Siate Sacerdoti per amore di Gesù Cristo

a cura di una consacrata

CARO SACERDOTE VOGLIO PARLARTI DEL TUO SACRO MINISTERO

Caro Sacerdote, nel giorno del Giovedì Santo, in cui la Chiesa commemora l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale, voglio parlarti del tuo sacro Ministero attraverso i ricordi che ho di te, quando ero bambina.

Il Sacerdozio per me aveva un volto, il volto di don Gennaro A., della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, e aveva un sapore, le caramelle che mi offriva nel suo ufficio dove era sempre pronto ad accogliermi paternamente, con un sorriso ricco di amore che lo contraddistingueva. All’epoca io avevo una certezza: se avessi avuto bisogno di parlare con don Gennaro, lui avrebbe trovato il tempo di ricevermi. Lo potevo trovare nel suo ufficio adiacente alla Chiesa, pronto ad ascoltare, a parlarmi di Gesù, a darmi consigli preziosi. Era per me un punto di riferimento importante.

Nonostante fossi “solo” una bambina, le mie domande erano impegnative, ricordo che trascorrevo i pomeriggi a disegnare sul balcone di casa, dedicando i disegnini a Quel Dio che è nei Cieli che chiamavo coscientemente Padre, consapevole che oltre ai miei amati genitori, ci fosse Lui ad avermi voluta e amata. Non smettevo di pensare a Dio Padre, al Cielo, al Paradiso, al mio amato Gesù!

Ho avuto la grazia di ricevere una educazione cattolica sin da piccola, Gesù mi fu presentato con chiarezza dai miei genitori come il nostro Dio, e l’amico dei bisognosi nel corpo e nello spirito, il difensore dei deboli, Colui che aiuta chi è in difficoltà e difende gli oppressi, Colui che si muove a compassione per chi soffre. Così Gesù divenne il mio super-eroe, e il Suo Santo Vangelo la mia lettura preferita da incarnare nella vita. Gesù diventava sempre più il mio migliore Amico.

Di fatto non mi parlava in modo ordinario, come si fa tra persone che si telefonano o si incontrano a scuola o in Parrocchia, ma a modo Suo si faceva presente. Ricordo che ogni sera, prima di addormentarmi, parlavo con il Crocifisso appeso alla parete della mia cameretta, raccontandoGli la mia giornata, le mie confidenze, i miei sogni.

Mi capitava spesso di staccare dal muro il Crocifisso che mettevo sotto le copertine, con me. Non volevo che avesse freddo, ma soprattutto la vicinanza del Crocifisso, mi rassicurava e procurava una grande gioia. Il film Marcellino pane e vino, che molti fra noi conosceranno, mi colpì profondamente, e andava a plasmare la mia fede in Gesù Cristo.

A distanza di 40 anni quello stesso Crocifisso è ancora con me.

A don Gennaro, un giorno, chiesi di spiegarmi cosa fosse quella “cosa bianca”, tonda e sottile, che dava agli adulti, in fila, uno ad uno, durante la Messa, dando quel cibo in bocca direttamente dalle sue mani.

Lui, con pazienza e saggezza, mi spiegò che era Gesù, presente, reale, e che quel cibo era il modo che aveva voluto per donarsi agli uomini. E aggiunse che il Sacerdote, in quel momento, nutriva quelle genti come un padre premuroso che sfama i propri figli. Non saprei spiegarvi come, ma gli ho creduto immediatamente, e ho compreso la paternità spirituale, e non solo gli ho creduto, ma a quel punto volevo anche io Gesù in quell’ostia che distribuiva a Messa.

Nonostante io abbia un padre biologico meraviglioso, don Gennaro iniziava a rappresentare sempre più, per me, una figura paterna, e così fu per la mia vita avvenire, ho sempre cercato una figura sacerdotale di riferimento. Ricordo ancora oggi, con nitide immagini, la compostezza con cui don Gennaro celebrava la Santa Messa, a cui non mancavo mai la domenica, con la mia famiglia.

Don Gennaro non aveva fretta nei gesti, e quando elevava quella “cosa bianca”, che poi imparai chiamarsi ostia, la guardava intensamente, come se fra lui e l’ostia ci fosse un dialogo, un legame profondo, come se in quel momento don Gennaro parlasse con Gesù senza parole, ma con gesti e sguardi.

E poi era il momento del vino. Avrei voluto assaggiarlo, ero curiosa di sapere che sapore avesse perché, secondo me, era la bevanda più buona del mondo in quel momento, lo intuivo da come don Gennaro elevava il calice e poi da ogni gesto successivo da cui si capiva fosse qualcosa di importante. Insomma, nella mia testolina ruotavano questi pensieri. Ma non è finita qui. Mi piacevano le sue spiegazioni, che poi imparai a chiamare con il nome corretto: omelie. Lo avrei ascoltato per ore! Don Gennaro parlava del mio Amico Gesù, dunque non solo era giusto che io facessi silenzio e ascoltassi ma, possibilmente, pensavo che sarebbe stato bello se tutti potessero ascoltarlo.

