L’ambiente e la “naturale” condivisione dei beni…


di don Gian Maria Comolli*

NUOVI STILI DI VITA PER UNA “NATURALE” CONDIVISIONE DEI BENI DEL CREATO

L’esigenza innata della solidarietà umana trova riscontro in primo luogo nella condivisione dei beni materiali. Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2 aprile 2004), in questo senso, si dilunga nell’illustrazione del “principio della destinazione universale dei beni”, in quanto esso offre un fondamentale orientamento morale e culturale valido anche «per sciogliere il complesso e drammatico nodo che lega insieme crisi ambientale e povertà. L’attuale crisi ambientale colpisce particolarmente i più poveri, sia perché vivono in quelle terre che sono soggette all’erosione e alla desertificazione o coinvolti in conflitti armati o costretti a migrazioni forzate, sia perché non dispongono dei mezzi economici e tecnologici per proteggersi dalle calamità” (n. 482).

Di fronte a queste drammaticità il Compendio sottolinea lo stretto legame che esiste «tra lo sviluppo dei Paesi più poveri, mutamenti demografici e un uso sostenibile dell’ambiente» che però «non va utilizzato come pretesto per scelte politiche ed economiche poco conformi alla dignità della persona umana» (n. 483), come ad esempio, il controllo statale delle nascite con aborti o distribuzione gratuita di pillole o strumenti anticoncezionali. Queste politiche demografiche sono oltretutto scorrette e inadeguate e, infatti, nel Nord del pianeta a causa della caduta del tasso di natalità si fatica a soddisfare le varie esigenze sociali mentre, per il Sud del mondo, che dispone di sovrabbondanti nascite, si prospetta un’ascesa economica. Di conseguenza, prosegue il Compendio, «se è vero che l’ineguale distribuzione della popolazione e delle risorse disponibili crea ostacoli allo sviluppo e ad un uso sostenibile dell’ambiente, va riconosciuto che la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale» (n. 483).

Quali correzioni allora occorre introdurre? La cooperazione internazionale per un coordinamento nella gestione delle risorse della terra anzitutto (cfr. Compendio, n. 481). Quindi una maggiore giustizia ed equità nel commercio internazionale, oltre ad una minore avidità nei rapporti con i popoli più poveri, i quali, carenti di capitali e spesso gravati dall’onere del debito estero, sono indotti «ad un sfruttamento intensivo ed eccessivo dell’ambiente» (Compendio, n. 482).

Anche l’acqua, elemento vitale e imprescindibile per la sopravvivenza, deve rientrare nella destinazione universale dei beni, perché «un limitato accesso all’acqua potabile incide sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e addirittura di morte» (Compendio, n. 484). Inoltre l’acqua, aggiunge il Compendio, per la sua stessa natura «non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale» (n. 485).

Ma i gravi problemi ecologici che la comunità internazionale è oggi in grave difficoltà ad affrontare e risolvere, conclude il Compendio, «richiedono un effettivo cambiamento di mentalità che induca ad adottare nuovi stili di vita […]. Tali stili di vita devono essere ispirati alla sobrietà, alla temperanza, all’autodisciplina, sul piano personale e sociale”. Come? Abbandonando la logica del mero consumo e promuovendo forme di produzione che rispettino l’ordine della creazione e soddisfino i bisogni primari di tutti. Per questo, l’azione degli Stati, non può limitarsi a legiferare sugli abusi ma deve orientare le società civili a stili sobri, moderati ed essenziali» (n. 486).

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*sacerdote ambrosiano, collaboratore dell’Ufficio della Pastorale della Salute dell’arcidiocesi di Milano e segretario della Consulta per la Pastorale della Salute della Regione Lombardia. Cura il blogwww.gianmariacomolli.it.


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