Il “Manto della Misericordia” di Oropa: stasera un documentario ne ripercorre in TV storia e devozione


di Simona Trecca

«IL MANTO DELLA MADONNA DI OROPA È UN SIMBOLO DI PROTEZIONE CHE UNISCE TUTTO IL POPOLO» (ALESSANDRA ALBERTO)

Ventisette metri di preghiere, quindicimila pezzi di tessuto donati dai fedeli e cuciti insieme dalle monache di clausura dell’Abbazia Benedettina  “Mater Ecclesiae”  di Isola  San Giulio (Novara):  questo è il Manto della Misericordia, fatto di frammenti di vita offerti alla Madonna di Oropa. Una storia lunga cinquecento anni che sarà raccontata stasera su Tv 2000, alle ore 23, in occasione dell’apertura del mese mariano.

La tradizione racconta che nel IV secolo, Sant’Eusebio diffuse ad Oropa il culto Mariano. Nel Santuario omonimo è esposta la Madonna nera scolpita in legno di pino cembro nel XIII secolo da uno scultore valdostano, oggetto di pellegrinaggi di fedeli di tutto il mondo.

Nel 1599, in ringraziamento di essere scampati alla pestilenza, i biellesi fecero costruire la Basilica Antica e il 30 agosto 1620 avvenne la prima solenne “Incoronazione” della statua. Incoronazione pagata dalle offerte dei fedeli che si resero protagonisti di grandi gesti di generosità.  Il primo agosto 1820, fu addirittura re Vittorio Emanuele I a portare in dono una corona per il Bambino, mentre la sua consorte Maria Teresa d’Austria offrì la corona per la Vergine. Da allora, ogni cento anni si ripete la tradizione conosciuta come l’Incoronazione della Madonna di Oropa.

Il 29 agosto 2021, in occasione della V Centenaria Incoronazione è stato offerto in aggiunta, un manto composto da 15.000 lacerti di stoffa, provenienti dai fedeli di tutto il mondo che raccontano storie di gioia, di dolore, di redenzione accompagnati da una intenzione di preghiera. Un progetto lanciato nel 2018 e che ha visto una notevole adesione popolare.

«Nella storia dell’arte – spiega Alessandra Alberto, ideatrice del progetto – il manto della Madonna è un simbolo di protezione che unisce tutto il popolo».

In una visione a Santa Brigida, la Mater Misericordiae rivela di aver ricevuto dal Figlio il sentimento della misericordia e che il suo mantello è metafora di umiltà, unica vera protezione dalle intemperie del mondo (Rivelazioni, ii, 23).

Comunione e protezione sono i tratti distintivi del Manto della Misericordia.

Come ogni progetto intessuto nella Divina Volontà, è stato necessario tanto sacrificio in termini di lavorazione, abnegazione, dedizione, poiché il manto fosse cucito interamente a mano.

«Innanzitutto è stato ideato e disegnato il modello. Poi c’era chi smistava i tessuti, chi sagomava il tassello in modo da valorizzarne il più possibile l’immagine, chi preparava la tesserina e chi le cuciva sulle varie strisce di tessuto che sono servite da supporto. Siamo arrivate ad avere quattro telai contemporaneamente in lavorazione, e tutto abbiamo fatto a mano!» raccontano le suore di clausura dell’Isola di San Giulio.

Non solo cucito, però. Innanzitutto preghiere. Per le monache di clausura, infatti, confezionare quei pezzi di vita vissuta, ha rappresentato un momento di grande comunione.  I lacerti di stoffa non sono tessuti normali, provengono da abiti da sposa, copertine di neonati, tute da lavoro, supplicano protezione e preghiere. Cosa che ha fatto nel silenzio del loro monastero, il gruppo di lavoro costituito principalmente da una decina di suore ma supportato da tutta la loro comunità.

«Questo lavoro – aggiungono le religiose – è stato per noi un grande dono, un’occasione per dilatare il nostro cuore accogliendo le necessità, le sofferenze, i desideri dei nostri fratelli, che vediamo, per così dire, rappresentati nelle tante “tesserine” che abbiamo cucito».

Il progetto ha evidenziato la comunione cristiana e fraterna di due mondi simili ma apparentemente lontani come la clausura, nel suo silenzio, lavoro quotidiano e preghiera assidua e la devozione popolare a tratti folcloristica ma sempre genuina. La Vergine Maria anche in questo caso accoglie tutti sotto il suo manto materno come in un grande abbraccio d’amore proteggendo e consolando quanti a Lei si affidano.


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