La regista Favale: «sono venuta al mondo per cercare di portare Gesù agli altri»


di Matteo Orlando

LA RICCHEZZA SPIRITUALE DALLA QUALE PROVENIAMO È UNICA AL MONDO E NON CI STIAMO COMPORTANDO DA VERI ITALIANI SE NON LA RISCOPRIAMO

(LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA QUI)

La giovane regista italiana Anna Raisa Favale (classe 1986) dopo un’esperienza presso l’emittente cattolica di New York TeleMATER, adesso è direttore artistico del Dipartimento Video del portale internazionale Aleteia. L’abbiamo intervistata.

Sei direttore artistico di Aleteia. Di cosa ti occupi in particolare?

Dirigo il Dipartimento Video di Aleteia dal punto di vista artistico, il che vuol dire che insieme agli altri miei colleghi mi occupo dell’intera produzione video di Aleteia. Le tipologie di video che produciamo sono pensate esclusivamente per i social media e sono varie: per la maggior parte video di informazione sul Catechismo, sulla teologia, sulla preghiera. Ma anche tante vite di Santi, miracoli, e poi tante storie di fede. Storie di vita e di fede di tutti I giorni. In tanti video non ci sono le risorse di tempo e di energia per usare arte o poesia, ma comunicare a tanti milioni di persone è un grande dono. Aleteia ha 6 lingue e abbiamo più di 13 milioni di persone nel mondo che ci seguono, sapere di stare evangelizzando verso un bacino cosi grande è una grazia. Abbiamo negli anni anche curato progetti speciali, di turismo religioso, per esempio, o di promozione di missioni e attività di missione e di aiuto dei cristiani perseguitati nel mondo. Collaboriamo spesso con altre realtà cattoliche nel mondo e speriamo sempre di creare progetti più grandi.

Per esempio?

Un progetto in particolare, che ho voluto per prima fortemente, mi è caro: si chiama “Look Up, Stories of hope”, ed era un progetto di una docu series per i social media di 18 storie incredibili di fede e di speranza trovate in giro per il mondo. Abbiamo anche vinto un premio come miglior Documentario sulla fede con Look Up in Olanda. Lo abbiamo prodotto in 2 formati, da solo 1 minuto e 5 minuti, e tradotto in 6 lingue. Il mondo è pieno di storie incredibili, se solo iniziamo a ricercarle, e nel mondo cattolico se ne conoscono ancora troppe poche.

Recentemente hai dichiarato che Dio è il senso della tua vita, delle tue scelte e del tuo lavoro. Come vivi la fede quotidianamente?

Non è mai abbastanza per me “vivere la mia fede nella quotidianità’”. Dio davvero è il senso di tutto, nel senso che se Lui non esistesse, insieme alla gioia, l’amore, e la vittoria sul peccato che ho imparato da Lui, niente della mia vita avrebbe senso: questa missione, il lavoro di evangelizzazione con Aleteia, il blog theazurecaravan.com, dove condivido la mia fede, il desiderio di usare il cinema per raccontare storie che parlano di Lui, il modo in cui cerco di amare nonostante tutto, niente. Cerco di iniziare e finire la mia giornata nella preghiera. Qui in Messico è più facile, la chiesa dista solo pochi passi dalla mia stanza e praticamente “vivo con Gesù”, che è un grande privilegio. Posso stare in Adorazione tutto il tempo, tutti i giorni. Ma anche quando sono in altri luoghi del mondo, cerco sempre la messa quotidiana, e soprattutto l’adorazione silenziosa. E poi la preghiera del Rosario. Se sono in macchina, sto cucinando – anche nelle azioni più quotidiane – in mano ho sempre il rosario e Maria la prego sempre. Allo stesso tempo, senza missione sono persa. E non intendo necessariamente qui in Messico, intendo in generale. Portare Gesù agli altri è l’unica cosa per cui sento di essere venuta al mondo, è la mia “missione”, più in grande, in generale, che si esprime sempre in modi diversi.

Una missione impegnativa quella di “portare Gesù agli altri”!

La mia vita non ha senso se non la riempio di Lui e se mi sembra di non riempire anche quella degli altri di Lui quanto più posso. Ogni mio pensiero ed energia è rivolta a lui. Il mio lavoro, I miei progetti futuri, un caffè con gli amici, una telefonata con i familiari, i social, tutto. L’unità che ricerco con Dio non è mai abbastanza ma penso che il segreto della “fede vissuta nella vita quotidiana” sia un sempre più totale abbandono a Dio nell’amore per gli altri. Tutto, sempre, qualsiasi cosa mi chieda, dalle piccole alle grandi cose. Cercando di lasciare la presa di tutto quello che vorremmo decidere noi, fare noi.

