Un gesto di riparazione dopo lo spot blasfemo

Un gesto di riparazione dopo lo spot blasfemo

di Pietro Licciardi

COMUNIONE IN GINOCCHIO E SULLA LINGUA PER NOSTRO SIGNORE E PER I PRETI E I LAICI CHE SI ACCOSTANO INDEGNAMENTE O CON SUPERFICIALITA’ AL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Spesso si dice che Dio permette il male perché sa trarre anche da questo il bene. Forse era vero una volta, quando c’era ancora un clero e un popolo per lo più cattolico e timorato; oggi a quanto pare non è più così.

Lo spot pubblicitario della patatina distribuita alle suore a mo’ di ostia consacrata che ha suscitato tanta indignazione avrebbe infatti potuto – pur nella sua nefanda e offensiva sostanza – avere un effetto benefico se fosse riuscito a far riflettere per un attimo certi preti e poi anche molti fedeli che la domenica distribuiscono e ricevono la particola consacrata – ovvero, per chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato: il corpo e il sangue di Cristo realmente presente nell’ostia, nonostante conservi inalterata la sua forma. Il miracolo si chiama: transustanziazione – come se veramente fosse una patatina o uno snack. 

Purtroppo non si esagera; basta osservare con quanta superficiale noncuranza i sacerdoti comunicano i fedeli: senza guardare se l’ostia viene subito messa in bocca o trafugata; senza usare, come prescritto, il piattino così che in caso di gesti maldestri la particola finisce a terra, e senza il benché minimo raccoglimento, con gesti automatici e distribuzione “in batteria”. Talvolta capita vedere il ministro straordinario – al quale, occorre dirlo, non compete impartire la santa comunione durante la Messa, salvo eccezioni che si verificano praticamente mai nelle nostre sempre più deserte chiese – dare la comunione con maggiore “partecipazione” dello stesso sacerdote.

I fedeli da parte loro non sono da meno: prendono in mano la particola senza un gesto di riverenza e solo qualcuno fa almeno un segno di croce o abbozza un inginocchiamento o un inchino, peraltro il più delle volte rivolto verso l’altare, ignorando il Signore Dio che si sono trovati difronte o in mano.

Non per nulla durante l’esorcismo della giovane tedesca Annelise Michel il demonio in persona ebbe a rivelare: «La comunione sulla mano offende in maniera incredibile Dio. Noi, però, ce ne rallegriamo», e in altra occasione: «L’Ostia nella mano offende Dio e porta alla dannazione delle anime». E sempre riguarda alla pratica della comunione in mano: «Tutti adesso tirano fuori le zampe per prendere la Comunione e neanche si inginocchiano più! Ah! Opera mia!». E ancora: «Tante Ostie vengono profanate perché vengono date sulle mani. Non si rendono nemmeno conto!». 

Tutto questo basta e avanza per farla finita con l’abuso della comunione sulle mani ma, come si sa, il diavolo è una invenzione della chiesa preconciliare per spaventare i fedeli e l’inferno non esiste. Questo almeno ciò che ripetono i sacerdoti, e i fedeli, che si ostinano e addirittura impongono la discutibile pratica.

Oltretutto ogni volta che si solleva la questione di come sia consono fare la comunione – in ginocchio e sulla lingua –  tocca anche sorbirci le pappardelle sentimental-spirituali di chi ciancia di accogliere il pane, il corpo di Cristo, come un dono preziosissimo, che Gesù stesso dona direttamente sulle mani, o distribuire l’ostia consacrata dalle mani alle mani, come a tavola, in famiglia, il padre spezza il pane e lo dona si suoi figli, e altre amenità del genere. Chiacchiere di sprovveduti che non sanno, o fanno finta di non sapere, che gli apostoli nell’ultima cena non erano laici qualsiasi ma già i primi sacerdoti della Chiesa e che questa – come ha chiarito San Tommaso d’Aquino e ribadito da San Francesco d’Assisi – ha sempre detto che solo mani consacrate di sacerdoti o diacono possono toccare il sacro corpo e sangue di Gesù. 

Ma per chiudere definitivamente la questione basterebbe pensare alla dispersione certa dei frammenti ogni volta che si manipola la particola consacrata. E in ogni più piccolo frammento Nostro Signore è presente esattamente come nel tutto. Quindi ogni volta che si prende l’ostia sulla mano è facilissimo causare la dispersione di frammenti che finiscono calpestatati a terra. Ed è proprio questo che Satana spera ogni volta che qualcuno si comunica prendendo l’ostia sulla mano: gettare Nostro Signore a terra e calpestarlo.

Cogliamo dunque l’invito, raccolto in rete, a riparare non solo il sacrilego spot pubblicitario della patata fritta ma anche i reiterati sacrilegi di chi si accosta in maniera superficiale o indegna alla comunione cominciando ad inginocchiarsi davanti a Nostro Signore ricevendoLo con devozione sulla lingua. I preti che oseranno redarguire, imporre ed esporre i fedeli alla generale disapprovazione ne renderanno conto a Dio. A noi l’onore di aver subito la persecuzione in nome di Nostro Signore. 

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