Mamma li Turchi…

Mamma li Turchi…

di Matteo Castagna

ANKARA VUOLE IL SUO IMPERO IN ASIA CENTRALE

Sempre proseguendo nella strada dell’isolamento dell’Occidente liberale, Vladimir Putin ha ricevuto la visita, molto affettuosa, del leader coreano Kim Jong-un, consolidando la storia e la tradizione dell’amicizia tra Russia e Corea del Nord. Il Presidente russo ricambierà presto con un viaggio a Pyongyang. Il Segretario di Stato statunitense Anthony Blinken parla di “partnership senza limiti” russo-cinese per rinforzare l’autocrazia. E, probabilmente il consolidamento dei rapporti con Kim, rientra, non solo dal punto di vista geografico, ma soprattutto dal punto di vista strategico e militare, all’interno di quel “senza limiti” che sembra spaventare non poco il diplomatico americano.

Mentre Putin sta girando il mondo per creare un’ internazionale multipolare da porre sullo scacchiere davanti al predominio degli Stati Uniti, Joe Biden è inguaiato in un’inchiesta per impeachment, a causa di presunte complicità e benefici finanziari derivanti dagli affari conclusi con governi stranieri, tra cui Cina e Ucraina, dal figlio Hunter. USA e UE, nonostante l’invio di armi per milioni di dollari a Zelensky e le sanzioni alla Russia non sembrano riuscire nella loro paventata controffensiva, divenuta un autentico flop, di cui gli atlantisti conoscono le disastrose, potenziali conseguenze.

Un altro partner della Russia, il cui leader Erdogan ha recentemente incontrato Putin, è la sottovalutata Turchia. Provata da guerre e crisi economica, Ankara vuole il suo Impero in Asia Centrale, ove dirotterà le sue migliori risorse, seguendo il sentiero che nei secoli dall’Estremo Oriente condusse gli antenati in Anatolia. Dopo il crollo dell’immensa potenza ottomana, la Turchia necessitava di ammantarsi di modernità e spostò la sua attenzione verso il liberal capitalismo occidentale. Abbandonato il Medio Oriente, tornò a volgere l’attenzione verso l’Asia. L’idea dello Stato profondo, in turco “Derin Devlet”, nasce in Anatolia proprio nel tormentato periodo della dissoluzione dell’Impero ottomano. Per questo Ankara conserverà la postura imperiale, volterà le spalle agli Stati Uniti sicché Erdogan e gli apparati turchi punteranno a Oriente.

Il 78% della popolazione turca ritiene che, esattamente come fecero con l’impero ottomano, i paesi europei vogliano disintegrare la Turchia di oggi, oltre al fatto che la paternità dell’idea d’Eurasia viene identificata col mondo turco, a maggioranza islamica. La sfida che la festa del 15 luglio ha portato all’ideologia kemalista non ha carattere religioso e neppure neo-ottomano, ma populista: si è celebrato il trionfo del popolo contro l’imperialismo angloamericano. Così Ankara resta nella NATO, ma a modo suo, ovvero il più possibile smarcato dall’influenza americana da parte dello Stato profondo.

Il secolarismo era il bambino cagionevole nato dal “matrimonio tra Islam e democrazia” e i militari erano il pediatra incaricato di mantenerlo in salute. Il grande fermento del “Derin Deviet”, si palesava in un sondaggio della Yeni Safak del 2018 per cui il 97& dei turchi considerava nemici gli Stati Uniti e il 95% auspicava la chiusura della base aerea Nato di Incirlik.

La Germania, ossia il cuore economico dell’Europa, è completamente incapace di assimilare la popolazione di origine straniera. Berlino subisce il neo-ottomanesimo dei 3,5 milioni di immigrati turchi residenti in Germania e l’irredentismo del milione circa di curdi. Per questo teme la Turchia e vuole ripensare la relazione bilaterale. L’augurio del reis (mente) comune è che una moltitudine di prole turca sia il “futuro dell’Europa”.

La guerra ha portato alla Turchia inaspettati benefici, dotandola di molte leve verso Russia e Ucraina. Le ha consentito di difendere il Maghreb dalla carenza di grano. Mentre Pechino trasferisce nel mondo turcofono il principale corridoio delle Vie della seta. Consapevoli di non poter essere alleate, per motivi storici, culturali e religiosi, Russia e Turchia sono riuscite a ritagliarsi delle aree di cooperazione, perciò, anche se le aspirazioni imperiali e messianiche, panslave da un lato e panturche dall’altro, paiono destinate a scontrarsi, diventano oggi terreno di comprensione reciproca, in funzione anti-americana. Infine, Ankara e Washington perseguono interessi opposti, ma necessitano gli uni degli altri per coprirsi in Medio Oriente e contenere la Russia. Prima che la Turchia torni definitivamente all’impero e l’America apra a Mosca. Nel frattempo, a farla da padrone incontrastato, nel contesto geopolitico che sta, almeno indebolendo USA e UE, con il fine di isolarli nel tempo e metterli sotto, con azioni logoranti, è la prima economia del mondo, con la quale tutti devono comprendere che si dovranno fare i conti: la Repubblica Popolare Cinese, la cui enorme potenza è dovuta agli errori politico-economici americani, che iniziarono a Yalta.

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