Savarese: “le manifestazioni per George Floyd sono assembramenti pericolosi”


 

Per il terrore di essere linciato dal mainstream nessuno ha il coraggio di dire apertamente che tutte le manifestazioni in corso in Italia, in Europa e negli USA sono assembramenti di massa in aperta violazione delle norme di prudenza in vigore per evitare il sorgere di nuovi focolai Covid, dopo mesi di sacrifici collettivi che hanno avuto e avranno ancora conseguenze drammatiche.

Siccome si tratta di razzismo – una piaga rivoltante da estirpare, ma non certo al costo di altre vite umane innocenti – la pandemia viene mediaticamente messa tra due parentesi politicamente corrette.

Mi ricorda la storia di quel Rabbino che trova un portafogli per terra, ma essendo sabato non può raccoglierlo; allora prega Dio di intervenire, e mentre in tutto il mondo era sabato, intorno a lui era mercoledì.

Il rischio contagio diminuisce o aumenta a seconda della ragione politica o culturale dell’assembramento.

Non sto dicendo che il movimento di questi giorni debba (o addirittura possa) essere in qualche modo arginato: negli USA è probabilmente impossibile, onde evitare ulteriori escalation e benché – va detto – proprio lì il contagio sia ancora tra i più attivi e letali (tanto poi daranno la colpa a Trump).

Ma che non si finga che queste manifestazioni non sono potenziali bombe atomiche virali.

O almeno che non si vada poi a contare i centimetri tra due amici al bar.

 

FILIPPO SAVARESE


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