“Mi esibisco, quindi esisto!”, ovvero quando l’applauso gonfia la vanità personale

“Mi esibisco, quindi esisto!”, ovvero quando l’applauso gonfia la vanità personale

di Nicola Sajeva

LA TELEVISIONE HA LE SUE GRANDI RESPONSABILITÀ QUANDO RIEMPIE I SUOI PALINSESTI DI GOSSIP, DI MERCIFICAZIONE DEI SENTIMENTI PIÙ INTIMI, DI ESPOSIZIONE INCONTROLLATA DI TUTTE LE EMOZIONI, DI MESSA AL BANDO DELLA RISERVATEZZA, DELLA DISCREZIONE, DEL PUDORE, DELL’INNOCENZA…

La ricerca del benessere conosce innumerevoli strategie e, a volte, presuppone impostazioni esistenziali antitetiche. Lo star bene con se stessi e con gli altri è la condizione ottimale desiderata per varare la navicella della propria esistenza nella cullante risacca del mare della serenità.

Per i credenti, tra questi altri, è conseguenziale scoprire una presenza superiore, ed allora entriamo facilmente nell’importante concetto di godimento della grazia di Dio. Tale condizione di grazia presuppone uno stare bene riscaldato dall’amore gratuito, pervaso dal soffio delicato della tenerezza, rinvigorito dalla forza liberante del perdono.

Accogliendo il dono della fede, il concetto dello stare bene con se stessi e con gli altri si realizza con una valenza più ricca perché gli altri diventano destinatari privilegiati di ogni nostro gesto e considerati determinanti nella definizione del nostro stare bene con noi stessi. E’ questa armonia spirituale il sostegno preferenziale su cui fare affidamento per la costruzione di una migliore convivenza civile.

Durante una distensiva operazione di zapping, vedevo scorrere le parole del titolo di questo articolo in sovrimpressione sullo schermo televisivo. La trasmissione si era conclusa e la cattura delle parole, se non mi ha permesso di risalire in modo esaustivo alla tematica del programma, mi ha dato però la possibilità di accendere una riflessione che guarda con sospetto talune manifestazioni della nostra realtà quotidiana che personalmente considero alquanto criticabili, perché favoriscono inesorabilmente le deriva di alcuni elementi costitutivi della società.

Mi esibisco, quindi esisto! La nostra autoaffermazione, se costruita con il solo contributo di una esibizione in cui l’apparire è dominante, gratifica e lascia incerto ogni percorso formativo. Chiuso il sipario, raccogliamo solo qualche applauso che gonfia la nostra vanità, chiudiamo in passivo il bilancio tra l’uscita della fatica dell’impegno profuso e l’entrata della ricchezza spirituale acquisita. Dal Cogito, ergo sum! (Penso, dunque sono!) di cartesiana memoria al Mi esibisco, quindi esisto! non possiamo non registrare una chiarissima involuzione., una caduta a ruota libera che svuota la realtà, fa mancare ai sogni il nutrimento della ragione e rende incerto il futuro.

Sembra che sia una diabolica regia a creare le condizioni favorevoli allo sfascio, la caduta dei valori, la promozione di un concetto di libertà che partorisce bullismo, violenza, disordine, protesta cieca, desiderio di contestazione fine a se stessa.

La televisione ha le sue grandi responsabilità quando riempie i suoi palinsesti di pettegolezzi, di mercificazione dei sentimenti più intimi, di esposizione incontrollata di tutte le emozioni, di messa al bando della riservatezza, della discrezione, del pudore, dell’innocenza.

Mi esibisco, quindi esisto: Veline, Grande fratello, Isola dei famosi, ma anche cure di bellezza e manipolazioni chirurgiche mirate al miglioramento della “carrozzeria”.

Mi esibisco, quindi esisto! Questa pseudo-realizzazione trova porte aperte in molti contesti, ma purtroppo trova porte spalancate in tutti i livelli delle nostre istituzioni scolastiche, ed è proprio qui che ogni valenza negativa determina danni irreparabili, perché nel processo di formazione della personalità la devianza innesca meccanismi difficilmente controllabili o addirittura incontrovertibili. La carenza strumentale ed educativa che sta attraversando la nostra scuola è legata – senza ombra di dubbio – ai tanti progetti che, succubi delle esigenze della visibilità esterna, dominano, imperversano, travolgono, disorientano i normali ritmi educativi.

La modesta, cara, intima, drammatizzazione di un tempo, importante per focalizzare nella gioia qualche valore da trasmettere, è stata soppiantata dai tanti progetti scolastici che, cercando spettatori all’esterno delle aule scolastiche, diventano molto impegnativi, risultano costosi e quindi diseducativi.

Mi esibisco, quindi esisto!  E’ trovata una delle cause del vuoto spirituale dilagante; è trovata la causa della piaga dell’analfabetismo di ritorno.

Tutto è perduto? No, se ci rendiamo conto di aver imboccato un sentiero sbagliato, se ci rendiamo conto dell’esistenza di altre strade, forse meno illuminate e chiassose, ma dove anche la serena luce delle stelle sarà sufficiente a guidare con sicurezza i nostri passi.

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