La strada più facile non può essere scelta da certe istituzioni


Di Nicola Sajeva

La volontà di trovare la soluzione più facile non sempre soddisfa la nostra naturale ricerca di comportamenti destinati a migliorare il tessuto sociale. Tenterò di illuminare una serie di situazioni, riscontrabili nella realtà che ci circonda, che denotano la tendenza a cui accennavo all’inizio: la scelta della strada più facile per risolvere le varie situazioni che interpellano le nostre capacità decisionali.

Se la meta da raggiungere è l’acquisizione di comportamenti capaci di riflettere lo splendore di qualche valore, allora l’esperienza diventa maestra insostituibile per accompagnarci a scoprire i meccanismi pronti a dialogare con le propaggini più intime del nostro sentire, pronti a scoprire scelte dove il nostro egoismo, le nostre soluzioni di comodo vanno a frantumarsi contro i contrafforti costruiti pazientemente dalla capacità di rinuncia, dalla capacità di sacrificio, dalla scelta di ignorare ogni calcolo, ogni convenienza, ogni ricaduta utilitaristica.

Più l’obiettivo è nobile e più diventa difficile la strada per raggiungerlo. Questo è un teorema che non possiamo lasciare nel dimenticatoio se desideriamo affidare alla nostra esistenza un ruolo propositivo. Cerchiamo ora di dare corpo a queste modeste evoluzioni intellettuali per dare materiale di pronto utilizzo alla ragione.

Da queste premesse la conseguenza, che prepotentemente chiede un posto di privilegio nella vetrina del nostro discorso, risulta essere la conclusione che la strada più facile non può essere scelta da quelle istituzioni deputate alla sapiente costruzioni di una società dove non si continui a rimpiangere pedissequamente la scomparsa dei valori.

La famiglia, la scuola, la Chiesa, la politica: l’ordine enunciato, a scelta del lettore, può essere liberamente cambiato perché un sinergismo molto profondo lega queste importanti istituzioni che, in ultima analisi, risultano tutte necessarie ed insostituibili.

Già da qualche tempo, in molte diocesi, anche prima dell’emergenza Covid-19, al termine della messa di suffragio i familiari non possono ricevere, all’interno della chiesa, le condoglianze dei parenti e degli amici.

La motivazione del provvedimento va riscontrata nel comportamento non molto ortodosso dei partecipanti: quasi nulla la consapevolezza di trovarsi in un luogo dove, per i credenti, la presenza reale di Gesù suggerisce silenzio, rispetto, invito alla riflessione. Scelta così la strada più facile viene bruciata un’occasione per portare le persone alla comprensione del giusto comportamento e al rispetto dei sentimenti religiosi dei credenti.

Ogni momento di crescita, richiede pazienza, perseveranza, amorevolezza, calore, accoglienza, ricerca di strategie rispettose della personalità di tutti. Questa sarebbe stata la strada difficile, impegnativa che, a lungo termine avrebbe fatto registrare un salto di qualità, avrebbe determinato comportamenti tanto esemplari da rappresentare momenti educativi per le loro generazioni.

Uno sguardo alla famiglia: dire sempre sì ai figli è la strada più facile scelta dalla maggior parte dei genitori. Il televisore nella propria stanzetta, ricevere tutto e subito, non saper ricercare nel rimprovero la ricaduta formativa, dare “cose” per ovviare ad una carenza affettiva sono strade facili che oggi, purtroppo, risultano molto trafficate.

Nel campo scolastico le varie offerte formative stilate dai collegi degli insegnanti spesso si soffermano su progetti impregnati di spettacolarità, di gratificazione temporanea, di raccolta di facili applausi. Anche questa è una strada facile, lungo la quale inoltre è possibile raccogliere finanziamenti generosi destinati a promuovere occasioni di sperpero di denaro pubblico, altamente diseducativa per i piccoli che assorbono elementi negativi nella formazione integrale della loro personalità.

Nel campo politico molti atti amministrativi sono conseguenziali alla conta dei voti da sistemare nel carniere della facile scalata del potere o del suo mantenimento; nell’assistenza sanitaria lo spreco dei medicinali ha portato alla restrizione dell’elenco dei prescrivibili; una amministrazione allegra ha portato alla riduzione drastica della degenza. Si chiudono gli istituti destinati al ricovero nella cura dei malati di mente per il manifestarsi di gravi carenze assistenziali. Alla strada della vigilanza, della costruzione di uno stile di legalità, viene preferita la strada facile che segna tristemente la caduta della tensione al miglioramento.

Ho desiderato solo offrire qualche spunto di riflessione: l’intelligenza dei lettori saprà aggiungere i tanti quadri mancanti, la coscienza degli uomini di buona volontà saprà tirare le dovute conseguenze.

 


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