L’Ucraina sta vendendo l’anima

di Pietro Licciardi

UN RISORGIMENTO NAZIONALE CHE KIEV RISCHIA DI PAGARE A CARO PREZZO

L’Ucraina ha ottenuto la sua indipendenza nel 1991, all’indomani del disfacimento dell’impero sovietico, coronando un sogno a lungo coltivato. Nonostante saldi legami unissero questo Paese alla Russia, che nella Kyiv ebbe il suo battesimo, gli ucraini hanno lottato a lungo per la loro indipendenza e identità, che dopo la dominazione polacca e lituana cominciarono a perdere con lo zar Pietro e soprattutto con Caterina II.

Quando nel 1917 lo zarismo cadde sembrò giunto il momento del riscatto ma fu solo una illusione. Il regime sovietico schiacciò quasi subito il tentativo degli ucraini di darsi un proprio parlamento, la Rada, che per sopravvivere cercò una temporanea alleanza con gli austro-tedeschi trascinando il paese in una sanguinosa guerra civile che vide la vittoria dei bolscevichi, i quali istaurarono anche qui il loro regime di terrore.

Gli ucraini cercarono ancora di staccarsi dall’Urss in occasione dell’invasione tedesca della Russia, nel 1941, accogliendo le truppe naziste come liberatori, ma al termine del conflitto pagarono a carissimo prezzo la loro collaborazione, subendo per ordine di Stalin la deportazione e l’uccisione di migliaia di “traditori”.

Quella dell’Ucraina è una storia travagliata che ha lasciato frizioni e divisioni interne fino a ieri irrisolte. Sul piano religioso l’Ucraina ha quattro Chiese: la cattolica, eredità della dominazione polacca; la greco-ortodossa, l’ortodossa fedele a Mosca e dal 2018 una chiesa ortodossa autocefala. Problematica anche la presenza di gruppi neonazisti, eredi delle formazioni che tra il 1941 e il 1943 si resero responsabili di pogrom di ebrei e anche di quei nazionalisti che perseguitarono gli ebrei “colpevoli” di aver sostenuto i bolscevichi nella guerra civile, in un Paese con la quinta comunità ebraica al mondo per grandezza e importanza secondo il World Jewish Congress. Soprattutto pesava la presenza di numerosi russi, specialmente in Crimea e negli oblast di Donetsk e Luhansk, eredità della dominazione sovietica nonché di altre minoranze, come quella polacca, rutena, ungherese e moldava.

La guerra paradossalmente ha rappresentato per l’Ucraina una sorta di Risorgimento nazionale, portando la popolazione a rinsaldare i propri legami sociali e nazionali, a scegliere se sentirsi fino in fondo ucraini o russi ricomponendo molte delle tensioni interne presenti fino a prima dell’attuale conflitto. Tuttavia la guerra russo-ucraina porta con sé anche un grave pericolo per l’anima degli ucraini, i quali hanno un disperato bisogno del sostegno economico e militare dell’Occidente e dell’Europa, entrambe realtà ormai corrotte dal laicismo e da ideologie luciferine che ne hanno eroso e quasi annientato i valoro morali e religiosi dei popoli, artefici di un vero e proprio imperialismo culturale.

Per non alienarsi le simpatie occidentali gli ucraini sembrano disposti a tutto e anzi sembrano volersi dimostrare più realisti del re. E’ di questi giorni la notizia che il portavoce del mistero degli esteri ucraino sarà Victoria Shi, una “persona” digitale generata dalla intelligenza artificiale che avrà i tratti somatici di una africana. Già mesi fa era stato reso noto che l’esercito ucraino aveva arruolato anche personale Lgbt mentre pure a Kiev hanno fatto la loro comparsa i ributtanti gay pride che col pretesto di mostrare l’”orgoglio omosessuale” offendono e dileggiano tutto ciò a cui le persone normali tengono: religione e famiglia in primo luogo.

Tutto questo mentre la fine delle persecuzioni comuniste aveva portato ad una rinascita della pratica religiosa sia nella Chiesa cattolica che in quella ortodossa e grazie all’isolamento dovuto alla Cortina di ferro anche le “novità” introdotte dal Concilio in poi non erano penetrate tra i cattolici ucraini con la stessa virulenza che in Occidente. A distrazione di ciò il rifiuto da parte dell’arcivescovo greco-cattolico della dichiarazione del Dicastero per la dottrina della fede “Fiducia supplicans”.

 Sapranno gli ucraini salvaguardare oltre alla loro integrità territoriale e alla loro indipendenza anche la propria identità storica e culturale, senza farsi fagocitare dal globalismo senza anima e cultura di cui questa Europa è l’araldo? Ecco un’altra sfida che ci aspetta il 9 Giugno prossimo, in occasione delle elezioni europee: riconsegnare i destini dell’Unione nelle mani dei popoli che hanno dato forma a questo nostro Continente e salvare, assieme all’anima dell’Ucraina, anche la nostra.

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