La laicità, un luogo dimenticato

La laicità, un luogo dimenticato

di Domenico Conversa

Il Male si nasconde là dove meno ce lo si aspetta..Il Male esiste e sa anche travestirsi da bene.

Dovrebbe far discutere la decisione presa dal Consiglio d’istituto del Comprensorio di Pioltello, in provincia di Torino, di sospendere le lezioni per un giorno, il 10 di aprile, in occasione dell’Aid, la fine del Ramadan. «Siamo nel 2024 ma evidentemente siamo rimasti due decenni indietro – afferma il dirigente scolastico di fronte ad alcune critiche mosse –. La riflessione, e di conseguenza la decisione di chiudere la scuola è scaturita dall’osservazione di ciò che accadeva negli anni scorsi, quando nel giorno di fine del digiuno dei musulmani, il 40% circa degli studenti non veniva a scuola per partecipare alla festività con i propri familiari. Quindi era un giorno di non lezione». Il vicepremier Matteo Salvini ha descritto l’accaduto come “un arretramento” proponendo la quota massima di “un 20% di bambini stranieri in una classe”. È intervenuto anche Sergio Mattarella esprimendo, invece, apprezzamento per il lavoro “che il corpo docente e gli organi di istituto svolgono nell’adempimento di un compito prezioso e particolarmente impegnativo”. Chi non ha dubbi sulla bontà dell’intervento del Capo dello Stato è Mohamed Pietro Danova, presidente della comunità islamica El Huda di Pioltello. “Le famiglie sono soddisfatte. Il Presidente della Repubblica è il Presidente, è dalla parte dei bambini e sono da apprezzare il suo gesto e il suo pensiero” ha commentato convinto che sia “doveroso da parte nostra sostenere il consiglio di istituto perché la loro è un’idea di umanità. È una integrazione positiva: varie differenze, arricchiscono la prospettiva di convivenza civile”.

Quello che emerge da questa vicenda è l’assenza di discussione intorno ad un tema fondamentale per la nostra società: il principio della laicità dello Stato. L’espressione laicità, in mancanza di un criterio metodologico consistente nella sua conoscenza storica, soggiace a mille sensi e significati primo tra tutti la contrapposizione tra lo Stato e la Chiesa cattolica. In genere per laicità si intende l’estraneità rispetto alle gerarchie ecclesiastiche o alle confessioni religiose e indica l’atteggiamento che propugna l’indipendenza e l’autonomia dello Stato nei confronti della Chiesa, sul piano politico, civile, culturale. 

Un altro significato molto semplicistico che viene applicato all’espressione laicità è “armonizzare le diversità, senza distruggere le specificità individuali o comunitarie, diventa […] un obbligo morale oltre che una necessità politica ed amministrata.” Includere tutti, non escludere nessuno, il monito odierno ad un generico diritto all’inclusività, ma che non dice nulla sul concetto di “tutti” e del ruolo sociale e politico di questi “tutti”.

A differenza di altre costituzioni, come per esempio quella francese del 1958, che, all’art. 2, afferma esplicitamente il principio di laicità come elemento fondante della repubblica francese, tale principio non è espressamente contemplato nella costituzione italiana del 1948. Si è dovuto attendere l’elaborazione giurisprudenziale del giudice delle leggi: “Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale.” 

Non esistono sostanziali differenze tra i due termini laicità e laicismo, nonostante la frequenza con la quale il termine laicista viene usato in senso spregiativo per qualificare negativamente chi, con maggiore forza, si propone di ottenere il rispetto delle esigenze di laicità nella società italiana. 

