Contro l’aborto farmacologico in day hospital? Eccone i motivi


Perché essere contro l’aborto farmacologico in day hospital?

Ecco alcuni motivi:

1. la legge 194 prevede espressamente che l’intervento avvenga in regime di ricovero in struttura pubblica, per garantire la salute della donna. Si è fatta la legge 194 per non lasciare le donne a casa con le mammane, e ora -contrariamente a quanto stabilito dalla legge – le si lascia a casa da sole ad abortire in bagno? Questa è la civiltà di Speranza?

2. secondo la FDA americana (equivalente alla nostra AIFA) negli ultimi anni si sono avuti 22 casi di morte di donne per assunzione della ru486 oltre a migliaia di casi di gravi complicazioni, ma ovviamente la casa farmaceutica spinge per la liberalizzazione del prodotto minimizzando le controindicazioni. Non mi pare una buona idea mettere a rischio anche la salute della donna, dopo aver perso la vita del concepito. L’Italia è un paese complicato: per alcune sarà facile raggiungere un ospedale in caso di effetti avversi, mentre altre impiegheranno ore. Chi si assume la responsabilità se qualcosa va storto?

3. La “pillola che risolve il problema” sa tanto di banalizzazione, come se non ci fossero altre vite coinvolte. Il messaggio implicito che ne deriva è devastante specialmente per le giovani generazioni. Spostare sempre avanti la linea della responsabilizzazione mi pare deleterio. Una volta si diceva “pensaci prima” di avere un rapporto. Poi si è detto “pensaci durante”. Poi ancora si è detto “pensaci dopo”, coi c.d. “contraccettivi di emergenza”. Ora si dice “puoi pensarci anche dopo il concepimento” come se una pillola risolvesse tutto.
Mi pare siamo nel pieno della “cultura dello scarto” di cui parla papa Francesco, con una vita umana gettata nel bagno, come fosse un rifiuto.

4. I ministeri e le altre istituzioni dovrebbero impiegare tutte le loro energie e le loro risorse per sostenere la vita e la natalità, e non il loro contrario…

5. In molti casi dietro a tutto questo c’è un grande atto di egoismo maschilista, con uomini pronti a godere del corpo femminile e altrettanto lesti a defilarsi davanti alle loro responsabilità, lasciando le donne da sole, prima davanti alla porta del medico, e oggi chiuse in bagno con un farmaco che enumera tra i suoi effetti indesiderati “casi di shock tossico o settico gravi o fatali” “sanguinamenti abbondanti” e “rottura dell’utero”. Leggetelo, il foglietto illustrativo. È on-line.

Ma questa è civiltà e progresso, e qualcuno ci va pure in piazza a difenderlo.

 

Simone Pillon

 


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