Davanti alla cultura di morte la testimonianza di Fabio Bernabei

Davanti alla cultura di morte la testimonianza di Fabio Bernabei

In occasione del bicentenario dell’indipendenza della sua patria Argentina Papa Francesco ha inviato una lettera a monsignor José Maria Antonio Arancedo, presidente della Conferenza episcopale nazionale. Nella missiva, intitolata “Con il coraggio del sogno e la creatività della profezia”, il Pontefice ha espresso in special modo la sua vicinanza a «coloro che soffrono: i malati, chi vive nell’indigenza o nella solitudine, chi non ha lavoro, le vittime della tratta e i tanti giovani che soffrono il flagello della droga». Questi ultimi sono stati definiti dal Santo Padre i «figli più feriti della Patria» (Papa Francesco, Lettera per il bicentenario dell’indipendenza della Repubblica Argentina, in L’Osservatore romano, 10 luglio 2016, p. 7).

In proposito di quello che ha giustamente definito il «dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili» (Messaggio di Papa Francesco per la celebrazione della 47.ma Giornata della Pace, Città del Vaticano 12 dicembre 2013), il Pontefice ha chiarito fin dall’inizio del suo Pontificato che «non è con la liberalizzazione dell’uso delle droghe che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro uso, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro» (“Guardare l’altro con gli occhi di amore di Cristo”. Discorso tenuto dal Santo Padre durante la visita all’ospedale “São Francisco de Assis na Providência de Deus”, Rio de Janeiro, 25 luglio 2013). Negli stessi giorni in cui Papa Francesco è ritornato sul flagello delle droghe scrivendo ai suoi connazionali, in Italia il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova ha reso nota la calendarizzazione alla Camera dei deputati, il 25 luglio, dell’infausta proposta di legge sulla cannabis libera. A questo proposito non può quindi non essere ricordata la testimonianza di una figura di militante cattolico, eroico combattente della “cultura della vita” e fra i massimi esperti nazionali di lotta alla droga, che ci ha lasciato proprio il 28 maggio di quest’anno. Per lui non ci sono stati i riflettori dei media ma, probabilmente, per Fabio Bernabei “ci sarà più gioia in cielo” (Luca 15,7). La morte di Fabio, che in passato ci ha voluto anche onorare scrivendo un contributo nelle “Serate di San Pietroburgo. Rubrica di cultura e politica tradizionale” (cfr. La “Beat Generation” e la droga come perversione della religione, in “Il Corriere del Sud”, n. 15 – anno XXI, 3 dicembre 2012, p. 3), è avvenuta a causa del ritorno di un tumore osseo, che l’aveva colpito quando aveva appena 16 anni, dal quale era presto guarito ma che decenni dopo lo ha ripreso e stroncato a 52 anni di età.

Nato a Roma il 1° novembre 1963, formatosi alla scuola contro-rivoluzionaria dello storico, uomo d’azione, filosofo e giornalista brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira(1908-1995), Fabio Bernabei è stato promotore di numerose iniziative e battaglie in difesa della civiltà cristiana, soprattutto come socio fondatore dell’associazione “Famiglia Domani” e del Centro Culturale “Lepanto”, del quale era divenuto presidente nel 2006 succedendo al prof. Roberto de Mattei.

Fra le sue tante pubblicazioni, ricordiamo fra quelle più recenti l’utilissimo “trittico” di saggi, pubblicati su “Nova Historica. Rivista internazionale di storia”, dedicati alla pseudo-cultura drogastica, da “La ‘mistica della droga’ nella vita di Timothy Leary” (nr. 4, Roma gennaio-marzo 2003, pp. 109-128) a “La droga motore primo della ‘controcultura’: Allen Ginsberg” (nr. 6, Roma luglio-settembre 2003, pp. 163-182), per concludere con “‘La fantasia al potere’ vissuta da Williams Barroughs. La liberazione dell’umanità con la droga, la violenza e la magia” (nr. 9, Roma aprile-giugno 2004, pp. 163-186). Ancora in commercio è il vero e proprio vademecum, da far leggere soprattutto ai parlamentari che vorrebbero legalizzarla così informandoli del grosso granchio che stanno per prendere (e affibbiare ulteriormente al popolo italiano), “Cannabis Medica. 100 risposte sull’uso terapeutico della Marijuana” (Sugarco Edizioni, Milano 2012). Fra gli altri saggi si possono citare “Storia moderna della droga”(I Libri del Borghese, Roma 2010, “Chiesa e omosessualità”(Fede & Cultura, Verona 2009) e “Cristianofobia. Quale libertà di apostolato per i cattolici oggi?”, frutto di atti di un convegno romano da lui organizzato (Solfanelli, Chieti 2010).

