Dalla didattica a distanza al plexiglas: ecco i danni arrecati a docenti, studenti e genitori


Sabato scorso gli studenti di diverse Regioni d’Italia hanno concluso l’anno scolastico, per altri oggi è l’ultimo giorno di un periodo, per molti versi, da dimenticare. Lo stesso 6 giugno la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il Decreto Scuola che, oltre al resto, ha posto (teoricamente) tutte le premesse per l’inizio del prossimo anno scolastico che, rimanendo così le cose, dovrebbe essere martedì 1° settembre.

Al di là dei (legittimi) sberleffi e delle proteste sul plexiglas, ci chiediamo: dopo quest’estate 2020 cosa rimarrà della Didattica a Distanza (DaD) tanto esaltata da “tecnici” e politici?

Prima di tutto da cittadini e da genitori non possiamo che rammaricarci che, come tutti ben sappiamo, la DaD si sia protratta non solo in via esclusiva ma, possiamo dire, fino ad oggi e, quindi, fino allo stesso ultimo giorno della chiusura dell’anno scolastico. Improvvisazione, peso caricato soprattutto sui docenti e genitori, limiti tecnologici, scarsa presenza degli studenti e bagarre nelle famiglie sono solo alcuni dei danni arrecati dalla “didattica virtuale”. E’ vero che negli ultimi anni quest’ultima ha fatto passi da gigante ma, diciamolo pure, ciò è avvenuto in altri Paesi mentre, nel nostro, è stato bellamente ignorato dal Governo che almeno «un alunno su tre non è fornito di personal computer, ha scarsi o nulli mezzi per collegarsi e vive in case dove il concetto di una “stanza tutta per sé” è inesistente» (Giulia Alberico, Contro la perdita della prossimità, in “L’Osservatore Romano”, 18-19 maggio 2020, p. 4).

Della riflessione sulla scuola italiana durante il “distanziamento sociale”offerta sul giornale ufficioso della Santa Sede da un’addetta ai lavori, un’insegnante con trent’anni di esperienza come docente (d’Italiano e Storia) nelle scuole superiori di Roma, riteniamo debba rimanere su tutti un concetto in vista del prossimo anno scolastico: «è impensabile per il futuro, sia prossimo che venturo, fare affidamento totale (o anche solo maggioritario) sulla scuola a distanza ossia sul lavoro online. Sono emersi, indiscutibili, in questi mesi una serie di problemi che fanno impallidire gli entusiasmi del ministro Azzolina per il funzionamento delle classi virtuali[…]: la scuola è relazione, è gruppo, è comunità educante» (G. Alberico,Contro la perdita della prossimità, art. cit.).

 

GIUSEPPE BRIENZA

 


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