Gli emozionanti ricordi di un giovane italiano danneggiato dalla mancanza d’ossigeno

Gli emozionanti ricordi di un giovane italiano danneggiato dalla mancanza d’ossigeno

di Matteo Orlando

PROSSIMA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “CAPITANO DELLA MIA ANIMA”

Mercoledì 26 aprile, a partire dalle ore 20:30, presso la sala Linetti della Biblioteca di Leno (in provincia di Brescia), nell’ambito della manifestazione “Autori a chilometro zero” verrà presentato il libro “Capitano della mia anima… finché le mie gambe mi porteranno” (La Compagnia della Stampa, 152 pagine, 15,20 €) di Gianmaria Spagnoletti.

“Capitano della mia anima… finché le mie gambe mi porteranno” è un libro che non può mancare in una libreria privata ma, ancor di più, in una biblioteca scolastica, per farlo leggere ai studenti o leggerlo durante le ore di italiano o educazione civica, un testo con un titolo accattivante, “di impegno più che militare”.

La prima impresa della vita è nascere. La seconda è sopravvivere. Questa è in sintesi la storia di Peter, un “giovane dei nostri tempi” che, appena dopo esser venuto al mondo ha il suo primo “incontro con la morte”: una circostanza fortuita imprime alla sua vita una svolta imprevista che la segnerà per sempre. E Peter si troverà per sempre a fare i conti con un corpo che a fatica gli ubbidisce: non può correre, non può saltare, ogni movimento gli costa uno sforzo incredibile. È un problema, quello del limite fisico, che inizialmente lo abbatte, ma poi diventa la sua sfida, educandone la forza di volontà nella vita, nello sport, nell’amicizia e nell’amore. Senza farsi fermare dagli inevitabili fallimenti, Peter riesce nell’obiettivo di far diventare quell’ostacolo una risorsa che lo rende più forte e determinato persino dei cosiddetti “normali”. Senza curarsi del giudizio degli altri, Peter cerca di trovare il suo limite per superarlo. E riesce a dare un senso anche al suo corpo “storto”, a quell’incidente senza un “perché” che lo ha reso imperfetto.

Peter è il “doppio” a cui l’autore affida ricordi e parole in libertà. E sono tanti i personaggi che riemergono dal pozzo dei ricordi.

E’ bravo Spagnoletti ad andare alla ricerca di alleanze letterarie insuperabili (con Leopardi, Dante, Omero, gli scrittori inglesi e americani), con alcune citazioni che arricchiscono sicuramente l’opera (“Mi piaceva la Letteratura, pagine piene di nobili ideali, battaglie, eroismo, morte, vita, viaggi, amicizie, amore fraterno e amore per una donna. A diciassette anni, un ragazzo non ancora annichilito dai tre comandamenti “produci, consuma, crepa”, ha certamente fame gigantesca di queste parole”).

“Alle Elementari me la cavai benissimo. Fu un periodo senza troppi problemi, anche se continuavo a farmi domande, sul perché io non potessi correre e camminare come gli altri. Non tutto era rose e fiori, ma ogni volta che provavo una delusione, la famiglia si dimostrava immancabilmente un’isola felice in cui trovare sostegno”, leggiamo nel testo. Si, perché il protagonista, circa un’ora dopo la sua nascita vide esaurirsi la bomboletta dell’ossigeno dell’incubatrice. “Mio padre che si trovava a passare in corsia quasi per coincidenza, mi vide cianotico in volte ed ebbe la prontezza di avvertire una infermiera che, prontamente, sostituì la bomboletta esaurita con una nuova. L’asfissia, seppur breve, avrebbe avuto conseguenze pesantissime sul mio futuro”.

Verso il primo anno di età del protagonista del testo, i genitori “si recarono da uno specialista e il responso fu che l’asfissia subita alla nascita aveva causa un impedimento che pregiudicava la naturale camminata”.