Fabio Bernabei ci ha lasciato delle riflessioni sulla natura della dipendenza e sulla decadenza drogastica che meritano oggi più che mai di essere riprese. Per esempio, in un recente intervento, fra l’altro, ebbe a scrivere: «L’uso della droga è un rifiuto della condizione di creatura umana e delle responsabilità che ne derivano. […] Per i fautori dell’anti-proibizionismo, la Rivoluzione politica per essere efficace deve passare per la “destabilizzazione” di ogni individuo. […] Propongono, quindi, alla Sinistra nuove forme “non-violente” per portare avanti la rivoluzione sociale. Una rivolta di popolo da condurre non con le armi, bensì con una guerra di tipo psicologico sfruttando le possibilità di propaganda offerta dai media moderni. La legalizzazione delle droghe è quindi una tappa fondamentale di questo progetto che vede fin dall’inizio la scelta di coinvolgere persone influenti nel movimento della controcultura» [Fabio Bernabei, La “Beat Generation” e la droga come perversione della religione, in “Le Serate di San Pietroburgo”, a cura di G. Brienza e O. Ebrahime, Chieti 2014, pp. 159-163) pp. 162-163].

In effetti Fabio Bernabei, ha scritto una persona che l’ha conosciuto personalmente ed ha collaborato più di ogni altro con lui, ha promosso «documentate e appassionate denunce dei promotori della dissoluzione morale e politica, specialmente del narcotraffico, dell’omosessualismo e della “cristianofobia”. Le sue campagne gli avevano attirato numerosi attacchi da parte del Partito Radicale Transnazionale e in particolare di Emma Bonino» (Guido Vignelli, La prematura morte di Fabio Bernabei: un protagonista della lotta alla cultura della dissoluzione, in “Riscossa Cristiana. Sito cattolico di attualità e cultura”, 2 giugno 2016).Direttore della testata online “Osservatorio Droga.it”, corrispondente della rivista internazionale antidroga “Narkotikafigan”, delegato italiano del “National Rapresentative for European Cities Against Drugs” (ECAD, Stoccolma) e del “Drugs Watch International” (DWI, Washington), consulente del Dipartimento per le Politiche Nazionali Antidroga presso il Governo italiano, per la sua denuncia della “cultura della droga” Bernabei aveva ricevuto a Dublino il prestigioso “Premio Internazionale Veronica Guerin”, categoria freelance journalist.

Da una testimonianza come quella Fabio che, anche a livello internazionale, si è sempre impegnato a documentare il “piano inclinato” che va dalle droghe c.d. leggere a quelle pesanti, traiamo ulteriori argomenti e motivazioni per combattere questa Buona Battaglia “proibizionista” per la cultura della vita. È una battaglia cui «Gesù si unisce», ha scritto quello stesso Papa Bergoglio il cui Magistero Bernabei tanto seguiva e apprezzava, perché il Redentore dell’uomo non rimane insensibile «alle famiglie che sono in difficoltà, che piangono la perdita dei loro figli, o che soffrono nel vederli preda di paradisi artificiali come la droga» (“Guardare sempre l’altro con misericordia e amore”. Discorso di papa Francesco alla fine della Via Crucis a Copacabana, Rio De Janeiro, 27 luglio 2013). Per la sofferenza che ne ha caratterizzato quasi tutta la vita, Fabio comprese fin da giovanissimo il potenziale anti-umano e anti-sociale della droga. Del resto, sono sempre parole del Santo Padre, «certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime. Invito ciascuno di voi a domandarsi: io ho imparato a piangere? Quando vedo un bambino affamato, un bambino drogato per la strada, un bambino senza casa, un bambino abbandonato, un bambino abusato, un bambino usato come schiavo per la società?» (Discorso pronunciato da papa Francesco nell’incontro con i giovani presso la Pontificia Università “Santo Tomas”, Manila 18 gennaio 2015).

 

GIUSEPPE BRIENZA

in Il Corriere del Sud, n. 6
anno XXV/16, p. 3

 

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