Le lunghe e dettagliate maledizioni per coloro che violano la Legge del Signore


di Padre Giuseppe Tagliareni*

LE SETTE MALEDIZIONI

La condizione umana fuori dell’Eden è segnata da una parte dalle maledizioni che rendono amara la vita e dall’altra parte dagli interventi divini per la salvezza, incentrati nell’invio del Redentore, che apre i cuori alla dolce speranza del ritorno alla comunione con il Creatore e Padre, fonte della vita e della felicità. La Bibbia manifesta che è a causa dei peccati degli uomini che “la maledizione divora la terra” (Is 24,6). Fa impressione a leggere le lunghe e dettagliate maledizioni del Deuteronomio (cfr. Deut 28,15-46) per coloro che violano la Legge del Signore e calpestano la Sua santa Alleanza. Ma esse sono cominciate molto prima di Mosè: subito dopo il peccato delle origini (cfr. Gen 3); Mosè le esplicitò e parlò pure delle Benedizioni promesse a chi si mantiene fedele alla Legge.

Secondo le Scritture si possono enumerare almeno sette maledizioni: cinque generali, di tutto il genere umano e due individuali, cioè di determinate persone. Passiamole in rassegna:

a) Sulla generazione e la nascita: “moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze; nel dolore partorirai i figli” (Gen 3,16). Il parto e la nascita sono sempre dolorosi per tutti. Si è generati nel peccato e nel dolore, senza scampo per alcuno, eccetto Gesù e Maria Vergine.

b) Sulla coppia e sul matrimonio: “verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gen 3,16). L’armonia originaria della coppia è sparita, cedendo all’impero della logica mortifera della seduzione femminile e della prevaricazione e violenza maschile.

c) Sul lavoro: “col sudore della fronte ti guadagnerai il pane” (Gen 3,19): molta fatica e magro guadagno. Il lavoro è per tutti penoso e faticoso, anche quello intellettuale, creativo e artistico; e senza lavoro non c’è pane ma miseria.

d) Sull’ambiente: “maledetta la terra per causa tua: triboli e spine ti produrrà” (Gen 3,17). È facile costatare come l’ambiente è ostile all’uomo e pieno di pericoli. Solo a fatica lo si può rendere accogliente e fecondo.

e) Sulla stessa vita: “polvere tu sei e polvere ritornerai” (Gen 3, 19). La morte è il destino finale di ogni vivente e la più radicale negazione della sua vita, della sua sufficienza, del suo desiderio di felicità. Abbandonare Dio significa perdere la vita e la speranza.

A queste maledizioni generali e universali che affliggono la condizione umana di tutti, si aggiungono due altre maledizioni personali, individuali, ben più terribili e finali: quella del fallimento esistenziale e la maledizione eterna.

Vediamole:

f) Il fallimento esistenziale di chi costruisce la sua casa sulla sabbia e non sulla roccia della Parola di Dio. “Chi non raccoglie con Me disperde” (Mt 12,30); “Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?” (Mt 16,26). Senza Cristo si va al fallimento. Nessuno è giusto davanti a Dio; solo chi si unisce a Lui potrà ricevere la sua giustificazione: “Chi ama la sua vita la perde; chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,25).

g) La maledizione eterna: “Andate via da Me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41). È la sorte finale di tutti gli “operatori di iniquità” (Mt 7,23): ladri, fattucchieri, idolatri, mentitori, i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali (cfr. Ap 21,8). È la sorte di Satana e di chi s’indurisce nel peccato contro lo Spirito d’amore, dopo aver rigettato la divina Misericordia.

Chi ci libererà da questa malasorte e da queste maledizioni? Solo uno può: il Redentore promesso, Dio con noi, Gesù Dio salvatore, l’Agnello che toglie i peccati del mondo e che con la sua morte di croce sul Calvario ha soddisfatto pienamente la divina Giustizia ed aperto la fonte della Grazia, della Misericordia, del perdono, della nuova vita e della risurrezione dell’uomo. L’evento stupendo della Redenzione è ben profetizzato nella prima Pasqua ebraica. Il popolo d’Israele fu preservato dallo sterminio e liberato dalla schiavitù al faraone d’Egitto, grazie al patto d’alleanza con Dio siglato dal sangue dell’agnello. “Io vedrò il sangue e passerò oltre. Non vi sarà per voi flagello di sterminio” (Es 12,13).

Come ben sappiamo, non è col sangue di agnelli o di vitelli che si può togliere il peccato e la morte, ma con Sangue del divino Redentore. È Lui “l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Il calice del suo Sangue è la nuova ed eterna Alleanza. Questa è la realtà più grande e bella della storia umana, la più lieta notizia da dare a tutto il mondo: Gesù, Dio che salva, ha tolto tutte le maledizioni perché ha vinto il peccato e la morte. Egli ci dà la vita nuova della risurrezione e ci apre il Cielo per l’abbraccio col Padre creatore, autore della vita e della felicità. Chi non va da Gesù, come farà a togliersi di dosso tutte queste maledizioni? Sia benedetta la Vergine Maria Madre di Gesù, che ci vuole riportare tutti a Lui ed ottenerci il perdono e le sue Benedizioni!

Gesù è il “Benedetto” (cfr. Mt 21,9), Colui nel quale il Padre dei Cieli ha posto il suo compiacimento (cfr. Mt 3,17). Se uno non l’accoglie, la maledizione incombe su di lui: “Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3,34-36). A chi lo accoglie e prende a praticare la sua parola, Gesù promette la vita eterna e molte Benedizioni già nella vita presente, pur tra le immancabili tribolazioni e persecuzioni.

Ricordiamone alcune: – la Beatitudine della povertà di spirito a chi sa staccarsi dal desiderio di beni terreni; – la Beatitudine della divina consolazione agli afflitti che accettano il dolore per amore; – la Beatitudine del possesso della “Terra e Cieli nuovi” a chi è come lui mite e umile di cuore; – la Beatitudine del favorevole giudizio divino a chi ama la verità e soffre per la giustizia; – la Beatitudine del pieno perdono delle colpe a chi usa misericordia al suo prossimo; – la Beatitudine di vedere già ora Dio a chi mantiene puro il cuore e l’occhio da ogni malizia; – la Beatitudine di somigliare a Dio operando per dare pace agli uomini di buona volontà; – la Beatitudine di godere della presenza dello Spirito se perseguitati a causa di Cristo o della giustizia. Il Regno dei Cieli attende tutti costoro e fa già sentire su di loro la sua benedizione.

Chi invece non accetta Cristo va incontro al giudizio di condanna e già ora vive male: la gran parte degli uomini si lanciano famelici sui beni della terra per accaparrarsi ricchezze e benefici che dovranno pur lasciare ad altri e dai quali non ricaveranno gioia vera ma affanni in quantità; altri si lanciano sul piacere facile e sull’evasione (gola, sesso, gioco, spettacoli, etc.), ma presto sentono l’amarume della feccia in fondo al calice e la disperazione; altri tentano la via della magia e del culto a Satana: si fanno direttamente partecipi della sua maledizione; altri cercano di affrancarsi con i progressi della scienza e della tecnica, restando delusi e confusi; altri l’ebbrezza della musica, dell’arte, dell’alcol, della droga: il fallimento ripetuto è la loro eredità; altri sognano il distacco dalla materia, il nirvana, la reincarnazione: si arrampicano sugli specchi, perché solo Gesù è la Via, la Verità e la Vita (Gv 14,6).

 

 

 

 

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione


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