Intanto arrivò il tempo di andare all’asilo. “Nonostante avessi molta voglia di correre, saltare, arrampicarmi come facevano gli altri bambini, le mie gambe me lo impedivano”. Confida il protagonista del testo che “l’impressione che mi arrivava era ed è che le persone (più gli adulti che i bambini) abbiano un certo compiacimento finanche una certa crudeltà, dello sguardo che rivolgono ad una persona che incontrano per strada e che ha un impedimento fisico o una disabilità. Potrebbe essere una specie di impietoso sollievo, un dire ‘Meno male che non è capitato a me’, o un immotivato senso di superiorità verso chi non ne ha la stessa prestazione fisica”.

Belli i momenti del libro che ricordano anche alcune figure determinanti per il piccolo “Peter”.

“Mio zio Ettore sapeva incantarmi raccontandomi della sua carriera di meccanico di aeroplani degli anni quaranta, svolta sempre in mezzo a molte difficoltà e pericoli in Italia, in Africa e in altri posti sperduti. Sono grato allo zio Ettore soprattutto perché mi trasmise la passione per il volo e per l’aviazione. Se è vero che ogni uomo coltiva in se un sogno di libertà e che questo sogno può essere incarnato da un qualsiasi mezzo, il mio era ed è tuttora rappresentato da un paio d’ali che consentono di staccarmi per un po’ dalla terra e provare la meraviglia nel vedere dall’alto, osservando il mondo da una prospettiva diversa”.

Indimenticabili ricordi per l’autore sono legati al Carnevale e all’agricoltura praticata dalla maggioranza degli abitanti del paese: l’asciugatura del granoturco nell’aia, un mare dorato che giaceva nel cortile di casa, una distesa di milioni di chicchi giallo ambra, il colore del sole, e con un profumo intensissimo, unico.

Interessanti anche i ricordi del nonno. Da ex militare di autocentro, “mio nonno aveva sempre avuto la passione dei motori. Allo stesso modo dell’asciugatura del mais, anche la macellazione del maiale somigliava ad una festa di paese. Alle elementari fu lui ad integrare le lezioni della maestra sulla rotazione delle colture, perfezionata nel Medioevo, illustrando nei minimi particolari come veniva pratica”.

Ricordi anche dei fenomeni meteorologici particolari. “Da piccolo vissi in prima persona anche la nevicata del 1985 che sarebbe passata alla storia come la nevicata del secolo. In pochi giorni cadde fino ad un metro di neve che bloccò completamente i trasporti, causando anche ingenti danni per il crollo del tetto di diversi edifici. Io sono cresciuto così ‘selvatico’, in quella specie di micro-cosmo dove ero a diretto contatto con gli animali e la natura, per i quali ho conservato un amore profondo e incancellabile. A volte mi domandavo: riuscirò mai a trovare un lavoro, a guidare una macchina, a fare qualcosa senza essere valutato per come sono fatto? Erano dei pensieri che in quei momenti riuscivano a non andarsene mai e diventano incombenti fino all’angoscia”.

Vengono ricordati nel testo anche gli sforzi fisici fatti per migliorare la mobilità (“frequentavo la palestra. Oltre a permettermi di migliorare la mobilità degli arti e la deambulazione mi misi in contatto con un mondo che non conoscevo, quello dei disabili, che mi avrebbe riservato molte sorpresa), gli atti di bullismo (“alcuni compagni che mi avevano inquadrato come debole, forse per la mia evidente zoppia, cominciavano a prendermi di mira”), l’amore per la vita, la bellezza (“scomparsa la necessità dello studio, l’amore per la bellezza e la modernità degli autori latini non avrebbe più abbandonato tanto che molti brani li ricorda ancora oggi a memoria”), gli amori e i viaggi vissuti.

Capitano della mia anima… finché le mie gambe mi porteranno” è un libro da leggere. Fidatevi!

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