Volevo capire quale legame ci fosse tra un Sacerdote e Gesù, e don Gennaro con una semplicità disarmante e genuina disse: “il Sacerdote vi dona Gesù”. E qui mi si accese in petto un desiderio: “don Gennaro”, gli dissi, “ho capito cosa voglio fare da grande, il Sacerdote, per dare anche io Gesù agli altri, proprio come fai tu”!

Ricordo ancora il volto di don Gennaro in quel momento, divenne rosso in volto, si commosse e rimase in silenzio per un po’, poi iniziò a parlare: “figlia mia, come posso spiegarti cose così complesse, la risposta c’è ma non so se riuscirai a comprenderla. Ecco, figliola, Gesù ha deciso che solo gli uomini possono essere ordinati Sacerdoti, a voi donne chiede di fare altro, guardando alla Sua e nostra Mamma Maria Santissima, come modello a cui ispirare le vostre opere per la Chiesa e il prossimo”.

Le sue parole più o meno furono queste. A me la risposta non mi convinse affatto: io volevo dare Gesù al prossimo, proprio come faceva lui! Ed ecco arrivarmi la risposta giusta in una domanda: “tu lo ami davvero a Gesù? E allora sappi cara figliola, che Gesù ha scelto così, e non perché vuole meno bene alle donne, diciamo semplicemente che ognuno ha il suo ruolo; col tempo capirai. Ma se Lo ami davvero, ama sempre la Sua volontà e abbi come modello da imitare, le virtù della Madonna”.

Rimasi muta per un breve intervallo di tempo, meditativa, e poi decisi di andare via. L’indomani corsi da don Gennaro e gli dissi: “sì, io lo amo a Gesù, va bene don Gennaro, se così Gesù ha voluto, lo voglio anche io”.

Da allora mi tolsi dalla testa questo sogno, certa che Gesù avrebbe trovato il modo per permettere anche a me di portare Gesù a tutti, e ho iniziato ad associare il volto di ogni Sacerdote a Gesù, il mio migliore Amico. E vorrei dire, oggi, a voi Sacerdoti, che i bambini hanno grandi domande, e desiderio di conoscere e di nutrire la propria curiosità, e sete di risposte.

Un bambino sa che esiste la morte, guarda il Cielo sulla propria testa e si chiede cosa ci sia oltre quell’azzurro e le nuvole, e ama ciò che è bello e viene spiegato bene, con amore e pazienza, ma soprattutto con serietà. Perché un bambino, innanzi alla serietà, capisce che qualcosa di importante gli viene insegnato e si sente egli stesso importante, considerato degno di fiducia, intelligente.

Non banalizzate il sacro con spettacoli stravaganti e chiassosi, Gesù si comunica anche nel silenzio opportuno, con parole adatte, con gesti adeguati. Il miglior modo di donare Gesù all’umanità, bambini compresi, è restare saldi nella Sua Parola, mettendo al centro della vita i Suoi insegnamenti.

La celebrazione della Messa è l’occasione principale che avete per parlarci di Lui, non solo con l’omelia, di cui è cosa buona preparare, almeno per sommi capi, il contenuto principale, ma con i vostri gesti. Si percepisce quando celebrate con fretta, come automi, per sbrigare una faccenda scomoda.

So che anche voi vivete momenti di stanchezza, di deserto interiore, di sconforto, di solitudine, di incomprensione, e che la società di oggi impone ritmi frenetici, e che talvolta la fretta scandisce la vita per le tante cose da fare, soprattutto perché in taluni territori siete oggettivamente pochi, ma se il cuore è rivolto a Gesù, Sommo Sacerdote, con autentico amore e umiltà, noi quell’amore lo viviamo in voi e attraverso di voi, e ci arriva all’anima e rinvigorisce.

Ricordo, infine, che don Gennaro aveva al collo sempre un pezzetto di stoffa bianca (così lo chiamavo da bambina) che spuntava al centro del colletto della sua camicia, di solito grigia o nera. E così imparai ad associare quel dettaglio al Sacerdote. Ed ero felice di vedere quel segno anche per strada. Mi rassicurava. Per me significava la presenza di un Sacerdote fra le genti, vicino a noi!

Oggi, che ho offerto la mia vita interamente a Dio, a Lui consacrandola, abbracciando la vocazione della maternità spirituale per i Sacerdoti, per voi pregando in particolar modo, e sostenendo il vostro ministero come posso, comprendo ciò che avvertivo nel mio cuore di bambina e che confidai a don Gennaro a cui dissi: “don Gennaro, non so cosa significa ma sento che da grande sarò madre di figli già nati”.

Quei figli già nati siete voi, amati Sacerdoti, ed io sono felice di pregare per la vostra santificazione.

Siate Sacerdoti per amore di Gesù Cristo, il mio migliore Amico.

In fede, Simona (28 marzo 2024)

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