Un essere sempre pronti, dire sempre di sì a Dio?

Un si che a volte costa fatica, sonno, fame, energia, lacrime, tutto. Ma questo è il segreto: quanto più diamo, tanto più siamo pieni. Quanto più perdiamo la nostra vita tanto più la troviamo in Cristo. Dire sempre si, non importa la stanchezza e il pianto, non importa niente. Un piccolo grande amore eroico e vittorioso nelle piccole cose della vita. Un po’ come diceva Santa Teresina, che non per niente è patrona delle missioni senza essersi mai mossa dal convento. Perché questo è il segreto della missione: fare le piccole cose con amore infinito, e dire sempre si a Dio. E poi amare, amare sempre. Adoro abbracciare tutti, anche gente che non conosco, e accoglierli sempre con un sorriso smagliante, anche quando non ho voglia di sorridere, anche quando dentro sto piangendo. Ma continuare a dire si, sempre si, per amore di Gesù. Stringere le lacrime negli occhi e prendere la forza da quel bacino di amore immenso che è Gesù, trovare un amore soprannaturale nel quotidiano, un amore vittorioso, che perdona tutto, che accetta tutto, che può fare tutto, che può andare ovunque. In Dio siamo infiniti e fortissimi. Per conto nostro siamo piccolissimi e incapaci.

Vivendo all’estero, ti manca la Puglia? Quali valori acquisiti in Italia da ragazza ti stanno aiutando nelle tue attività in giro per il mondo?

La Puglia è casa, mi mancherà sempre. Mia nonna è stata una colonna portante della mia infanzia e adolescenza soprattutto, e le sarò grata per sempre. Oltre a essere una delle mie “anime gemelle”, come la definisco sempre, da lei ho imparato per prima l’amore sacrificale, la cosa credo più importante. Nel suo cantare e sorridere anche quando soffriva nel cuore, nella sua costanza nell’amore e nella sua forza che dava forza a tutti, nell’essere fedele sempre alla sua promessa d’amore. E anche la fiducia nella Provvidenza. Come tanti uomini e donne dei primi decenni del Secolo, anche lei ha vissuto la guerra, e poi moltissime altre prove nella vita, fin da giovanissima. Ma la sua fede è sempre stata grande. “Dio provvede”, mi ha detto sempre. E la sua vita davvero ne era una testimonianza. Io dico sempre che posso viaggiare quanto voglio, ma resterò sempre una donna del Sud Italia. Una donna nata nel 1986 ma cresciuta da una donna del 1924 e due zie entrambe appartenenti a quello che mi piace definire “il mondo antico”.

E cosa rappresenta per te questo “mondo antico”?

Un mondo semplice, in parte contadino, più legato ai cicli naturali della terra, della luce, della vita. L’essere nata in un paese di tradizione cattolica, circondata da testimonianze di fede semplici ma forti, ho capito negli anni quanto sia stato importante, allo stesso modo. E poi Il cibo come atto di amore e di gioia – una delle prime cose che faccio quando sono all’estero è proporre ai nuovi amici di cucinare italiano per loro: entro nelle loro casa, nelle loro cucine, prepariamo la pasta fatta in casa insieme ed è un modo per connettersi, per ridere insieme, un modo per sentirsi più vicini –  e ancora le cicale che cantano al meriggio, la mia casa dei nonni vicino al mare, le estati dell’infanzia con i miei cugini, il mio mare dove nuotare di notte e al tramonto, le tavolate lunghe e chiassose. C’è stata tanta gioia nella mia infanzia e mi rendo conto che cerco di riprodurla sempre ovunque vada. Ma poi anche molto più di questo: la cultura millenaria dalla quale proveniamo e che per primi dovremmo riscoprire. La filosofia, la morale e l’etica, la letteratura e la poesia, le storie dei santi, il fuoco che mettiamo in quello che amiamo. La ricchezza spirituale dalla quale proveniamo è unica al mondo e non ci stiamo comportando da veri italiani se non le riscopriamo, che viviamo in Italia o all’estero. Vedo pochi italiani in giro, italiani per cultura, e non solo per sangue. Abbiamo bisogno di riscoprire le nostre radici e perché no, piantarle nel mondo. Ogni volta che la gente sa che sono italiana mi sorride e mi dice: ‘Wow! Abbiamo bisogno di più italiani nel mondo!”. Vero, ma nel senso in cui lo intendo io. Poi ogni cultura ha le sue bellezze e per me e naturale in qualche modo assorbirle, sono una “viaggiatrice nell’anima”. Ma profondamente, vengo da quella complessità e profondità di pensiero, da quella ricchezza intellettuale e spirituale che non ha quasi eguali al mondo. Sarò sempre un italiana, e un’italiana del mio bellissimo Sud.


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