Uccisi in odium fidei

Uccisi in odium fidei

di Andrea Sarra

MEMORIA LITURGICA DEI SEI MARTIRI CISTERCENSI DI CASAMARI

Nella primavera del 1799, i rivoluzionari francesi che avevano instaurato in Napoli la Repubblica Partenopea furono costretti dall’esercito borbonico, riorganizzato dal cardinale Fabrizio Ruffo, e dalla presenza della flotta inglese ancorata nelle isole di Ischia e di Procida, a prendere la via del ritorno, risalendo la penisola per la litoranea attraverso Gaeta e Terracina.

Un distaccamento dell’esercito, però, calcolato dalle cronache del tempo sulle tredici-quindici mila unità, agli ordini dei generali Vetrin e Olivier, si diresse verso l’interno. Esso giunse a Cassino il 10 maggio, quando gli abitanti avevano già abbandonato la città e si erano rifugiati sui monti. Anche i monaci dell’abbazia di Montecassino erano fuggiti a Terelle, recando al sicuro le cose più preziose; i pochi monaci rimasti dovettero assistere con raccapriccio, e non senza pericolo di morte, alla devastazione, al saccheggio ed alla profanazione perpetrati, tra canti osceni e parodia di sacre liturgie, dai millecinquecento soldati della colonna del generale Olivier che erano saliti all’archicenobio.

Il passaggio dei soldati in ritirata è documentato ad Aquino: «Oggi, undici di maggio, sono passati qui i francesi inseguiti dalle truppe regie e in questa chiesa non hanno lasciato neanche un candeliere» ed anche a Roccasecca, dove sei persone persero la vita per l’aggressione francese.

Dopo essere giunti ad Arce ed averla saccheggiata le truppe, anziché deviare per Ceprano, si diressero verso Isola Liri e ne fecero una città martire. Forzato lo sbarramento e vinta la resistenza, i francesi penetrarono nella cittadina seminando violenza e sangue, non risparmiando neppure le molte persone che si erano rifugiate, come ultima speranza, nella chiesa di San Lorenzo.

Il canonico-vicario Giuseppe Nicolucci ci ha lasciato, nei libri dei defunti, una agghiacciante testimonianza: «Memorando né mai dimenticabile il giorno, che fu di Pentecoste, 12 maggio 1799, che il gallico furore che noi e tutte le nostre case rovinò e travolse nell’ultimo eccidio – Nulla che il nemico ferro non avesse devastato e mietuto – Non gregge, non armento sicuro alla campagna, nei presepi e negli ovili – Non uomo che scampasse da morte; non donna, ancorché fanciulla, risparmiata dalla militare brutale. Né altari, né cose sacre le scellerati mani rispettarono – Chi voglia più saperne legga la triste memoria scritta a pagina… (si guardi l’elenco dei morti) di questo libro ed apprenderà perché registri cinquecento e più nomi di trapassati nel solo e medesimo giorno 12 maggio 1799».

Nella chiesa di S. Lorenzo furono dunque massacrate circa 600 persone inermi. Dopo l’eccidio avvenuto nella cittadina di Isola Liri, mentre la truppa riprendeva la ritirata verso il Nord, un drappello di venti soldati sbandati, «venti leopardi», secondo la descrizione di un teste oculare, il 13 maggio irruppe all’interno dell’abbazia di Casamari, alle otto di sera, quando la comunità si accingeva al canto della «compieta», prima del grande silenzio che ovatta di notte il monastero benedettino. Fu una notte di spavento, di dispersione, di sangue, di morte… di martirio.

Mentre gli altri monaci, come uno stormo di miti colombe spaventate, cercavano all’impazzata scampo per ogni dove, sei di essi impavidamente restarono ed eroicamente testimoniarono la loro fede nell’eucarestia, rimanendo uccisi nell’atto di sottrarre le sacre pissidi o di riparare alla profanazione delle particole consacrate.

Essi sono: il priore P. Simeone Cardon, P. Domenico Zawrel, Fra Maturino Pitri, Fra Albertino Maisonade, Fra Modesto Burgen, Fra Zosimo Bramhat.

Di seguito una sintesi della vita dei sei martiri uccisi in “odium fidei”.

P. SIMEONE CARDON, priore e cellerario, nato a Cambrai, monaco benedettino a Parigi, durante la Rivoluzione fuggì dalla Francia e raggiunse rocambolescamente Casamari il 5 maggio 1795, dove vestì l’abito cistercense e, poi, emise la professione di stabilità. Per bontà e per esemplarità di vita fu nominato, prima economo e, successivamente, priore dell’abbazia. All’approssimarsi dell’esercito francese in ritirata, dapprima decise di fuggire con i monaci ma, poi, li esortò a rimanere.