Ai fini dell’analisi e della discussione di quello che è accaduto all’Istituto scolastico di Pioltello è doveroso superare la concezione di laicità come momento solamente anticlericale e di rivendicazione di indipendenza della società da ogni confessione religiosa. Sarebbe riduttivo e ci condurrebbe, inoltre, in un vicolo cieco argomentativo. Non si tratta del rispetto di principi di tolleranza e di dialogo, anche, ma non solo. È vero che si è soliti pensare che il principio di laicità nasce come reazione alle persecuzioni di carattere religioso e che ha preparato gradualmente la separazione della sfera politico-statale dalla sfera religiosa. Questo è un aspetto, anzi, un effetto dell’affermazione del principio di laicità dello Stato. Il laicismo è stato uno dei motivi fondamentali del pensiero moderno: si ritrova nel giusnaturalismo, nell’illuminismo, nel liberalismo dell’800, ma non può essere spiegato solo in un’ottica di aconfessionalità. 

A tal fine si vuole proporre una definizione di laicità o di laicismo che meglio spiega questo importante principio attraverso il Dizionario di filosofia di N. Abbagnano, alla voce laicismo: “Per laicità si intende il principio dell’autonomia delle attività umane, cioè l’esigenza che tali attività si svolgano secondo regole proprie, che non siano ad esse imposte dall’esterno, per fini o interessi diversi da quelli cui esse si ispirano. Questo principio è universale e può essere legittimamente invocato in nome di qualsiasi attività umana legittima: intendendosi per attività legittima ogni attività che non ostacoli, distrugga o renda impossibile le altre. Pertanto esso non può essere inteso solamente come la rivendicazione dell’autonomia dello Stato di fronte alla Chiesa o per meglio dire al clero; giacchè è servito anche, come la storia dimostra, alla difesa dell’attività religiosa contro la politica e serve anche oggi in molti Paesi a questo scopo; come serve a quello di sottrarre la scienza o in generale la sfera del sapere alle influenze estranee e deformanti delle ideologie politiche, dei pregiudizi di classe o di razza, ecc.”

Così anche la scienza e la filosofia possono rivendicare la loro autonomia. Si pensi a tutto quello che è accaduto dopo il 2020 durante l’irrazionale soppressione dei diritti e libertà fondamentali in nome di un rischio sanitario non precisato e spiegato attraverso numeri e dati non corrispondenti alla realtà e ai fatti. La pseudopandemia del Covid-19 ha rivelato l’enorme influenza dei grandi finanziamenti industriali sulla ricerca e scienza medica e di come il cittadino occidentale è caduto nell’inganno ideologico di suadenti e ipnotizzanti parole come “solidarietà” e “salute collettiva”. Un disastro sociale che ha dimostrato come la conoscenza scientifica non sempre si basa sull’oggettività, sul disinteresse economico, sul comunitarismo, sul dubbio organizzato, sull’universalismo, cioè sugli imperativi istituzionali della ricerca scientifica. Abbiamo vissuto direttamente un rapporto perverso tra ricerca scientifica e mercato atteso che questa scienza del profitto tende a indirizzare e falsificare i risultati delle indagini scientifiche, finanche a nasconderle quando possono essere contrari al risultato ideologico prestabilito. 

I soli autentici avversari del laicismo, pertanto, sono gli indirizzi politici totalitari cioè quegli indirizzi che intendono impadronirsi del potere politico e esercitarlo al solo di conservarlo per sempre. Tali indirizzi pretendono infatti di impadronirsi del corpo e della coscienza dell’individuo per impedirgli ogni critica o ribellione. Un indirizzo politico totalitario può essere agevolmente riconosciuto proprio dal suo atteggiamento nei confronti del principio della laicità: sia che si appoggi a una confessione religiosa, sia che si appoggi ad un’ideologia razzista, classista, scientista o ad altra qualsiasi, esso tende in primo luogo a sminuire, ed al limite a distruggere, l’autonomia individuale del singolo, come tende a diminuire e distruggere i diritti e le libertà dei cittadini. Il principio di laicità rappresenta “il limite o la misura che garantisce a quelle attività la possibilità di organizzarsi e svilupparsi, come la libertà è il limite e la misura che garantisce ai rapporti umani la possibilità di mantenersi a svilupparsi.”

