Avere scuole aperte dalla mattina alla sera “per garantire servizi alle famiglie” è una follia!

Avere scuole aperte dalla mattina alla sera “per garantire servizi alle famiglie” è una follia!

di Antonella Paniccia

IN ITALIA (E IN EUROPA) LA SCUOLA È DIVENTATA COME LA TORRE DI BABELE

Da circa un mese è iniziato il nuovo anno scolastico e le notizie che si susseguono lasciano presagire che, se novità ci saranno, difficilmente esse potranno restituire all’istituzione Scuola quella dignità che negli anni è andata gradualmente affievolendosi, sia a causa del rapido mutare dei costumi, sia per l’avvento delle varie riforme (che non hanno certo contribuito ad elevarne gli standard qualitativi) e, dulcis in fundo, della DAD.

A livello politico già si assiste ad una profonda iattura di pensiero tra il leader della Lega Salvini favorevole alla bocciatura dell’alunno, quando lo merita (sostiene infatti che i genitori che ricorrono al TAR “non fanno il bene dei figli”) e la richiesta dello stop alle bocciature avanzata invece da FDI, sul modello delle scuole del Regno Unito.

Così, se da un lato la pretesa di quei genitori che a suon di ricorsi esigono la promozione dei propri figli diventa più incalzante, dall’altro ci si imbatte nelle risposte negative del Tar che, sovente, respinge ogni reclamo dando sostanzialmente ragione alla scuola.

Sarebbe dunque auspicabile un’adeguata responsabilità dei genitori nel riconoscere le ragioni dell’insuccesso scolastico dei propri figli, rinunciando a giustificarne – in ogni caso – l’operato. Non sarà, infatti, la loro iperprotettività a favorire nei ragazzi il processo di maturazione intellettuale e psichica che dovrebbe avvenire nella scuola mentre, al contrario, la tanto temuta bocciatura potrebbe costituire un  valido motivo di riflessione e di cambiamento per ogni studente e una presa di coscienza degli obblighi scolastici.

Comunque, nonostante l’ostilità che oggi sovente manifestano i giovani nei confronti della Scuola, il Presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli (nella foto di copertina), afferma che “bisogna pensare a scuole dove si sta dalla mattina alla sera”, per garantire servizi alle famiglie.

Egli naturalmente non pensa che tale soluzione, se venisse applicata, verrebbe a sottrarre completamente l’educazione dei figli ai genitori, azzerando per ogni studente l’opportunità di condurre una normale vita familiare. Il preside Giannelli, con evidente spirito critico, aggiunge anche “non si fa lezione come si faceva cinquant’anni fa” e non disdegna di lanciare strali verso quel paradigma della Riforma Gentile secondo lui ancora ampiamente usato.

Va qui osservato che una rilettura – scevra da pregiudizi – del pensiero autentico di Giovanni Gentile potrebbe aiutare a comprenderne l’attualità, soprattutto dove veniva evidenziato che la didattica non può mai essere confezionata a tavolino, ma deve essere individuata sul campo dal docente. Questi deve intendere la disciplina quale: «concordia d’animi che si instaura quando gli alunni veramente apprendono e si è tutt’uno, maestro e allievi».

Ed è racchiusa in questa frase la meravigliosa essenza dell’atto educativo vero e proprio. Solo chi non ha fatto esperienza di una magistrale lezione “frontale” (leggasi di cinquant’anni fa), durante la quale davvero si può entrare in sintonia con gli allievi, penetrare nel loro cuore e comunicare non solo nozioni ma quanto di meglio alberga nell’animo del docente, può pensare ad essa come una cosa morta, superata.

