Il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

di don Ruggero Gorletti

ANNO B

Dal vangelo secondo Marco 14,12-16,22-26 

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero:  «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?». Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 COMMENTO

La festa del Corpo e del Sangue del Signore ci aiuta a riflettere in modo particolare sull’Eucaristia.

Nell’Eucaristia, sappiamo, è presente Gesù. È presente con tutto se stesso, la Chiesa infatti insegna che nell’Eucaristia Gesù è presente in corpo, sangue, anima e divinità. Ed è presente non come un simbolo, ma realmente, anche se in modo non fisico ma sacramentale. In ogni ostia, in ogni frazione del pane, anche la più piccola, in ogni goccia di vino, è presente Gesù in corpo, sangue, anima e divinità, non fisicamente ma realmente, sostanzialmente. Non è solo un simbolo. Scusate se dico cose che per qualcuno posso sembrare scontate. Purtroppo oggi queste nozioni, che fino a qualche tempo fa erano assolutamente chiare per i cristiani praticanti, oggi spesso non lo sono più, per cui è bene riprendere brevemente i concetti fondamentali.

Dunque l’Eucaristia è realmente, sostanzialmente, il vero corpo e il vero sangue di Gesù, per questo le dedichiamo tante attenzioni e tanto rispetto: genuflessioni, luci, incenso, attenzione a non disperderne i frammenti: proprio perché Gesù è presente davvero, in ogni parte, anche la più piccola.

Poniamo attenzione al brano di vangelo che abbiamo appena ascoltato. Riporta la descrizione dell’istituzione dell’Eucaristia fatta nel vangelo di San Marco. Gesù manda i suoi a preparare la Pasqua. Incontreranno un uomo con una brocca d’acqua. Era una scena inusuale. Gli uomini non andavano ad attingere l’acqua, ci andavano le donne. Anche da questo piccolo particolare possiamo intuire che non possiamo accostarci all’Eucaristia seguendo gli schemi del nostro piccolo buon senso umano, occorre sforzarsi di vedere le cose come le vede Dio. L’uomo mostrerà una grande stanza al piano superiore, già pronta, arredata. La stanza al piano inferiore è il luogo del vivere quotidiano, dei rapporti umani, delle occupazioni di ogni giorno. Al piano superiore, in ciascuno di noi, c’è la stanza grande, arredata, già pronta  per l’incontro con Dio.

La prima lettera di Paolo ai Corinzi, al capitolo 11, è il brano più antico che parla dell’ultima cena, dell’istituzione dell’Eucaristia. Paolo rimprovera gli abitanti di Corinto perché il loro modo di radunarsi non è celebrare la cena del Signore. Avevano ridotto la celebrazione eucaristica ad un normale incontro conviviale, ad un pranzo tra amici. E questo non è l’Eucaristia, che è anzitutto la ripetizione, sacramentale ma reale, del sacrificio di Gesù sulla croce, che mette in grado ciascuno di noi, che sul Calvario non c’era, di partecipare in modo sacramentale ma reale a quel sacrificio, e di goderne i frutti di salvezza.

Però, perché questo dono possa portare i frutti di bene nella nostra vita, è necessario che lo riceviamo bene: anzitutto dobbiamo essere consapevoli di ciò che andiamo a ricevere: ogni volta che facciamo la comunione riceviamo il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo. Dobbiamo essere consapevoli della bellezza, ma anche dell’importanza, della gravità di questo atto, e non farlo a cuor leggero. Anche se lo facciamo spesso, anche tutte le domeniche, anche tutti i giorni, non dobbiamo però permettere che diventi un fatto di abitudine, non lo dobbiamo banalizzare: dobbiamo sempre considerare l’importanza grandissima di ricevere in noi Dio. Ed inoltre dobbiamo avere la consapevolezza di avere sulla coscienza peccati gravi che non abbiamo ancora confessato. Il brano della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, il capitolo 11, che descrive l’ultima cena, prosegue dicendo proprio queste cose: chi avesse la Bibbia a casa lo legga per intero: è un brano davvero molto bello. Paolo ammonisce i Corinzi, dicendo che il loro non è un cibarsi del corpo del Signore, proprio perché lo fanno con superficialità, e ammonisce dicendo che chi si ciba indegnamente del Corpo e del Sangue di Cristo, cioè chi ha la consapevolezza di avere qualche peccato grave da confessare, mangia e beve la propria condanna.

Non dimentichiamo queste parole. Non sono scritte per spaventarci, ma per far sì che il dono dell’Eucaristia possa portare frutti di bene nella nostra vita.

La festa di oggi vuole farci riflettere sull’Eucaristia, perché possiamo imparare a riceverlo con frutto, perché, quando entriamo in una chiesa dove una lampada ci segnala la presenza dell’Eucaristia, ci ricordiamo Chi abbiamo davanti e ci mettiamo in atteggiamento di adorazione, perché quando ne abbiamo la possibilità, facciamo nella nostra giornata una visita a Gesù presente nel tabernacolo.

La festa di oggi ci aiuta a riscoprire il giusto rapporto con Gesù sacramentato, con l’Eucaristia. Se abbiamo la buona abitudine di riceverla spesso, e con le condizioni giuste, se riusciamo a fare qualche momento di adorazione, ci aiuta a consolidare questi buoni atteggiamenti, ci aiuta a non fare diventare tutto questo un’abitudine scontata. Se invece non la riceviamo mai, o la riceviamo molto raramente, oppure, peggio ancora, se la riceviamo senza avere le condizioni giuste, ci aiuta a cambiare questi nostri atteggiamenti sbagliati.

Chiediamo al Signore, che ci ha dato questo grande dono, di aiutarci a vivere bene il rapporto con l’Eucaristia, sia nella celebrazione della Messa, quando il sacerdote pronunciale parole della consacrazione, sia quando andiamo a riceverla al momento della Comunione, sia quando ci troviamo alla sua presenza, in una chiesa in cui l’Eucaristia è presente nel tabernacolo. Chiediamo al Signore di darci l’atteggiamento giusto perché questo grandissimo dono che il Signore ci ha fatto non resti qualcosa di sconosciuto, o peggio qualcosa di scontato, ma possa portare frutti di bene nella nostra vita.

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