Il 13 maggio egli accolse il drappello degli sbandati e somministrò loro cibo e bevande. Davanti alla loro furia distruttiva dapprima si nascose nell’orto ma poi, rientrato in sé, ritornò nella sua cella dove fu assalito dai soldati che reclamavano i tesori del monastero. Con la sciabola fu ferito alla testa ed alle mani mentre cercava di parare i colpi. Morì «…verso le sette mattino seguente. Aveva cinque ferite, due colpi di baionetta nel corpo, un colpo di sciabola nella testa, uno sul braccio destro e uno sulla coscia sinistra».

P. DOMENICO ZAWREL, maestro dei novizi, nato a Codovio in diocesi di Praga, fu dapprima religioso domenicano della Congregazione di Santa Sabina di Praga. Poi venne a Casamari, nel maggio del 1776, il mese seguente ricevette l’abito di novizio e, l’anno dopo, professò i voti solenni.

Nella tragica notte del 13 maggio raccolse per due volte le sacre specie, prima nella chiesa, poi nella cappella dell’infermeria, dove rimase in adorazione con due altri confratelli, fra Albertino e fra Dosideo. Furono sorpresi da tre soldati che sparsero per terra le particole, uccisero con due colpi di sciabola fra Albertino, ferirono gravemente fra Desideo «e infine lasciarono morto ai loro piedi anche il padre Domenico dopo avergli tirati più colpi di spada sul capo ed in altre parti del corpo: subito spirò nella medesima cappella dicendo: Jesus-Maria».

FRA ALBERTINO MAISONADE, corista, francese di Bordeaux, dopo lo scoppio della Rivoluzione fuggì e si recò a Casamari, dove fu ricevuto ed ammesso fra i monaci di coro. Nel novembre del 1792 vestì l’abito di novizio e nell’anno successivo emise la professione semplice secondo un privilegio, allora specialissimo, concesso alla comunità di Casamari. Esemplare negli atti di vita comunitaria, manifestò sempre una devozione profonda per l’adorazione del Sacramento sull’altare.

Il 13 maggio, all’arrivo dei francesi, invece di fuggire si ritirò in adorazione davanti al Santissimo Sacramento – che era stato profanato nuovamente – nella cappella dell’infermeria. Raggiunto dai soldati francesi, fu colpito e finito a colpi di sciabola sul posto, con P.Domenico Zawrel.

FRA MATURINO PITRI, oblato di Fontainebleau, figlio di uno dei giardinieri del re di Francia, fu arruolato e poi destinato alla campagna in Italia. Nel gennaio del 1799 fu colpito da una terribile asma al petto e da febbre, così fu ricoverato, con altri undici commilitoni, nell’ospedale «1aPassione» di Veroli. Dichiarato prossimo a morte, si confessò al Padre Simeone Cardon che era capitato nell’ospedale e gli dichiarò di voler vestire, se fosse guarito, l’abito cistercense. Tre giorni dopo, perfettamente guarito, fu nascosto per una notte nell’appartamento del curato dell’ospedale, Don Giuseppe Viti e di buon mattino fu accompagnato a Casamari. Il 13 maggio, raggiunto da un colpo di fucile nel corridoio del noviziato, si trascinò e morì nella sua cella.

FRA ZOSIMO BRAMBAT, converso, milanese, alla fine del 1792chiese di essere ricevuto a Casamari. Secondo la consuetudine, trascorse due anni con l’abito di oblato poi, nel novembre del 1794, fu ammesso al noviziato e, nell’anno successivo, emise la professione semplice nelle mani dell’abate Pirelli.

In quel terribile 13 maggio fu dapprima raggiunto da un colpo di archibugio, poi da colpi di sciabola mentre, nel disbrigo di un’obbedienza «passava per la scaletta per andare in refettorio e avanti la scala della farmacia». Riuscì tuttavia a nascondersi ma, tre giorni dopo, il 16 maggio, morì poco fuori delle mura del monastero, dopo essersi incamminato alla volta di Boville per ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi.

FRA MODESTO BURGEN, converso, francese di Borgogna, fu dapprima religioso nell’abbazia cistercense di Settefonti. Durante la Rivoluzione fuggì e si recò a Casamari dove fu accolto fraternamente. Nel gennaio del 1796 fu ammesso al noviziato e, nell’anno seguente, emise i voti semplici. Anch’egli religioso di vita esemplare, in quell’infausto 13 maggio fu inseguito nel corridoio del noviziato, fu raggiunto da un colpo di archibugio e poi finito a colpi di sciabola.

I cistercensi Simeone Cardon, Domenico Zawrel, Maturino Pitri, Albertino Maisonade, Modesto Burgen, Zosimo Brambat sono stati beatificati il 17 aprile 2021, sotto il pontificato di papa Francesco, nella chiesa dell’abbazia di Casamari, dove dal 1951 sono venerate le loro spoglie mortali. La loro memoria liturgica cade invece il 16 maggio, giorno della nascita al Cielo di fra Zosimo.

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