No moneta? No party!

di Pietro Licciardi

I TEDESCHI VARANO UN PIANO PER FAR CIRCOLARE LA MONETA MENTRE I “CERVELLONI” DI BANKITALIA CRITICANO LA MELONI CHE RINVIA LA SCHIAVITU’ DEL BANCOMAT

L’Italia ormai è in mano a cretini e masochisti. Di esempi se ne potrebbero purtroppo fare tanti, soprattutto se col pensiero torniamo agli undici anni di governi di sinistra, dal 2011 al settembre 2022, ma soffermiamoci alla recentissima polemica di Banca d’Italia, con il governo Meloni sui pagamenti in contante e l’uso della moneta elettronica.

La nostra ex Banca centrale ha infatti bocciato senza mezzi termini i provvedimenti in discussione in Finanziaria; in particolare l’aumento del contante da 1000 a 5mila euro, la liberalizzazione dell’uso del contante e l’obbligo di pagamento con carta solo per importi superiori a 60 euro. Il motivo per cui si vuole limitare l’uso del contante è sempre lo stesso, fin dai tempi di Lenin, all’indomani della fondazione dell’Unione sovietica: annientare la libertà.

Lo sciagurato padre dell’Urss era perfettamente cosciente che tale obiettivo non sarebbe stato raggiungibile, e con esso l’abolizione della proprietà privata e della libertà economica, se non con l’eliminazione del danaro. Concetto fatto proprio dai suoi nostalgici eredi, e dagli eredi di Stalin e di Mao che oggi sono al potere nei palazzi di Bruxelles e in Italia ancora ben radicati nei gangli vitali del Paese, compresa Bankitalia.

La scusa per convincere il popolo che l’abolizione del contante è cosa buona è giusta è, come sappiamo, il contrasto all’evasione e all’economia sommersa. Ma questa è una balla, che fa il paio con l’altra, messa in giro sempre dalla sinistra: “pagare tutti [le tasse] per pagare meno”. Chi del tutto cretino non è ormai sa che con la folle tassazione a livelli si esproprio che abbiamo, è proprio quel po’ di economia in nero che ancora sopravvive a salvare non pochi lavoratori e piccoli imprenditori e artigiani dalla chiusura e dalla miseria.

Quella della evasione e degli evasori è da sempre una patologica fissa dei sinistri, che per stanare questa deprecabile genìa di nemici del popolo vuole far sparire la moneta sostituendola con una virtuale e tracciabile. Peccato che a farne le spese saranno come il solito i cittadini qualunque, perché se oggi un caffè costa già più di un euro, domani, quando il barista dovrà pagare il noleggio del Pos, la commissione alla banca e chissà cos’altro per poter gestire la moneta che non c’è, ovvero la valuta elettronica, quel caffè ci costerà minimo 0,5 euro in più.

Intanto le multinazionali, quelle che tanto piacciono ai sinistri figli di papà che acquistano su Amazon, calzano Nike, sono abbonati a Netfix e si dilettano con Tik Tok, continueranno a movimentare a piacimento i loro profitti eludendo al fisco almeno 117 miliardi all’anno.

Siamo in mano a cretini e masochisti, dicevamo. Si, perché quand’è che la Banca d’Italia critica la decisione del Governo di allentare la morsa sul contante? Proprio adesso che a causa del caro energia e della difficoltà di approvvigionamento energetico dovuto alla guerra in Ucraina corriamo il rischio di incorrere in blackout per scarsità di elettricità o di qualche offensiva da parte degli hacker russi con conseguenza messa fuori uso di sportelli Bancomat e connessioni internet. Un blackout che potrebbe estendersi all’intera già fragile economia, una volta diventata totalmente dipendente dalla moneta virtuale.

Tanto è vero che, informa l’agenzia Reuters, da un paio di settimane il Governo tedesco starebbe accelerando i preparativi di un piano di consegna d’emergenza di banconote in caso di blackout, in modo che l’economia continui a funzionare. Il piano coinvolge la massima autorità finanziaria tedesca (BaFin) e altre istituzioni in un Paese in cui circa il 60 per cento delle transazioni viene fatto in contanti. Berlino punta insomma sul contante mentre i cervelloni di Bankitalia criticano la Meloni perché ancora non ci obbliga al Bancomat

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