I genitori che abdicano al ruolo educativo favoriscono violenza e criminalità

di Suor Anna Monia Alfieri

IL SI’ DI MARIA È FRUTTO DEI MISTERIOSI DISEGNI DELLA PROVVIDENZA MA È ANCHE FRUTTO DELL’EDUCAZIONE RICEVUTA IN FAMIGLIA

Oggi la Chiesa fa memoria dei Santi Anna e Gioacchino, genitori, secondo la tradizione, di Maria Vergine. Questa memoria liturgica assume un significato importante per le nostre vite, dal momento che consente una importante riflessione sul ruolo educativo dei genitori nei confronti dei figli.

Del resto, è vero che Maria è stata predestinata da Dio a diventare la madre del Figlio suo, però, per accogliere l’annuncio dell’Angelo, era necessario anche per lei un’educazione, da parte della famiglia e della comunità, conforme alla tradizione dei padri e che la predisponesse a quel “SI’”.

In buona sostanza, potremmo dire che il SI’ di Maria è frutto dei misteriosi disegni della Provvidenza ma è anche frutto dell’educazione ricevuta in famiglia.

La famiglia, lo sappiamo, è il cuore di ogni società, è il nucleo fondante della convivenza civile: non a caso le statistiche confermano che esiste un rapporto diretto tra mancata educazione e diffusione della criminalità: dove il ruolo dei genitori è inteso solamente come generatore di vita, il mettere al mondo, abdicando al ruolo educativo, il fenomeno della violenza e della criminalità è destinato ad aumentare.

Ecco perché la famiglia si rivela come il baluardo della civiltà. E’ questo il motivo per il quale, ormai da vent’anni, mi batto perché ai genitori italiani (il resto del mondo ha già provveduto) sia riconosciuto, nei fatti, il diritto alla libertà di scelta educativa, ossia la possibilità di scegliere liberamente, leggasi: senza alcun vincolo economico, la scuola per il proprio figlio, una scuola che sia conforme ai principi educativi dei genitori.

E’ un’idea, questa della libertà di scelta educativa, che negli anni ha radunato un consenso sempre più ampio, un appoggio politicamente trasversale tra quelle forze politiche realmente attente ai bisogni dei cittadini, non ovviamente di quelle che se ne fanno banditori interessati.

Attualmente in Italia, poiché il genitore che sceglie per il proprio figlio una scuola pubblica paritaria deve pagare una retta, lo Stato pretende di essere garante e gestore unico del diritto all’istruzione dei cittadini. E poiché, a causa del Covid, prima, delle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, poi, le scuole paritarie saranno costrette a chiedere rette pari al costo medio per studente (un dato pubblicato ogni anno con circolare dedicata da parte del Ministero), tali scuole diverranno elitarie, ossia la loro utenza sarà formata solo da studenti i cui genitori potranno permettersi di pagare rette da 7mila euro.

La scuola pubblica paritaria di periferia, frequentata dai figli delle classi meno abbienti, è destinata inesorabilmente a chiudere. Per inciso e perché sia chiaro: attualmente i Gestori delle scuole pubbliche paritarie che non vogliono dividere in due la società applicano rette inferiori al Costo Medio Studente.

Il costo non coperto dalle rette è coperto grazie ad una gestione oculata, a mutui e a ipoteche da parte delle Congregazioni da cui quelle scuole dipendono. Certo è che anche la gestione più oculata e prudente non riuscirà ancora a lungo a mantenere rette inferiori ai 7mila euro. Risultato? Il monopolio educativo da parte dello Stato, una realtà che ci ricorda tanto il regime.

Un’altra osservazione, sempre per inciso: ieri, 25 luglio, è stato l’anniversario della caduta del Fascismo. Siccome tendiamo a dimenticare, è bene ricordare lo scontro tra Chiesa e Fascismo proprio sul tema dell’educazione dei giovani. Corsi e ricorsi storici. Mi si obietterà che il Ventennio è ormai solo sui libri di storia, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Verissimo: ma il sistema scolastico, sotto sotto, è rimasto lo stesso: chi può paga la retta, chi non può si accontenta.

Lo ripeto: negli anni molto è stato fatto, numerose forze politiche hanno affrontato il tema scuola, abbandonando l’ideologia, però ora occorre compiere l’ultimo passo: attraverso il costo standard, ossia una quota da assegnare ai genitori per la scuola dei figli, garantire la libertà di scelta educativa. I genitori spenderanno tale quota o presso una scuola pubblica statale o presso una scuola pubblica paritaria, all’interno di una precisa rendicontazione economica e sotto lo sguardo vigile dello stato che sarà così garante e non gestore unico della formazione dei suoi cittadini.

La scuola statale sarà finalmente autonoma, la scuola paritaria sarà finalmente libera, così come i genitori e i docenti. Anche loro, i docenti, saranno posti nella condizione di insegnare, a parità di trattamento economico, o in una scuola statale o in una scuola paritaria. Esattamente come avviene nella laicissima Francia ormai da anni. E ricordiamo che un imperatore francese, nell’Ottocento, ha tenuto prigionieri due papi…!

La campagna elettorale in vista delle prossime elezioni sta scaldando i motori: possa l’intercessione dei Santi Anna e Gioacchino illuminare i nostri politici a comprendere che urge un cambiamento nella nostra società e tale cambiamento passa necessariamente dalla scuola. I danni arrecati dalla improvvisazione sono sotto gli occhi di tutti: ci auguriamo che venga risparmiata all’Italia una loro ripetizione. Errare è umano, perseverare è diabolico.

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