Un modello per i cattolici impegnati in politica

di Paolo Gulisano

FINITO IL TRIENNIO COERCITIVO E DISPOTICO DEI GOVERNI CONTE E DRAGHI, SEMBRA INIZIARE UNA NUOVA STAGIONE POLITICA. E’ NON SOLO LECITO, MA ANCHE URGENTE, CHIEDERSI QUALE RUOLO POSSANO AVERE I CATTOLICI IN TALE NUOVA STAGIONE

Finito il triennio coercitivo e dispotico dei governi Conte e Draghi, sembra iniziare una nuova stagione politica. E’ non solo lecito, ma anche urgente, chiedersi quale ruolo possano avere i cattolici in tale nuova stagione.

Non si tratta di operazioni nostalgiche, di ricostruzioni di una unità partitica dei cattolici, modello Democrazia Cristiana, ma occorre un nuovo progetto, su basi solide, anzi, per la precisione su radici antiche, profonde, e ancora tutte da valorizzare.

Per certi versi, sembra di essere tornati all’anticlericalismo post unitario, al Risorgimento massonico che discriminò i credenti. Fu allora che nacque la prima, grande controffensiva sociale dei cattolici: l’Opera dei Congressi.

La storia – per moltissimi cattolici sconosciuta – di questa gloriosa pagina della storia del Cristianesimo nel nostro Paese, è ricostruibile dal volume di Marco Invernizzi “L’Opera dei Congressi (1874-1904)”, D’Ettoris Editori, uscito di recente in una nuova edizione arricchita e ampliata.

Si tratta di un racconto storico dei trent’anni di vita dell’importante movimento dei cattolici nato dopo la Società della Gioventù cattolica e precedente l’Azione cattolica vero nomine. L’Opera dei Congressi fu un’associazione di associazioni che unì, dopo il compimento dell’unificazione italiana, il mondo cattolico discriminato.. Lo strumento principale per unire le forze furono i Congressi, celebrati quasi ogni anno, convocati per indicare ai fedeli la linea da seguire accanto al Papa prigioniero in Vaticano dopo il 1870 e per ricostruire una civiltà cristiana dopo un secolo di rivoluzione.

Molto importanti per comprendere cosa fu l’Opera dei Congressi, come operò e perché venne sciolta dalla Santa Sede, sono i profili dei principali protagonisti, i militanti dell’intransigenza cattolica, che spesero le loro vite combattendo la buona battaglia per la gloria di Cristo e per edificare un insieme di relazioni e di ambienti che rallentarono la scristianizzazione avviata dai poteri fori anticristiani.

L’Opera dei Congressi contribuì in maniera determinante a costruire quel tessuto sociale a partire dalle parrocchie, fatto di banche, società di mutuo soccorso, cooperative, casse rurali, scuole parrocchiali e cattoliche, che fu per decenni, almeno fino agli Anni ‘50 del Novecento, il Paese “reale” contrapposto a quello “legale” e finalmente vittorioso a livello politico con le elezioni del 18 aprile 1948, una vittoria non tanto della DC, ma dei Comitati Civici, l’ultima espressione di quel sano intransigentismo popolare.

La presidenza del II gruppo generale dell’Opera dei Congressi.
Seduti da sinistra: Stanislao Medolago Albani, Giorgio Gusmini, Giovanni Grosoli.
In piedi: G. Daelli, Giuseppe Toniolo, G. Faraoni e Archimede Pasquinelli.

 

Nell’Opera dei Congressi, inoltre, troviamo quella figura che dovrebbe essere anche oggi il modello del cattolico impegnato nel campo sociale e politico: il conte Stanislao Medolago Albani. Con lui la storiografia – anche di parte cristiana – è stata profondamente ingiusta, valorizzando anche oltre il merito reale Don Sturzo e Alcide De Gasperi. Entrambi – guarda caso – cattolici liberali.

Medolago Albani fu invece un cattolico a tutto tondo, che aveva come unico riferimento la Dottrina Sociale della Chiesa, senza se e senza ma. Era nato a Bergamo, figlio del conte Gerolamo della nobile famiglia Medolago Albani, e da Benedetta de Maistre, della famiglia del campione della Controrivoluzione, Joseph de Maistre.

Stanislao fin da giovane si impegnò nei movimenti cattolici che erano il baluardo della Fede nelle tempeste dell’Italia post unitaria. Si impegnò alla ricerca di una soluzione alla questione sociale che a causa dell’imponente industrializzazione egli comprese che avrebbe provocato cambiamenti epocali, e avrebbe portato alla secolarizzazione. Fondò banche e giornali. Dal 1885 in poi fu la figura più importante – a livello dirigenziale e organizzativo – dell’Opera dei congressi. Egli scelse il gruppo direttivo imponendo un metodo sia lavorativo che di vita spirituale. Il suo programma s’ispirava all’Unione cattolica internazionale di Friburgo che lo avevano visto partecipe.

Nel 1904 fu sciolta l’Opera dei congressi, rimanendo solo il II gruppo con la sua presidenza, il quale dichiarò che lo sciogliersi era causato dall’impronta sociale dei seguaci di Murri, una delle figure chiave del Modernismo che sarebbe stato vigorosamente combattuto da papa San Pio X. Non a caso Murri aveva chiamato il proprio movimento col nome di Democrazia Cristiana, poi ripreso da De Gasperi al termine della II Guerra Mondiale.

Il Modernismo propugnava il compromesso col Mondo, mentre Medolago Albani fu per tutta la vita un fedele interprete del Magistero e della Dottrina della Chiesa. Arrivò poi la tragedia della Prima Guerra Mondiale, voluta dalla Massoneria contro il cattolicissimo Impero Asburgico, e fu un’altra sconfitta della causa cristiana. Poi, nel 1919, ecco emergere don Sturzo, con il suo Partito Popolare, che portò ad esiti sempre più lontani da quelli per cui Medolago Albani aveva tanto lavorato. Morì nel 1921, in odore di santità.

E’ tempo dunque che questa figura, colpevolmente dimenticata, di grande cristiano impegnato nella Cosa Pubblica, venga riscoperta e diventi finalmente un modello per le generazioni impegnate nella stagione politica degli anni a venire.

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