L’ambiente come “bene collettivo” e l’utilizzo delle biotecnologie

di don Gian Maria Comolli*

L’AMBIENTE, UNA “COMUNE RESPONSABILITÀ” SECONDO LA FEDE E LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA (CFR. COMPENDIO DSC, NN. 466-487)

Se l’umanità è responsabile dell’ambiente in cui vive, non si deve dimenticare che vi è una innegabile connessione tra il benessere spirituale della persona e la sua azione equilibrata, compresa quella nel suo habitat naturale. Per questo motivo la Chiesa ha sempre insegnato la necessaria e contestuale crescita dell’ecologia ambientale con quella umana.

Secondo il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2 aprile 2004) la tutela dell’ambiente «costituisce una sfida per l’umanità intera […]. È una responsabilità che deve maturare in base alla globalità della presente crisi ecologica e alla conseguente necessità di affrontarla globalmente […]. Questa prospettiva riveste una particolare importanza quando si considera, nel contesto degli stretti legami che uniscono tra loro i vari ecosistemi, il valore ambientale della biodiversità» (n. 466).          

In questo contesto «la responsabilità verso l’ambiente deve trovare una traduzione adeguata a livello giuridico» (Compendio, n. 468). Ciò mediante regole uniformi degli Stati che permettano il controllo delle diverse attività. Tuttavia le norme giuridiche da sole non bastano e, accanto ad esse, dovrebbe «maturare un forte senso di responsabilità nonché un effettivo cambiamento nelle mentalità e negli stili di vita» (Compendio, n. 468).

La Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre ricordato che le decisioni delle autorità di fronte a ipotizzabili rischi sanitari e ambientali devono essere guidate dal “principio di precauzione”, un orientamento di natura prudenziale che esorta di fronte alle incertezze ad assumere decisioni provvisorie che possono mutare di fronte a nuovi eventi.  Le politiche cautelative basate sul principio di precauzione, ricorda in merito il Compendio, «richiedono che le decisioni siano basate su un confronto tra rischi e benefici ipotizzabili per ogni possibile scelta alternativa, ivi compresa la decisione di non intervenire» (n. 469).

Anche lo sviluppo economico dovrà considerare l’integrità e i ritmi della natura, intersecando il fattore economico e quello ambientale, poiché le risorse naturali sono limitate, alcune non rinnovabili e, inoltre, alcuni processi hanno notevoli conseguenze negative sul clima. Da qui l’invito alla ricerca di fonti innovative che cerchino di ridurre l’impatto sull’ambiente provocato dalla eccessiva produzione e dal consumo.

Il Compendio, inoltre, avverte che «un’economia rispettosa dell’ambiente non perseguirà unicamente l’obiettivo della massimizzazione del profitto, perché la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici» (n. 470).  

Nel dedicare ampio spazio all’uso delle biotecnologie la Dottrina Sociale ritiene che l’applicazione di queste tecniche abbia uno stringente rapporto con la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente. Leggiamo infatti nel n. 472 del Compendio, che «le nuove possibilità offerte dalle attuali tecniche biologiche e biogenetiche suscitano, da una parte, speranze ed entusiasmi e, dall’altra, allarme e ostilità. Le applicazioni delle biotecnologie, la loro liceità dal punto di vista morale, le loro conseguenze per la salute dell’uomo, il loro impatto sull’ambiente e sull’economia, formano oggetto di studio approfondito e di vivace dibattito. Si tratta di questioni controverse che coinvolgono scienziati e ricercatori, politici e legislatori, economisti ed ambientalisti, produttori e consumatori. I cristiani non sono indifferenti a queste problematiche, coscienti dell’importanza dei valori in gioco».