Alla luce di tutto ciò, il principio di laicità, inquadrato nella sua legittima struttura concettuale e storica, non mostra alcun carattere di antagonismo con alcuna forma di religiosità. È interesse di tutti i cittadini che l’amministrazione dello Stato, le scienze, la cultura, l’educazione, l’istruzione e in generale le sfere dell’attività umana, si organizzino e reggano su principi che possano essere riconosciuti da tutti, cioè che siano indipendenti dalla inevitabile disparità delle credenze e delle ideologie, e perciò rendano efficaci e feconde le attività che su di essi si fondano. 

È del tutto evidente che l’istituto scolastico di Pioltello, ha deciso di chiudere la scuola il prossimo 10 aprile a sostegno della religione musulmana perché il 40% dei ragazzi è di religione islamica. Ragionando in tali termini cosa accadrebbe, allora, se il 70%, la maggioranza dei ragazzi fosse musulmana? La normativa scolastica non prevede in alcun modo che l’assenza di uno studente possa essere giustificata per motivi religiosi e non prevede aggiunte ai giorni di sospensione della didattica al di fuori di quelli stabiliti. La certezza del diritto, delle regole che una data comunità si attribuisce per una convivenza libera da imposizioni ideologiche, non può piegarsi e del tutto sparire dinanzi ad una religione, anche se diventi maggioranza. Si potrebbe obiettare a questo ragionamento che la scuola pubblica italiana prevede durante l’orario scolastico l’ora di religione cattolica. Sicuramente questo è ancora un rimasuglio dei c.d. patti lateranensi previsti in Costituzione e della successiva legge 25 marzo 1985 n. 121 contente la ratifica ed esecuzione del protocollo addizionale che apporta modifiche a detti patti. C’è anche da dire che a tale ora di religione è possibile per ogni studente, senza alcuna motivazione, non frequentarla. Si potrebbe anche obiettare che la scuola italiana rimane chiusa durante le festività religiose cattoliche. Festività che fanno parte, però, della nostra storia e tradizione popolare e sono un riconoscimento collettivo della nostra socialità. Ma si dovrebbe anche aprire un’enorme parentesi su cosa sia la religione musulmana, sul ruolo che tale confessione attribuisce alla donna, ai minori e a tutti quelli che non professano l’islamismo. La Repubblica italiana si fonda su determinati valori di libertà e di uguaglianza conquistati con grande fatica e sarebbe un grave errore cedere momenti sociali a movimenti religiosi che potrebbero rivelarsi antidemocratici e antiliberali. Sembra che nei confronti del mondo musulmano si pratichi in Italia un incomprensibile “sconto morale”, di fronte a quello che accade in molti Paesi islamici in termini di grave offesa ai diritti di uguaglianza e di libertà. I valori giudeo/greco/cristiani del bene, della giustizia, della ragione, della solidarietà, dell’uguaglianza, della libertà, hanno trovato accoglienza nel nostro ordinamento giuridico consentendoci di costruire una valutazione etica del mondo e grazie ai quali possiamo affermare e garantire, per esempio, che la donna e l’uomo godono degli stessi diritti. Quale visione del mondo ha la religione musulmana? Quale etica? Quali valori? Domande che aprirebbero, come scrivevo poc’anzi, un’enorme parentesi di discussione ma che sembra non interessi a nessuno. 

Uno Stato laico “impone a quest’ultimo, non solo in campo religioso, di favorire l’espressione di tutte le possibili istanze (ideologiche, politiche, religiose, culturali), impedendo tuttavia l’affermarsi – non già l’esprimersi – di quelle che, per la loro intrinseca natura, abbiano uno scopo di prevaricazione derivante da un atteggiamento di integralismo esclusivo”.

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La BIbbia ce ho ha già detto da secoli:
Attenti all’Angelo di Live.
Il travestimento più riuscito dell’Avversario.
E, purtroppo, riesce…

Angelo di Luce….