La solidarietà ci fa scegliere la strada migliore per sentirci più liberi

di Nicola Sajeva

IL VALORE PER LA NOSTRA COMUNITÀ DELLA SOLIDARIETÀ CONCRETA NEL MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

Tra le attrazioni dello spettacolo circense c’è, quasi sempre, il numero dei piatti: ci sono delle aste non rigide, ci sono dei piatti con un buco fuori centro, c’è un artista pronto a mostrare la sua abilità nel mantenere, il più a lungo possibile, il movimento rotatorio dei piatti sistemati all’estremità delle aste. Durante l’esibizione i piatti perdono velocità e rischiano di cadere se viene meno l’intervento dell’artista che, muovendo opportunamente le aste, riesce a ravvivarne il movimento.

Qualcosa di simile succede alla nostra quotidianità. Al posto dei piatti mettiamo tutti i valori destinati ad ottimizzare la convivenza civile e al posto dell’artista ci siamo tutti noi, responsabili dell’incarnazione dei valori nei contesti sociali si cui facciamo parte.

All’artista circense si chiedeva attenzione, vigilanza, prontezza di intervento; a noi tutti si chiede la stessa attenzione, la stessa vigilanza, la stessa prontezza di intervento. Abbiamo la responsabilità di individuare il valore che, in un particolare momento storico, ha bisogno di essere attenzionato e potenziato. Se i piatti cadono abbiamo la sconfitta dell’artista, se i valori non sopravvivono o diventano reperti archeologici il degrado della società diventa inevitabile.

Crisi economica, crisi morale, voglia disordinata di possedere, perdita dei valori, scelta di stili di vita proibitivi, preoccupante vuoto spirituale, divario crescente tra Paesi ricchi e Paesi poveri, consumismo che predispone allo spreco, gestazione di desideri sempre più schiavizzanti sono fenomeni che non sono stati misconosciuti sia da Papa Francesco che da Sergio Mattarella, all’interno dei loro Messaggi per l’inizio del nuovo anno.

Cosa hanno proposto? Quale valore hanno ritenuto opportuno rimettere in circolo nella nostra società? Quale invito ci hanno offerto? Hanno entrambi visto nella sobrietà una ricchezza spirituale, un’indicazione possibile, un valore che può predisporre il nostro cuore a rimettere nella giusta gradualità le motivazioni principali della nostra esistenza.

Nel suo Messaggio di ieri di fine anno il Capo dello Stato ha richiamato in questo senso il valore prezioso della solidarietà concreta come fattore di integrazione e unità di una comunità nazionale. La Repubblica italiana, infatti, ha proseguito Mattarella, è nata e si edifica soprattutto “nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo”.

Quindi la sobrietà che è conquistata con l’accettazione di stili di vita ispirati all’austerità e alla solidarietà concreta, diventa il risultato esaltante di una vittoria sulle mille schiavitù che, nel tempo, prendono d’assedio il nostro cuore. Nell’austerità siamo portati ad evocare con malinconia i tempi delle vacche grasse, nella sobrietà accogliamo con serenità e gioia i concetti di essenzialità, di semplicità, di temperanza. L’austerità ci porta ad una limitazione forzata dei consumi, la sobrietà ci fa scegliere la strada migliore per sentirci più liberi e ci introduce a percepire l’importanza “dell’essere”, regalandoci inoltre tutta la gioia “del semplicemente vivere”.

Quest’ultima espressione rimanda ad una teologa domenicana che dal 1994 vive in Bolivia condividendo l’esistenza di alcune famiglie indigene ed insegnando all’Università di Cochabamba e di La Paz: Antonietta Potente. Il suo libretto “Semplicemente vivere”, pubblicato la prima volta in Italia nel 2007, raccoglie alcune riflessioni sulla essenzialità e sulla semplicità che sono da considerare tra le principali virtù caratterizzanti la testimonianza cristiana.

Ecco qualche goccia sapienziale di Antonietta: “più le persone sono semplici, essenziali, vicine alla vita quotidiana, più sono profeti… I veri costruttori di vita sono coloro che conoscono l’essenzialità della vita; più uno ha difficoltà nella vita, più impara a crescere e a ricostruire mille volte la vita e a ricrearla in modo nuovo”. Viene ricordato anche Francesco d’Assisi che “ci ha fatto venire la nostalgia di una vita più libera e quindi più semplice”.

Papa Francesco e Sergio Mattarella, consapevoli della crisi economica e valoriale del mondo occidentale, ma soprattutto sensibili alla difficoltà di sopravvivenza del Terzo Mondo, entrambi vigili, attenti e pronti, come gli artisti del circo durante il numero dei piatti, hanno pensato bene di dare energia propositiva al valore di una sobrietà aperta alla solidarietà, alla condivisione, alla civiltà dell’amore.

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