Eutanasia: la vita (terrena) di Archie, per il momento, è salva


di don Gian Maria Comolli

IL CASO DI ARCHIE BATTESBEE, SALVATO PER IL MOMENTO DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO (CEDU), RICORDA QUELLI DI CHARLIE GARD, ALFIE EVANS, TAFIDA RAQUEED, ISAIAH HAASTRUP ED ALTRI BAMBINI CON GRAVI DANNI CEREBRALI AI QUALI I “MEDICI” VORREBBERO STACCARE LA SPINA CONTRO IL VOLERE DEI GENITORI

Sabato scorso Hollie Dance e Paul Battersbee, hanno ricevuto una lettera dal Royal London Hospital che annunciava le procedure che sarebbero state adottate per l’uccisione del loro figlio Archie, di 12 anni, in coma dal 7 aprile, dopo essere stato trovato con una corda al collo probabilmente a causa di un tragico “gioco” online con gli amici.

Dopo la decisione dei sanitari presa alcune settimane fa con la scusante di salvaguardare il “best interest” del ragazzo, i genitori si sono rivolti a più enti, tra cui il Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità, senza ottenere risultati. Solo alcune ore fa è arrivata la notizia che il ricorso da loro presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per posticipare il ritiro del supporto vitale al ragazzo è stato accolto. Ci ha sollevato dunque dallo scrivere di un altro destino (terreno) segnato dall’eutanasia…

Ne vedremo gli sviluppi ma, quello che fin d’ora preoccupa, non è solo la drammatica fine di Archie ma il fatto che questa prassi nei confronti dei bimbi e dei ragazzi gravemente malati stia diventando, nel Regno Unito, una regola. È l’applicazione della versione pediatrica del “Liverpool care pathwayfor the dying patient”. 

Non sappiamo quanti hanno subito questo atroce trattamento, certamente centinaia. Conosciamo unicamente alcuni casi che hanno attratto l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Da Charlie Gard che soffriva di una rarissima malattia genetica, una forma grave di sindrome da deplezione del DNA mitocondriale (MDS) che intacca l’efficienza di vari organi e apparati deputati a presiedere le funzioni vitali, ucciso il 28 luglio 2017 ad Isaiah Haastrup che subì danni cerebrali catastrofici per un errore dei medici che, al momento del parto, effettuarono il cesareo con notevole ritardo. Non poteva muoversi e neppure respirare in modo fisiologico e, per questo, fu ucciso il 7 marzo 2018.

Quindi Alfie Evans, attaccato ad un respiratore artificiale sei mesi dopo la nascita avendo contratto un’infezione toracica che gli causava forti convulsioni, ucciso il 28 aprile 2018 senza neppure giungere a una diagnosi. Nel suo caso fu pure rifiutata la richiesta dei genitori di trasferire il piccolo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per maggiori accertamenti.

È andata meglio invece a Tafida Reqeeb, una bambina di cinque anni, vittima nel febbraio 2019 di una devastante emorragia cerebrale, salvata all’ultimo momento, quando il boia era ormai presso il suo capezzale. Il 19 giugno i genitori furono informati della scelta dell’ospedale di sospendere la ventilazione artificiale. Papà e mamma contattarono immediatamente l’Istituto Pediatrico Gaslini di Genova che, dopo aver esaminato la cartella clinica, diede il suo assenso ad accogliere la piccola. Ma anche qui il solito rifiuto delle autorità e dei medici britannici superato dall’egregio lavoro della diplomazia italiana. Grazie alle cure dei medici del Gaslini dove giunse il 15 ottobre 2019, Tafida oggi vive e, dopo una lunghissima riabilitazione, sta riprendendo gradualmente una vita normale.

I tre casi esaminati, oltre naturalmente a quello di Archie, posseggono una caratteristica comune: lo Stato si sostituisce alla volontà della famiglia senza indietreggiare neppure di fronte a richieste che lo avrebbero sollevato da qualsiasi responsabilità. Insomma, l’ideologia mascherata da scienza che viola indegnamente i diritti dei genitori, esautorati nel loro ruolo.

A questi bambini e alle loro famiglie è stata negata la possibilità di autodeterminazione e, lo Stato, ha esercitato contro di essi un potere improprio che ricorda quello ancora vigente in alcuni regimi totalitari come la Cina o la Corea del Nord.

Un potere che disonora, squalifica e scredita il Regno Unito che sta scrivendo nella sua storia del XXI secolo delle “pagine buie” che, difficilmente, potranno essere dimenticate.


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