Sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti in odio alla fede: se ne parla oggi a Ferrara


di Angelica La Rosa

LA “GUERRA DOPO LA GUERRA” IN EMILIA-ROMAGNA: SACERDOTI E LAICI CATTOLICI UCCISI IN ODIO ALLA FEDE NELLA “REGIONE ROSSA” DAL 1943 AL 1948 

E’ possibile, a tre quarti di secolo di distanza, dibattere in modo storicamente sereno attorno alla vicenda delle violenze che insanguinarono la “regione rossa” per antonomasia, l’Emilia-Romagna, al termine del secondo conflitto mondiale?

A questa domanda cercheranno di rispondere oggi a Ferrara, nella Sala dell’Arengo (piazza del Municipio 2) gli storici cattolici Renato Cirelli e Andrea Rossi. L’incontro, che avrà inizio alle ore 16 ed è organizzato da Progetto san Giorgio e dall’Associazione di Promozione Sociale (APS) Ferrara Cambia ha come titolo: “Una guerra dopo la guerra: I sacerdoti e i laici cattolici uccisi in odio alla fede in Emilia Romagna (1945-1948)”.

Il Dott. Cirelli affronterà il tema spinoso dei professionisti della rivoluzione, i quali immaginavano una rivolta comunista in Italia come logica conseguenza della vittoria sul fascismo e sul nazionalsocialismo e, in questo senso, perseguirono una spietata “guerra di classe” (definizione dello storico Claudio Pavone). Quest’ultima vide come vittime non solo ex esponenti della Repubblica di Salò, ma anche possidenti, imprenditori e, appunto, sacerdoti e laici cattolici che si erano impegnati sul fronte anticomunista ed a ricostituire la Democrazia Cristiana.

La relazione del Dott. Rossi, che è curatore fra l’altro della sezione “Storia e cultura” di inFormazione Cattolica, proseguirà lungo lo stesso canovaccio, con una rassegna di alcune biografie dei ventisette parroci che furono uccisi a guerra finita, sacerdoti che nella quasi totalità esercitavano il loro ministero in piccole località nelle quali erano riferimento per l’intera popolazione. Colpire “il prete”, quindi, era un atto fortemente simbolico e assieme intimidatorio: la rivoluzione non avrebbe fatto sconti a nessuno, nemmeno al clero se non avesse odiato gli avversari politici o i nemici del comunismo.

L’iniziativa sembra del tutto opportuno in un contesto culturale nel quale, purtroppo, ancora si registra una quasi totale assenza di ricerche scientifiche sul tema, a dimostrazione di come la morte cruenta di esponenti cattolici emiliani e romagnoli a guerra finita non abbia ricevuto, salvo in poche eccezioni, l’attenzione degli studiosi accademici. La data dell’evento, il 13 aprile, è stata scelta anche in relazione al giorno in cui, nel 1945, il tredicenne Rolando Rivi, oggi dichiarato beato dalla Chiesa cattolica, fu martirizzato da un commando partigiano nei pressi di Monchio (RE), senza avere altra colpa se non quella di vestire e di non voler gettare alle ortiche la sua talare di seminarista.


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