Hervé A. Cavallera, il più conosciuto studioso di filosofia attualista in Italia, scrive: «L’attualismo di Gentile in sede educativa, è (stato)[…]un elemento propulsore della vita culturale italiana del Novecento i cui esiti non si sono ancora esauriti». Ma un simile concetto stride fortemente se viene considerato alla luce di una scuola ormai in decadenza …

Sicuramente anche questo sarà un problema secondario perché paiono ben altre le priorità nella scuola oggi. Così, infatti, accade in un liceo di Livorno dove si sono preoccupati di istituire i “bagni neutri” al fine di tutelare gli studenti che non vogliono essere qualificati come “maschi” o come “femmine”: saranno quindi bagni che potranno essere  utilizzati indistintamente, da maschi e da femmine, e si potranno facilmente riconoscere dall’arcobaleno che è stato disegnato sulla porta.

Pure dalle scuole della vicina Francia giunge notizia che il ministero ha riconosciuto ai minori transgender il diritto di essere chiamati secondo il nome da essi stessi scelto, secondo il sesso nel quale si identificano al momento. Il nome  desiderato sarà utilizzato dai compagni, dai docenti, dal personale della scuola, e comparirà nel registro degli insegnanti. Molta attenzione dovranno prestare gli insegnanti nel rispettare il desiderio degli alunni se non vorranno incorrere in sanzioni.

A Berlino, infine, aprirà un asilo dove i bambini saranno istruiti esclusivamente secondo la teoria gender (segni del progresso o altro? Lasciamo ai genitori la risposta). E mentre nella città di Vigo, in Spagna, si introducono lezioni di economia domestica, attraverso la creazione di laboratori domestici, al fine di preparare giovani – e anche futuri manager e dirigenti –  ad essere autonomi ed indipendenti  attraverso lezioni di cucina, di bucato e di stireria, da noi invece si pensa a scrutare oltre.

Infatti, la responsabile del settore istruzione di Forza Italia, Valentina Aprea, pur avendo riscontrato nella scuola livelli di competenze scolastiche molto bassi, lancia strali contro le lezioni frontali “che i ragazzi non capiscono, che devono imparare a memoria con altre persone” (qui viene da chiedersi dove abbia assistito ad una lezione frontale), per cui – a suo dire – poiché  i ragazzi di oggi sono nativi digitali, sarebbe meglio prevedere l’ora di intelligenza artificiale

Dunque, tutti felici e protesi a valicare le nuove frontiere tecnologiche dell’informazione e della comunicazione e, ove non si metta a buon frutto l’intelligenza naturale con il metodo tradizionale dello studio e dell’impegno, potrà soccorrerci l’intelligenza artificiale. L’idea è piaciuta anche ad alcuni dirigenti tanto che un preside di Monfalcone vorrebbe creare persino una rete di scuole che possano seguire percorsi didattici sull’argomento.

D’altra parte, com’è noto, il Piano Rigenerazione Scuola prevede la rigenerazione dei saperi, dei comportamenti, delle infrastrutture e delle opportunità. Ovviamente tutto nell’ottica della annunciata transizione ecologica e culturale; nel frattempo, a Milano gli studenti occupano la scuola per contestare contro un governo eletto democraticamente dal popolo e bruciano foto della leader di governo (magari gli stessi che citano spesso a sproposito l’Inquisizione), ovunque aumenta il tasso di dispersione scolastica e diventano sempre più frequenti gli episodi di bullismo.

Vorrei allora qui concludere con un pensiero di Alessandro D’Avenia, scrittore e insegnante: “La scuola ha sposato, a livello strutturale e organizzativo, il pensiero dominante: utilitaristico (eliminazione di materie ritenute ‘inutili’ ma che sono indispensabili per coltivare ciò che è umano nell’uomo), tecnocratico (più tablet che insegnanti stabili e appassionati), spersonalizzato (programmi uguali per tutti, test ed esami standardizzati) e competitivo (modello aziendale). I ragazzi sono così diventati oggetti di aspettative (risorse) e non soggetti di possibilità (creatori di risorse), e infatti dalla scuola scappano o ne escono senza capire se avesse a che fare con la vita”.

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