L’utero in affitto viola i diritti fondamentali della donna gestante e del neonato

L’utero in affitto viola i diritti fondamentali della donna gestante e del neonato

di Enzo Vitale

LA MATERNITÀ SURROGATA È MOLTO DIFFUSA NEL MONDO. IN SPAGNA LA CORTE SUPREMA PRENDE UNA POSIZIONE FERMA CONTRO TALE PRATICA INUMANA. LA SPERANZA E’ CHE VENGA RICONOSCIUTA COME UN CRIMINE INTERNAZIONALE AL PIU’ PRESTO POSSIBILE…

La maternità surrogata è uno dei principali crimini che si sta perpetrando contro la vita umana: si manipola la vita umana ai suoi albori andando a falsare il rapporto primordiale che c’è tra madre e figlio. Quel rapporto che dovrebbe essere carico di complice amore è, infatti, condizionato, falsato e negato da un contratto che può avere o no – a seconda della condizione e delle persone interessate – carattere lucrativo.

La surrogazione di maternità prevede sin dall’inizio che, nel momento in cui il bimbo è partorito, sia strappato alla madre definita surrogata (colei, cioè, che per nove mesi lo ha portato in grembo), per essere consegnato alla donna o all’uomo (singolo o coppia, non cambia), che ha ordinato un figlio ad un’agenzia tra le tante presenti nel mondo, che si occupano di realizzare il loro sogno: avere un figlio.

Chi sono coloro che si rivolgono a queste agenzie per la maternità surrogata? Certamente persone benestanti dato che i prezzi non sono ancora accessibili a tutti. Di certo, persone che vogliono, ad ogni costo, un figlio, arrivando a pagare qualcuno di estraneo che lo metta al mondo per loro. A volte tale pratica si realizza tra persone della stessa famiglia per problemi di salute: una madre che porta in grembo il proprio nipotino perché la figlia non può affrontare la gravidanza, ad esempio. Ma non sempre vi si ricorre perché si è impossibilitati a causa di una malattia o di una malformazione. Sempre più spesso i richiedenti sono coppie (omosessuali o eterosessuali, conviventi o sposate) che non vogliono “caricarsi dei fastidi” che si incontrano in una normale, naturale, gestazione.

In Italia la pratica è, al momento, grazie a quanto prevede la legge 40 del 2004, non ammissibile anche se la normativa è attaccata su più fronti.

Altri paesi europei, invece, stanno cercando di mettere un freno perché si stanno rendendo conto dei tantissimi e gravissimi danni causati dal ricorso a tale pratica sia per il bambino concepito che per la madre gestante.

Ultima nazione ad intervenite in ordine di tempo è la Spagna: «la Corte suprema spagnola non riconosce l’affiliazione materna nei confronti di un soggetto che non è la madre biologica di un figlio nato da maternità surrogata». Questo è quanto riporta il sito Bioetica news al ricevimento della notizia che è stata anticipata dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire: «I contratti di gravidanza per utero in affitto sono nulli a tutti gli effetti, perché violano i diritti fondamentali della donna gestante e del neonato».

La sentenza della corte spagnola è interessante perché mette in luce alcuni degli elementi che sono fondamentali per garantire il rapporto madre-bambino, oltre a chiarire la mercificazione che c’è dietro tale pratica che vede il più piccolo e indifeso ridotto ad un oggetto di scambio.

La corte precisa anche come agire nei casi già, di fatto, realizzati: «a fronte di “fatti consumati”, il riconoscimento della relazione materno-filiale della madre non biologica può avvenire solo mediante l’adozione».

Tale sentenza, che riprende altre precedenti dichiarazioni contrarie alla pratica della surrogazione di maternità, apre, in un certo modo, all’adozione affermando che l’unico modo per confermare un rapporto materno-filiale sia quello di adottare il bambino che arriva in patria e magari concepito all’estero.

Ovviamente anche questa soluzione non sembra essere delle migliori!

La speranza per evitare sempre maggiori problemi è che si possa presto arrivare a definire la surrogazione di maternità, sia onerosa che gratuita, un crimine internazionale evitando quanto adesso accade e cioè che si vada all’estero per ottenere quello che nei paesi di origine non è ammesso.

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