Strange World: l’ultimo tentativo della Disney pro omosessualità

di Franco Olearo*

METTE INSIEME TRE GENERAZIONI DI UNA FAMIGLIA E UN MIX DI “DIVERSITÀ” PER SDOGANARE L’OMOSESSUALITÀ IN UN FILM DEDICATO AI PIÙ PICCOLI

Possiamo scommetterci: Strange World passerà alla storia come primo cartone animato dove uno dei protagonisti mostra chiare inclinazioni omosessuali. Ma è anche un film sulla famiglia e l’importanza di restare uniti e solidali, anche se ognuno di loro aspira a realizzare sé stesso in modo diverso. Realizzato dalla Walt Disney Pictures, dopo alcuni primi tentativi di personaggi omosessuali che comparivano sullo sfondo o per pochi secondi, questa volta si tratta di un sedicenne che risulta il personaggio chiave della storia. La Disney ha volutamente, di propria iniziativa, annullato la distribuzione del film in una ventina di paesi, africani e dell’Estremo oriente, dove il film avrebbe subito pesanti censure se non il divieto di distribuzione. La storia è un classico dell’avventura e ricorda Viaggio al centro della terra, di Jules Verne perché seguiamo i protagonisti che si avventurano, con una sorta di astronave, nel sottosuolo scoprendo nuovi mondi e minacciose creature.

Tre generazioni sono presenti in questo cartoon (un nonno, un padre e un figlio) e grande spazio viene dato ai loro rapporti. Il tema dominante è la necessità esistenziale, per chi sta crescendo, di capire la propria vocazione, cosa gli piaccia veramente fare e chi è genitore deve assecondarlo in questa ricerca, senza pretendere che segua necessariamente le orme paterne. Il film presta molta attenzione ai rapporti genitore-figlio, che si prendono il tempo necessario per confidarsi, con il cuore in mano, le loro ansie e i loro segreti desideri, anche se le ribellioni dei figli contro i padri con la motivazione di voler esser sé stessi scavalcano troppo disinvoltamente l’authoritas genitoriale. Saranno poi i pericoli esterni a spingerli a collaborare, fianco a fianco, a “fare squadra”.

In riferimento al tema della omosessualità occorre dire che “la diversità” impregna di sé tutto il racconto. I personaggi principali sono di razze diverse: se il padre è bianco, la madre è afroamericana. Il loro cane ha una zampa di meno e fra gli abitanti della loro città si vede chiaramente una ragazza su una sedia a rotelle. Riguardo invece alla “normalità di una coppia etero”, il film abbonda di scene dove il padre e la madre eccellono in affettuosità dandosi tanti baci. È stato probabilmente un modo per evitare che il film venisse letto a “senso unico” e si è evitato, diversamente da altri film e serial della Disney di presentare famiglie con due padri o due madri.

In effetti il sedicenne “palpita” per un ragazzo suo amico ma non osa dichiararsi. Il padre non fa nessun commento sulle inclinazioni del figlio ma mostra di voler conoscere meglio questo suo amico, come un padre che si informa sul ragazzo che ha una relazione la propria figlia. Non ci sono esplicite affettuosità “omo” e questo deve essere stato un altro atteggiamento di cautela della Disney (lo vedremo nei prossimi film). Che un padre sia sempre un padre anche quando un figlio mostri inclinazioni specifiche è assolutamente giusto e sul modo con cui si sviluppa il racconto, sempre incentrato sull’unità familiare, non c’è niente da dire. Si deve però commentare che certe inclinazioni nel periodo della pre-adolescenza o prima adolescenza non possono venir classificate come definitive. Un genitore saggio dovrebbe attendere prima di arrivare a certe conclusioni. Il punto di discussione è anche un altro: far vedere queste scene anche ai bambini? È giusto educare i bambini privilegiando ciò che è la norma nella stragrande maggioranza delle persone e che corrisponde alla funzione naturale della nostra sessualità. Per questo abbiamo suggerito per questo film un 14+, quando si presume che i ragazzi e le ragazze abbiano sviluppato maggiori capacità critiche. Negli Stati Uniti è stato suggerito un PG (ragazzi solo con accompagnamento dei genitori)

*redattore/editore del portale FamilyCinemaTv

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