Data l’importanza e la difficoltà dell’argomento, oltre alle sue implicanze etiche, è opportuno approfondire il tema con una particolare attenzione alle indicazioni della Dottrina Sociale della Chiesa, così come si è sviluppata negli ultimi due decenni. Se la biotecnologia è fatta consistere «nell’utilizzo di cellule o di enzimi di origine microbica, animale o vegetale, per ottenere la sintesi, la degradazione o la trasformazione di materie prime» (J.E. Smith, Biotecnologie, Dizionario Zanichelli, p. 2), le sue applicazioni si avvalgono di organismi viventi, o di parti di essi, per produrre beni o servizi.

Troviamo inoltre due tipologie di biotecnologie: quelle “tradizionali”, in uso da millenni, e quelle “avanzate”, che applicando la biologia molecolare e le scoperte dell’ingegneria genetica, sfruttano la diffusione di tecniche basate sul Dna ricombinante e la fusione cellulare, selezionando nuovi organismi e/o elaborando prodotti inediti. Ebbene, il potere sull’uomo e sulla natura, che il genio di illustri scrittori sognavano e paventavano, come ad esempio Aldous Huxley (1894-1963) nel romanzo “Il mondo nuovo” (1932), oggi è diventato realtà!

Le biotecnologie – ricorda il Compendio – rispondono alla vocazione dell’uomo di collaboratore di Dio, «per questo l’uomo non compie un atto illecito quando, rispettando l’ordine, la bellezza e l’utilità dei singoli esseri viventi e della loro funzione nell’ecosistema, interviene modificando alcune loro caratteristiche e proprietà. Sono deprecabili gli interventi dell’uomo quando danneggiano gli esseri viventi o l’ambiente naturale, mentre sono lodevoli quando si traducono in un loro miglioramento» (n. 473).

Le moderne biotecnologie hanno un notevole impatto sociale, economico e politico a livello locale, nazionale e internazionale ma presentano anche quesiti etici riguardanti l’azione sui processi vitali a livello di strutture e di meccanismi biologici fondamentali, responsabili dell’equilibrio degli ecosistemi. Rimane però problematica la scarsa conoscenza delle conseguenze dell’immissione di prodotti inesplorati nell’ambiente, non essendo spesso disponibili conoscenze suffragate da esperienze incontrovertibili. Di conseguenza, i dati scientifici, possono essere contradditori oppure scarsi e il margine di provvisorietà è molto elevato. Terrorizza, inoltre, l’eventuale manipolazione della vita dell’uomo nella sua identità più recondita, quella genetico-germinale, con l’obiettivo finale della “clonazione umana”, che determinerebbe modificazioni genetiche per le generazioni future.

Di fronte ai rischi ipotizzati, l’unica legittimazione etica alla ricerca biotecnologica potrà essere accordata evidenziando la sua destinazione al servizio del progresso umano e sociale. Ciò annienterà ogni atteggiamento prometeico e la tentazione dell’atteggiarsi da “eritis sicut Dii” [“Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen. 3,35)].

Ebbene, di fronte a questi enigmi e incognite, il Compendio indica i criteri di giustizia e di solidarietà, come pure l’avvertimento a non «cadere nell’errore di credere che la sola diffusione dei benefici legati alle nuove biotecnologie possa risolvere tutti gli urgenti problemi di povertà e di sottosviluppo che assillano ancora tanti Paesi del pianeta» (n. 474). Nell’ottica della solidarietà il Compendio interpella giustamente la responsabilità di organizzazioni internazionali, imprenditori e di politici, amministratori e addetti all’informazione, al fine di promuovere la condivisione equa dei beni essenziali della terra, quali le risorse naturali, le tecnologie della comunicazione e dell’informazione e, in una parola, la cultura che, tramite una reale collaborazione, potrebbe finalmente invertire la rotta rispetto all’attuale “globalizzazione dell’indifferenza” (cfr. nn. 476/489).

—-

*sacerdote ambrosiano, collaboratore dell’Ufficio della Pastorale della Salute dell’arcidiocesi di Milano e segretario della Consulta per la Pastorale della Salute della Regione Lombardia. Cura il blogwww.gianmariacomolli.it.

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments