluzione francese, che fece piazza pulita del principio cattolico della sussidiarietà su cui si fondavano le organizzazioni sociali intermedie proprie dell’ordinamento medievale per mettere tutto nelle mani e sotto il controllo dell’apparato statale repubblicano. Nel XX secolo poi ha preso piede l’ideologia social comunista che ha trovato nella leva fiscale un ottimo strumento per imprimere alle società ancora formalmente borghesi e capitaliste una decisa virata verso il modello sovietico. Lo aveva denunciato ad esempio papa Pio XI che in un suo discorso del 2 ottobre 1956, prima dell’avvento del centro-sinistra in Italia, metteva in guardia contro «l’estensione smisurata dell’attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso». Un problema ripreso nell’enciclica Centesimus Annus (1° maggio 1991) da Giovanni Paolo II con la critica allo Stato assistenziale che, «intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società […], provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici».

Esortazioni rimaste lettera morta, specialmente nel nostro Paese, in cui i cattocomunisti (ex, post e in talare) assecondano e incoraggiano fin dall’avvento del primo centro-sinistra la sempre crescente pressione fiscale, il progressivo esproprio dei beni di imprese e famiglie, l’espandersi dello Stato, che come un tumore maligno sta conculcando non solo la libertà di intrapresa e il diritto al lavoro ma anche le altre libertà fondamentali dei cittadini, come il diritto alla vita.

A tutto questo c’è un antidoto: la sussidiarietà, principio contenuto pure nella nostra ormai inutile Costituzione, che il centrodestra farebbe bene a studiare battendosi per una sua applicazione. Il che, detto tra noi, varrebbe ben più di un Pnrr.


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