Don Ricotta lascia la parrocchia. Non ha voluto dare con i guanti la Comunione


Nei giorni scorsi Informazione Cattolica aveva fatto conoscere in Italia Don Leonardo Ricotta, un sacerdote dell’Arcidiocesi di Palermo, parroco di Sant’Agata a Villabate, che aveva catturato l’attenzione di migliaia di persone per una sua infervorata omelia (vedi qui) attraverso la quale sosteneva che “solo in Gesù Cristo c’è la remissione dei peccati, non nelle altre religioni!” e aveva parlato di eresie, di apostasia e di falso ecumenismo anche nella Chiesa.

Dopo il via libera alle messe col popolo e l’obbligo della somministrazione della Santa Comunione da parte di sacerdoti muniti di guanti, don Ricotta aveva spiegato che amministrare così la comunione è un sacrilegio. Frammenti del Corpo di Cristo potranno appiccicarsi ai guanti che poi si buttano. Che faccio getto Cristo nella raccolta della plastica? Preferisco non darla” (vedi qui).

Don Leonardo Ricotta aveva spiegato che “piuttosto che commettere un atto di sacrilegio e farlo fare ai miei parrocchiani, non la distribuirò e farò fare quella spirituale. Se devo dare al mio popolo un cibo avvelenato, molto meglio stare a digiuno. Poi  quella spirituale ha ugualmente valore considerato che essi hanno vero desiderio di Cristo. Nel passato, e penso al regime sovietico, tanti volevano prendere la Santa Comunione e non potevano: la fede non è morta perché vi era il desiderio di Cristo. La vita di fede è certamente sacramentale, ma quando non è possibile o cercano di trasformarla in un sacrilegio, Dio crea dei bypass”.

Il parroco della Parrocchia Sant’Agata di Palermo-Villabate spiegava che “quello che stanno per compiere è un atto di macelleria eucaristica, Padre Pio li chiamava macellai”.

Oggi abbiamo saputo che don Leonardo Ricotta, coerentemente con quanto aveva dichiarato, ha deciso di dimettersi dalla parrocchia. La notizia ufficiale della sua rinuncia è arriva con un comunicato dell’Arcidiocesi. “A far data dal 21 maggio 2020 il reverendo don Leonardo Ricotta, presbitero della Chiesa di Palermo, non è più il parroco della parrocchia S. Agata V.M. in Villabate avendo egli stesso rinunciato a tale ufficio”.

“Esiste un primato della coscienza. E io, in coscienza, non mi presterò a compiere un atto di macelleria eucaristica”, ha dichiarato al Giornale di Sicilia.


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In Giacomo,2-17 si legge:
” 17 Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18 Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.”
Pertanto, è una questione di FEDE.
Chi crede che l’Ostia Consacrata é il Corpo di Cristo, non può assolutamente pensare che sia sporco o infetto. Il Celebrante che indossa i guanti, li indossa per difendere SE STESSO, da chi o cosa?Dal Corpo di Cristo?Dai fedeli?Dall’oggettistica prevista dal rituale?
-Nel PRIMO CASO è un sacrilegio, il più grande che esiste.
-Nel SECONDO CASO non sussiste alcun pericolo perchè l’Ostia viene depositata nella mano sinistra del fedele.
-Nel TERZO CASO è sicuro che l’oggettistica del rituale non sia STERILE come non è neanche una sala operatoria.
Se il Celebrante è terrorizzato da un eventuale contagio farebbe bene ad autoblindarsi in una camera sterile fino alla fine del pericolo contagio.
Per quel che mi riguarda ieri ho partecipato ad una celebrazione in cui il Celebrante NON indossava nè la mascherina nè i guanti.
Al momento della Comunione mi sono messa in fila e seguendo il mio turno ,ho tolto ALMENO il guanto destro per potere “abbracciare” con le mie nude dita l’Ostia per portarla in bocca.
Il Celebrante SI E’ RIFIUTATO di darmi l’Ostia e mi ha detto che DOVEVO indossare il guanto. IO MI SONO RIFIUTATA.
Mi sono inginocchiata per qualche secondo per salutare il Signore e sono andata via perchè stavo per piangere.
Ho provato un dispiacere IMMENSO per cui, verso sera, ho fatto un appello al Vescovo e,ad oggi, non ho avuto alcun riscontro.
Mi chiedo:-CHI e COME avrei potuto contagiare se avessi toccato l’Ostia con le mie mani? Io ritengo che sia un sacrilegio toccare
l’OSTIA CONSACRATA con i guanti ed è anche illogico che, poi, porti in bocca qualcosa che ritengo possa essere sporca o INFETTA. Le leggi e/o le regole vanno anche “ragionate e calibrate” prima di costringere qualcuno a rispettarle.
Tutto sembra dimostrare che lo Stato si arroga tutti i diritti del PRIMO COMANDAMENTO. Sembra che anche la Chiesa si sia genuflessa. Questa situazione mi lascia profondamente ferita.
Il Signore darà ragione a chi se lo merita.
Io comprendo e condivido il gesto di Don Leonardo.

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