Nella scuola italiana i più danneggiati sono i poveri e i 285 mila allievi disabili


Di Suor Anna Monia Alfieri

Dobbiamo tornare a parlare di cose impensabili per le 12 mila scuole paritarie italiane. Che nonostante tutto tornano a offrire il loro sostegno al sistema scolastico italiano in ulteriore crisi, come ben sappiamo, da ormai oltre sette mesi…

Da “operatrice nel settore” testimonio di cittadini, onesti contribuenti che hanno responsabilità, impegni, ansie, che hanno dedicato ore della notte e del giorno a produrre soluzioni, proposte, ricerche da offrire al Governo o al MIUR ma, quello che si direbbe un piatto di portata pronto, ben cucinato, da servire subito… è stato scaraventato coscientemente a terra!

Cittadini che si sono resi artefici della più ampia maggioranza numerica e politica per salvare la scuola: e il Premier che fa? Ignora questo secondo piatto di portata e lo scaraventa per terra insieme al primo.

Il tutto in spregio dei cittadini che continuano in modo generoso a servire la Repubblica, forti del pensiero di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963): «non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese» e vanno avanti a proporre soluzioni.

Ora tutto si è compiuto ma non si può permettere che al danno si unisca la beffa di chi vuole far credere che il Covid e i contagi siano la causa. Niente affatto: tutto poteva essere risolto per tempo e oggi, come in Europa, avremmo la scuola aperta. E averla aperta avrebbe permesso di dare ai cittadini di domani gli strumenti per ripagare il debito Mes che oggi noi adulti giochiamo a spartirci come un avvoltoio sulla preda.

Occorre denunciare e invocare la soluzione che si impone da anni, altrimenti – come avevamo previsto in punta di diritto e di economia e di buon senso – sino a giugno 2021 sarà nel caos e non perché il Covid è una tragedia, ma per la pessima gestione al governo autoreferenziale, che deve lavorare con le opposizioni cessando di dirlo ma cominciando a farlo.

Pertanto, si chiarisce a che punto siamo e si impongono le soluzioni: che i cittadini non si facciano ingannare e almeno conservino la possibilità di morire in piedi.

Oggi è chiaro ai genitori e ai cittadini qual è lo scenario della scuola in Italia: “una scuola d’élite”. I più danneggiati sono i poveri e i 285 mila allievi disabili.

Dunque, se il Covid dimostra che una scuola paritaria da 5.500 euro riparte e una scuola statale che costa 8.500 euro no, corre l’obbligo di rivendicare per genitori e figli la garanzia di un diritto fondamentale quale è il “diritto all’istruzione”.

1. La soluzione resta la medesima: innescare un processo virtuoso di collaborazione fra le 40 mila scuole statali e le 12 mila paritarie per consentire a 8 milioni di studenti di rientrare in classe in sicurezza (nessuno escluso). Europa docet … basta copiare. Ecco perché l’Europa uscirà dal covid, mentre gli italiani, schiavi del sussidio, privi di cultura, resteranno al palo. In un solo colpo si risolvono i problemi scarsità di strutture, aule e organico come il sovraffollamento dei mezzi di trasporto. La scuola è il luogo più sicuro ma il sovraffollamento dei mezzi di trasporto ha fatto contagiare i ragazzi.

2. Sarebbe stato più responsabile siglare accordi fra i mezzi pubblici e privati (per altro fermi causa blocco turismo) e avremmo fatto viaggiare in sicurezza con il giusto distanziamento. Si evitavano i contagi, si facevano lavorare quei poveri disgraziati dei mezzi privati fermi, si spendevano meglio i danari mettendo in classe i cittadini più giovani, che si sarebbero salvati dall’ignoranza, e i genitori tornavano al lavoro sereni. Se gira l’economia riparte il paese. Invece si è fatto finta di niente, sono stati ammassati sui mezzi pubblici gli studenti, il contagio si è diffuso e abbiamo cosi avuto la scusa per chiudere la scuola, superando il rischio di avere cittadini pensanti (arma di distruzione di massa dell’ideologia).

Se davvero vogliamo dare un futuro alla nazione dobbiamo rassegnarci – che viste queste premesse – neanche una volta trovato il vaccino la scuola italiana ripartirà per tutti. Fra un anno avremo dimenticato le cause e ci saremo abituati che la scuola non è per tutti e che il diritto all’istruzione è un privilegio. Allora il monopolio educativo che lungo questi 20 anni i governi italiani per imprudenza, superficialità, scarsa attenzione al rischio hanno favorito sarà purtroppo una amara realtà. Il passo successivo obbligato sarà il regime: alcuni ricchi e potenti decideranno per tutti.

Quindi in questi giorni l’unica cosa che si può fare sarebbe che:

1. Il presidente Mattarella inviti caldamente il presidente Conte a riunire i protagonisti governativo-parlamentari per una task force sulla scuola.

2. In questa sede si avvii una collaborazione reale fra scuole statali e paritarie e, con la quota capitaria di 5.500 euro come dimostrato in svariati studi cui si rimanda, si garantisca il diritto di apprendere per tutti gli studenti. A questo meccanismo è legato un nuovo finanziamento del sistema scolastico italiano e il censimento dei docenti per incontrare la domanda e l’offerta. Dobbiamo guardare agli annunciati finanziamenti europei come all’ultima “opportunità”. L’investimento attraverso Sure, Bei e Mes di quasi 100 miliardi di risorse, cui si aggiungerà la “dote” di 172 miliardi del futuro Recovery Fund, potrà diventare autenticamente strategico per completare il processo “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”.

3. Avviare accordi con i mezzi di trasporto pubblici e privati per far viaggiare i ragazzi in sicurezza.

In alternativa lo scenario dal 2021 sarà esattamente quello del 2020: la scuola ripartirà solo per alcuni privilegiati che avranno in mano le sorti della nazione. Quindi il diritto all’istruzione sarà inteso come un lusso, una cosa da ricchi, come lo è stato per secoli: il figlio del ricco a scuola, presso collegi prestigiosi, il figlio del povero nei campi – o nelle fabbriche, ma senza cultura neppure lì o nei campi…. Il tutto senza una ragione di diritto e di economia: pura “idiozia culturale”.


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