Liberalizzazione della droga, la fallimentare esperienza degli Usa

Liberalizzazione della droga, la fallimentare esperienza degli Usa

di Andrea Bartelloni

AL CONVEGNO ALLA CAMERA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO ABUSO E TRAFFICO DI DROGA IL RACCONTO DI CIO’ CHE AVVIENE IN CALIFORNIA E COLORADO

Ospite internazionale del Convegno del 26 Giugno alla camera in occasione Giornata Mondiale contro l’abuso e il traffico illecito di droga Kevin Sabet, Ph.D., presidente della Smart Approaches Marijuana (SAM), già consulente dell’Ufficio per la politica di controllo delle droghe della Casa Bianca, che si è congratulato col nostro paese che mantiene una posizione contraria ad ogni legalizzazione e con una attività concreta tesa al recupero.

Gli Stati Uniti sono un importante laboratorio: la Cannabis è la droga più fraintesa, ha detto Sabet; chi inizia a drogarsi, di solito, lo fa con la marijuana che è molto più potente e dà assuefazione. È questo che vogliono quelli che fanno affari col loro business. La legalizzazione mette fuori gioco le mafie? In California l’80% del mercato è in mano loro nonostante una legalizzazione “di fatto” da almeno 20 anni. Altro aspetto importante riferito da Sabet è che anche negli Stati Uniti la marijuana è una droga di passaggio e chi la usa ha 48 volte maggior possibilità di passare alla cocaina e 25 di passare alle metanfetamine e, inoltre, il 30% degli utilizzatori diventa dipendente, ma si può uscirne. E i principali incentivi sono il lavoro, la comunità e la famiglia.

Quello che maggiormente preoccupa Sabet è il fatto che per la marijuana si stia utilizzando lo stesso percorso un tempo usato per il tabacco: pubblicità che coinvolge attori, sportivi e si tende a legalizzare tutto fino agli psichedelici e ai funghi, con la nascita di una “Big Marijuana” come è successo per Big Tobacco. A Vancouver (Canada) vendono cocaina, eroina, metanfetamine veicolando il messaggio che “se è pura, non adulterata, è sicura”. Ma non c’è droga sicura. Sabet ha concluso il suo intervento invitando tutti a concentrarsi sulle vere soluzioni al problema: 1. prevenzione; 2. recupero (ridà la vita); 3. bassa disponibilità-prezzi alti, è essenziale.

Altro ospite internazionale della giornata Luke Niforatos, vicepresidente esecutivo di SAM che ha portato l’esperienza maturata nel Colorado che, nel 2014 divenne il primo Stato americano a legalizzare l’uso ricreativo della marijuana. Ha esordito con un episodio accaduto a lui e alla sua famiglia: entrati in un negozio hanno trovato un vassoio con dei cioccolatini e di aver fermato in tempo le figlie, erano cioccolatini con Thc (il principale principio attivo della cannabis). Molti negozi consigliano la marijuana alle donne incinta per combattere la nausea e si stima che 30mila famiglie abbiano bambini esposti al fumo passivo.

Un dato allarmante è che il 20% degli utilizzatori di cannabis in Colorado sono responsabili del consumo del 70% della cannabis e questo porta sempre più soldi nelle casse delle aziende produttrici: più sono i dipendenti dalla droga e maggiori sono i guadagni. Importante il dato relativo alle ospedalizzazioni che hanno avuto un’impennata di più del 100% spesso per fenomeni di vomito inarrestabile; aumentano anche i problemi di salute mentale come pure le chiamate ai centri antiveleno e sono raddoppiati i morti sulle strade. Il mercato clandestino in Colorado è diventato il principale fornitore degli Stati dove la marijuana non è legale e poi, non paga tasse, può fornire prodotti a minor prezzo e, pertanto, è più attrattivo nei quartieri più poveri (Fonte Marijuana Health Report).

Dal laboratorio Usa arrivano notizie inquietanti: affari in crescita per le aziende del settore e le mafie continuano con i loro traffici, anzi, per certi aspetti con maggiore tranquillità e libertà.

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